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Economia
Tim, le voci sull'opa si raffreddano. Cda straordinario il 26 ottobre
Pietro Labriola, ceo di Tim

Tim, le voci di opa si allontanano: ecco perché il cda del 26 ottobre sarà decisivo

Che cosa succede intorno a Tim? Due giorni di rally in Borsa e poi di nuovo calma piatta. Un andamento incostante che è però la summa di un 2022 complicatissimo per l’ex-Sip. Da quando Pietro Labriola è arrivato al timone dell’azienda, infatti, sono diversi i dossieri che gli sono stati sottoposti e su cui sta cercando di trovare la proverbiale quadra. Ma negli ultimi giorni si è sparsa la voce che diversi fondi, ora che la capitalizzazione di mercato è scesa sotto quota 4 miliardi, sarebbero interessati a un’opa o comunque a operazioni di acquisto di parti dell’azienda.

Il momento, in effetti, è propizio dal punto di vista finanziario. Ma sembra molto complicato per quanto riguarda l’aspetto politico. Non è un mistero che Fratelli d’Italia, attraverso il Progetto Minerva, abbia già chiarito che cosa vorrebbe: una rete pubblica non verticalmente integrata, rilevata da Cdp. Ma a che prezzo? Assolutamente non i 31 miliardi richiesti da Vivendi (di cui avevamo dato conto qui). I 15 miliardi, di cui si era parlato due settimane fa, proposti da Cdp – cifra che Affaritaliani.it ha potuto verificare – sembrano più in linea con le ambizioni e le dimensioni del mercato.

Ma Tim non sembra convinta. Tanto che secondo molti il punto di caduta potrebbe essere una cifra tra i 20 e i 25 miliardi, equidistante dalle richieste di Vivendi e dalle offerte di Cdp. Dunque, il fondo più accreditato per una potenziale offerta su Tim e sugli asset dell’azienda è al momento Cvc. Già a marzo il fondo aveva presentato un’offerta per il 49% della parte enterprise di Tim valutandola nel complesso 7 miliardi. Offerta rispedita al mittente. 

Come Affaritaliani.it aveva anticipato, Tim medita addirittura di lanciare un beauty contest per vendere parti della NetCo (la società che raggruppa i servizi di rete) che viene valutata intorno ai 20 miliardi dagli analisti. E a questa gara potrebbero partecipare i diversi fondi interessati, da Cvc a Kkr a qualcun altro che potrebbe valutare interessanti gli asset di Tim. Come riporta Il Sole 24 Ore, al momento sul tavolo del cda ci sono due possibili proposte. La prima riguarda la vendita della rete con il rinnovo del MoU che permette di trattare in esclusiva con Cdp e Open Fiber. L’altra possibilità riguarda invece la decisione di non procrastinare l’esclusiva e di rimettere l’asset sul mercato. 

Che cosa può succedere? Verosimilmente in questa settimana nulla. Sempre Il Sole riporta che dovrebbe esserci un cda straordinario il prossimo 26 ottobre proprio per decidere il da farsi. In questo momento, con un’offerta di Cdp sul tavolo, potrebbe essere poco prudente. Ma che cosa succederebbe se dovesse saltare, per diversi motivi, il piano-Labriola? La possibilità che Cassa Depositi e Prestiti possa lanciare un’opa, al di là del prezzo, è reso complesso da temi regolatori (c’è di mezzo l’Ue) e di governance (Cdp è azionista al 9,9% di Tim e al 60% di Open Fiber). E se l’Europa dovesse inarcare qualche sopracciglio di troppo, ogni investitore privato potrebbe entrare in gioco, questa volta da protagonista.

Rimarrebbe comunque sempre il valore di Tim, sia essa presa nella sua interezza o a pezzi, come vorrebbe il Piano Minerva. Il quale prevede la divisione dell’ex-Sip e la vendita di determinati asset, su tutti il Brasile, per ripianare il debito. Kkr offrì 11 miliardi per tutta Tim, valorizzando 0,505 euro per azione. Ma tutti gli azionisti, a partire da Vivendi, rifiutarono. I francesi, d’altronde, hanno un valore di carico di 0,6 dopo aver già svalutato e non possono accettare ulteriori diminuzioni di valore. Oggi le azioni viaggiano intorno ai 19 centesimi: chi si metterebbe a garantire un premio di opa di quasi quattro volte? 
 

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