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Economia
Tim, zero ingegneri tlc nel Cda. La stanza dei bottoni ai raggi X

È successo di tutto nelle ultime 36 ore intorno a Tim, al suo consiglio di amministrazione e al suo titolo in Borsa. Ci sono notizie buone e altre che meritano un approfondimento maggiore. E c’è anche molta curiosità per le mosse che dovranno essere compiute nei prossimi mesi. Con ordine: nella serata di martedì 23 vengono annunciati i nomi dei dieci consiglieri di maggioranza presentati dal cda uscente. Da statuto, infatti, è il precedente consiglio di amministrazione che deve esprimere la maggioranza del nuovo organo.

La conferma di Salvatore Rossi (presidente) e di Luigi Gubitosi (amministratore delegato) era scontata, così come quella dei “francesi” Arnaud de Puyfontaine e del direttore generale di Canal Plus Franck Cadoret. Gli altri due nomi che sono stati ribaditi sono quelli di Marella Moretti, già Cfo della filiale francese di Fca e quello di Paola Bonomo, che è stata la direttrice marketing di Facebook nel Sud Europa. 

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Qualcosa da dire su queste persone in effetti ci sarebbe. Non certo per il valore, al contrario. Paola Bonomo (e lo stesso Gubitosi) figurano come espressione del fondo Elliott che ha progressivamente ridotto la sua presenza all’interno di Tim tanto da essere sceso sotto la soglia del 5% e avere diritti di voto intorno allo 0,1% del capitale complessivo. Evidentemente il lavoro svolto dall’amministratore delegato, come si vedrà analizzando i conti, è stato ritenuto talmente buono da superare qualsiasi mera logica “di lista”. E la stessa Bonomo, nel ruolo di consigliere, ha convinto dell’importanza del suo operato.

"I 10 consiglieri proposti – racconta ad Affaritaliani.it Franco Lombardi, presidente della Asati, l’associazione dei piccoli azionisti di Tim - hanno molti rappresentanti di Vivendi, prevedono una persona Cdp e rispettano le quote rosa. Credo che la presenza di Giovanni Gorno Tempini sia importante, poiché consente a Cdp, che è il secondo azionista di Tim, di avere un rappresentante nel Consiglio". Proprio sul nome di Gorno Tempini ci eravamo già spesi nei giorni scorsi, paventando un possibile “rischio” astensione che anche Lombardi in qualche modo considera plausibile: "Credo – ci dice - che il conflitto di interessi ci sia, Gorno Tempini dovrà uscire dal cda ogni volta che si parlerà della Società unica della rete (AccessCo) e quando si definiranno le strategie e il piano industriale per le reti d’accesso di Tim". Le new entry sono, oltre a Gorno Tempini, l’amministratore delegato di Renault Luca De Meo, Cristiana Falcone, attiva nel terzo settore, e la numero uno di Rotschild Wealth Management Ilaria Romagnoli

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Prima di tornare sul nuovo consiglio di amministrazione che dovrà essere definito nelle prossime settimane anche alla luce delle liste di minoranza, rimane da notare come il bilancio di Tim, seppur in difficoltà, sia stato decisamente migliore rispetto alle attese. Questo è emerso dalla conference call del 24 febbraio con gli analisti. È vero che la variazione organica dei ricavi è in calo di oltre il 6%, ma l’indebitamento – autentico tallone d’Achille dell’azienda – è in miglioramento per 3,3 miliardi e l’utile (anche grazie a operazioni non ricorrenti e al differimento delle imposte) è balzato a 7,22 miliardi.

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"I risultati del 2020 di Tim – prosegue Lombardi - sono superiori al consensus, anche se sono in contrazione rispetto al 2019. Hanno però evidenziato importanti trend di miglioramento, soprattutto negli ultimi mesi del 2020. Il lavoro da fare è ancora molto, ma la strada iniziata sembra proprio essere corretta". Tant’è che nella giornata di ieri il titolo ha vissuto un autentico rally, con un incremento del 9%. Certo, la strada per tornare sopra quota un euro per azione (ora siamo intorno a 0,41) è ancora lunghissima, ma un primo passo è stato compiuto.

Per quanto riguarda le strategie, c’è ancora molto da definire. Prima di tutto la fusione tra Fibercop e Open Fiber, che dovrebbe completarsi entro il 31 marzo e che dovrebbe dare il via definitivo al progetto di rete unica AccessCo. "Se si supereranno le criticità Antitrust e regolatorie, - chiosa il presidente di Asati - credo che sarà certamente possibile realizzare una rete d’accesso unica. Credo però che il perimetro di AccessCo non sia ancora definito e quindi la fusione potrebbe essere relativa anche a altre parti della rete Tim oltre a FiberCop". 

(Segue...)

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