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Economia
Usa, l’economia americana si raffredda mentre la politica si scalda
Joe Biden - Donald Trump (Lapresse)

Usa, la politica si riscalda e l'economia si raffredda

Mentre la politica americana si comincia a scaldare in coincidenza con il primo dei due dibattiti tra Biden e Trump, l’economia, al contrario, si sta raffreddando. Secondo i dati del Bureau of Economic Analysis il Pil americano è cresciuto, nel primo trimestre del 2024, solo ad un tasso trimestrale annualizzato dell’1,4%. Gli alti tassi di interesse voluti e mantenuti dalla Fed hanno sferzato la prima economia mondiale. Sebbene il dato sia solo un decimo in più rispetto alla stima precedente, rappresenta un deciso arresto rispetto ai trimestri precedenti e la crescita più modesta rispetto alla contrazione del PIL nel secondo trimestre del 2022. Nel terzo trimestre del 2023, l’economia era cresciuta a un ritmo trimestrale annualizzato al 4,9% e nel quarto al 3,4%. E’ chiaro che, pur essendo stata molto resiliente, l’economia a stelle e strisce sta rallentando anche se i livelli occupazionali sono ancora alti e la disoccupazione praticamente inesistente.

Usa, gli americani cominciano a spendere meno

Gli americani continuano a consumare, ma un po' meno, e soprattutto sembrano non essere  d’accordo sulla forte crescita dei prezzi durante questa presidenza, contraddistinta anche dallo stress delle decisioni ucraine. I consumi hanno continuato a dare energia all’economia. Ma adesso gli americani, fino ad ora solidi economicamente, grazie ai sussidi della pandemia e alla crescita dei posti di lavoro, hanno mantenuto forte il sistema economico. La forza dei consumi è stata, fino ad ora, il principale motore dell’economia statunitense. La sua resistenza ha sfidato le aspettative e si è basata sia sulla forte creazione di posti di lavoro sia sui risparmi legati agli aiuti pubblici, un tesoretto che la Fed ha stimato in oltre 2000 miliardi. Oggi però il mercato del lavoro sta rallentando, gli americani fanno correre meno le carte di credito e le insolvenze aumentano. Tutti segnali che la macchina statunitense è in frenata. Rispetto al quarto trimestre, il rallentamento del PIL reale riflette principalmente la minore crescita della spesa per consumi, dell’export e della spesa pubblica statale , nonché un rallentamento della spesa del governo federale. A controbilanciare questi dati vi è stata un’accelerazione degli investimenti fissi residenziali. L’ import ha accelerato, e il Pil ne ha sofferto. Proprio per queste contraddizioni economiche e soprattutto perchè l’inflazione non è ancora al 2% la Federal Reserve continua a mantenere i tassi di interesse al 5,25%-5,5%, il più alto degli ultimi 23 anni. La tabella di tagli prevista prevede un solo taglio dei tassi prima della fine dell’anno, a meno che i prezzi diminuiscano e l’inflazione scenda.  Chiaro è che la partita dei tassi alti ancora non è finita e solo se i prezzi si raffredderanno la tendenza potrebbe cambiare.






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