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Spettacoli
Dal green a Majorino, dall'Inter al trio: la nuova vita di Giovanni Storti
Giovanni Storti e Pierfrancesco Majorino

"La politica non fa tanto per me, ma non sono un indifferente, quindi sostengo l'unico che può cambiare le cose"

Da trent’anni ci fa ridere insieme ad Aldo Baglio e Giacomo Poretti. Sono innumerevoli i trionfi del trio Aldo, Giovanni & Giacomo: da “Su la testa” a “Mai dire gol”, dal film d’esordio “Tre uomini e una gamba” all’ultimo “Il grande giorno”, passando per successi clamorosi anche in tv e in teatro. Però Giovanni Storti, che compirà 66 anni il 20 febbraio, ha anche un lato meno conosciuto, che spazia dall’impegno sociale a quello per l’ambiente. E di quest’ultimo aspetto ha iniziato a parlare con sempre più frequenti video sui social, nei quali cerca di “coltivare” nel pubblico la passione per la natura.

Giovanni, come è nata questa sua avventura di “influencer green”?

“Durante il Covid. Ero in campagna con mia moglie e, nel momento del lockdown, tutti sono scappati. Noi, invece, siamo rimasti lì e ci siamo goduti la natura in maniera inedita, senza nessuno intorno. Era una passione che coltivavo da anni, anche attraverso incontri con scienziati e neurobiologi, ma in quel periodo mi è venuta voglia di fare un passo in più, condividendo il mio amore per la natura attraverso i social”.

 

 


E’ per la sua passione ambientale che ha deciso di sostenere Majorino alle regionali in Lombardia, facendo anche un video di invito al voto per il candidato del centrosinistra?

“Sì, anche per questo. Dei candidati in campo, mi pare davvero l’unico che si batta per il tema. Io non sono mai particolarmente appassionato di politica, pur seguendola, ma conoscevo già Majorino per le due battaglie per migranti e periferie, fin dai tempi della Giunta Pisapia: è una persona che lavora sul campo e non ‘distaccata’ come in genere sono i politici. Lo considero la persona più adatta per promuovere un cambiamento, anche sull’ambiente”

Ma se Majorino vincesse e le offrisse un ruolo, magari sull’ambiente, lo accetterebbe?

“Onestamente? L’idea mi fa un po’ paura. Come dico nel video cercherò di pungolarlo, di ‘tirargli la giacchetta’ perché vengano fatte certe cose, ma non credo che la politica faccia per me. Vedo che ogni decisione provoca attriti e poi, per carattere, soffro un po’ le lunghe riunioni che sono tipiche della politica, a quanto vedo da fuori. C’è una frase di un saggio, che ho preso come motto: ‘Smettila di parlare e scava la buca per piantare quest’albero’. Non sono certo indifferente a quello che mi succede intorno, infatti ho deciso di sostenerlo prendendo una posizione pubblica. Però ognuno è portato per certe cose e per me anche far parte di una squadra è difficile: il trio con Aldo e Giacomo è una cosa diversa. Diciamo che alla politica preferisco la natura, che è la mia vera passione, e alla mia età voglio dedicarmi alle cose belle”

 

 

E’ nota anche la sua passione per l’Inter: come sta vivendo la situazione di Srkiniar: è un “tradimento” o sono cose normali nel calcio moderno?

“Beh, quando va via un giocatore importante, che era anche diventato il capitano della squadra, un po’ cadono le braccia e ti viene da chiederti dove si voglia andare a finire. Poi però si va avanti con quello che c’è, noi tifosi siamo così e il calcio sta cambiando”

Eh, ovviamente non sono più i tempi di bandiere come Jair, che sappiamo essere il suo idolo….

“Certo che sì! Io ero bambino e lo adoravo e cercavo di imitarlo, anche se giocavo all’ala sinistra (e lui a destra). Mi facevo addirittura chiamare ‘il Jair bianco’, affascinato dalla sua velocità e dalla sua capacità di crossare”

E lo citava in “Tre uomini e una gamba”, nell’indimenticabile scena-parodia di “Marrakech Express”: ma a chi venne in mente quell’idea folgorante?

“Non si può dire con precisione: il nostro lavoro è sempre nato dal confronto comune, anche dalle chiaccherate informali. A volte le cose più belle nascono proprio dal caso, dal divertimento dello stare insieme”

Siete ancora insieme dopo tanti anni e da poco è uscito “Il grande giorno”, che alcuni interpretano come una “chiusura del cerchio” rispetto ai temi di “Tre uomini e una gamba”: adesso non siete voi a sposarvi e a fuggire…

“Beh, ormai abbiamo una certa età (ride) e quindi è normale che cambino i temi: le illusioni che si sgonfiano, i figli che crescono, i cambiamenti che ti portano da altre parti… E’ interessante la lettura sull’evoluzione rispetto al primo film, ma non è una cosa alla quale abbiamo pensato, mentre lo realizzavamo”

Ci sono dei nuovi progetti in cantiere come trio? Oppure state coltivando idee personali?

“Ognuno di noi ha i suoi progetti. Giacomo gestisce il teatro Oscar e sta portando in scena i suoi spettacoli, quindi è molto preso su questo fronte. Aldo sta iniziando a lavorare su un altro suo film e io, oltre a cercare di portare la gente ad innamorarsi della natura, ho delle proposte per partecipare ad altri film. Noi spesso alterniamo il lavoro insieme a quello singolo: al momento, essendo appena usciti con ‘Il grande giorno’, non abbiamo un progetto da sviluppare insieme, ma un po’ di pausa è necessaria, per poi ripartire”



 

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