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Esteri
Auto elettriche, il futuro è in Asia. La Cina controlla batterie e minerali

Auto elettriche, una sfida fondamentale: non solo economica ma anche geopolitica

La bandiera a scacchi è stata agitata da tempo. Ma non tutti i contendenti se ne sono accorti. Alcuni sono scattati immediatamente, altri dopo qualche secondo. Altri sono incece ancora del tutto fermi. In palio c'è la leadership sulle auto elettriche, uno dei capitoli fondamentali per il futuro della competizione economica e tecnologica globale. Mentre il mondo spinge per un'accelerazione sulla transizione energetica che passa anche attraverso un progressivo abbandono dei motori a combustione, c'è chi rischia di rimanere indietro e chi invece indietro lo è già da tempo.

Tesla produce più auto in Cina che negli Usa

C'è ancora chi accomuna l'auto elettrica a un prodotto prettamente statunitense, pensando magari a Tesla. Ma dietro la compagnia californiana di Elon Musk c'è la manifattura asiatica, per l'esattezza cinese. Tesla ha investito sempre di più in Cina, diventando col tempo uno dei colossi a stelle e strisce a essere più benvenuto dal gigante asiatico. Oggi la compagnia produce più macchine a Shanghai di quante non ne produca in California. C'è un motivo molto chiaro. La Cina domina il mercato dei materiali utili alla produzione di auto elettriche, quantomeno sotto il profilo dei minerali e delle materie prime utilizzati per la costruzione delle batterie necessarie a far funzionare le auto elettriche.

Il dominio della Cina su batterie e cobalto

Le aziende stanno cercando di assicurarsi una migliore posizione nella catena di approvvigionamento delle batterie, dall'estrazione e lavorazione dei minerali. Lo stanno facendo in realtà non solo le aziende, ma anche i governi, che considerano fondamentale lo sviluppo del settore. E, come anche in altri settori, l'Asia è in vantaggio. Per l'esattezza la Cina, che è oggi il più grande mercato del mondo per i veicoli elettrici con vendite totali di 1,3 milioni di veicoli l'anno scorso, più del 40% delle vendite in tutto il mondo. Il produttore cinese di batterie CATL controlla circa il 30% del mercato mondiale delle batterie EV. E i fornitori specializzati in cobalto, Darton Commodities, stimano che le raffinerie cinesi hanno fornito l'85% del cobalto pronto per le batterie nel 2020.

Il cobalto è un materiale fondamentale allo sviluppo delle batterie in litio, a loro volta fondamentali per lo sviluppo delle auto elettriche. La leadership nel mercato delle auto elettriche e in quello delle auto a guida autonoma significa semplicemente essere leader nel settore automotive del futuro. Bene. La Repubblica Democratica del Congo ha il 54% delle risorse globali di cobalto. E la Cina ha le porte spalancate in quel paese. Basti guardare ai dati: nel 2019 la Cina ne ha importato per 1,2 miliardi di dollari. Alle sue spalle l'India con 3,2 milioni. Si può immaginare l'incredibile ritardo di qualunque altro paese, con il 70% delle risorse minerarie della Repubblica Democratica del Congo operate da entità cinesi.

Cresce anche tutto il Sud-Est asiatico

Come accaduto in altri comparti, anche in quello delle auto elettriche i paesi del Sud-Est asiatico stanno raccogliendo i frutti di qualche effetto distorsivo della guerra commerciale tra Usa e Cina. Diversi paesi dell'area stanno dunque puntando a diventare nuovi hub della produzione di auto elettriche, su tutti la Thailandia. E intanto sempre la Cina sta alimentando la capacità dei paesi asiatici di riciclare le batterie dei veicoli elettrici (EV) in pensione. Secondo un rapporto pubblicato da Fitch Solutions, la regione ha una capacità annuale di elaborare 43,5 gigawattora di batterie EV esaurite sulla base degli impianti esistenti e di quelli in cantiere. Questo rispetto a 40,9 GWh in Europa e 26,3 GWh negli Stati Uniti.

Altrove non si sta certo a guardare. Entro la fine del decennio, scrive il The Guardian, il continente dovrebbe avere 28 fabbriche che producono celle agli ioni di litio, con una capacità di produzione destinata ad aumentare del 1440% dai livelli del 2020, secondo Darton Commodities. Questa crescita è guidata da aziende come Britishvolt nel Northumberland e la svedese Northvolt, così come dalle stesse aziende asiatiche che stanno espandendo la produzione in Europa. 

Ma c'è un altro motivo alla radice della leadership sinoasiatica. Soprattutto in Cina, l'assenza di attività di colossi automobilistici autoctoni tradizionali rende più deboli o inesistenti le resistenze del settore ad abbandonare la produzione di motori a combustione e accelerare la transizione verso quelli elettrici. Non è così in occidente, a partire dall'Italia. Queste grandi aziende sottolineano infatti le criticità legate a ricadute occupazionali ed economiche della possibile accelerazione della transizione. Durante la Reuters Next Conference, l'amministratore delegato di Stellantis Carlos Tavares ha per esempio segnalato che si rischia di bruciare 60 mila posti di lavoro in Italia e mezzo milione in Europa da qui al 2035 con una possibile perdita di oltre un terzo di posti di lavoro nella componentistica. 

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