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Esteri
Coronavirus, immunità di gregge? Forse confermata da Oxford
(fonte Lapresse)

Uno studio da confermare dell’Università di Oxford, va in soccorso dell’immunità di gregge. Il 50% dei britannici potrebbe aver già contratto il coronavirus

È una reale ipotesi in campo e non una stravagante idea da bar, quella dell’immunità di gregge da Covid-19 invocata inizialmente da Boris Johnson nelle scorse settimane, quando il coronavirus è stato dichiarato pandemia dall’OMS. Il Premier britannico, prima riottoso alle misure di contenimento, sotto pressione di una sostanziosa parte della comunità scientifica, mediatica e diplomatica, ha dovuto adottare misure “a rubinetto” di chiusura, facendo retromarcia.

In un’intervista a IlGiornale.it del 17 marzo Giulio Tarro, premiato in America come “miglior virologo dell’anno” nel 2018, aveva difeso il concetto di immunità di gregge:

“Ovviamente nel caso del Covid-19 non stiamo parlando di vaccinazione, credo che però il primo ministro inglese non avrebbe mai preso una decisione così se non avesse consultato chi di dovere. Sono certo che alle spalle potrebbe esserci l’Università di Cambridge o quella di Londra, o gente molto valida sul campo che pensa, viste le caratteristiche del Coronavirus, che proteggendo le persone che potrebbero risentirne di più come gli anziani o quelli affetti da altre malattie, di far circolare liberamente il virus, non usando quindi le misure che stiamo attuando noi come il rigore e l’isolamento, per cercare di debellare quella che tutto sommato è una malattia che al 96% si risolve senza mortalità. Quindi in base a questo noi avremmo un’immunità di tutta la popolazione”.

Ed in effetti oggi prendiamo notizia di uno studio dell’Università di Oxford guidato dalla professoressa Sunetra Gupta, riportato dal Financial Times, che se confermato dimostrerebbe come soltanto uno su mille che contrae il Covid-19 sviluppa sintomi tali da richiedere il ricovero ospedaliero.

Dobbiamo iniziare immediatamente una ricerca sierologica su vasta scala, test anticorpali, per stabilire in quale stadio dell'epidemia ci troviamo ora”, ha precisato la prof.ssa, non condannando comunque le misure precauzionali e di distanziamento sociale.

Sempre secondo lo studio dell’Oxford Evolution Ecology of Infectious Disease, l’infezione circola nel Regno Unito da metà gennaio, ed ha girato in silenzio fino ad oggi, con contagiati e guariti (senza far rumore) nel 50% della popolazione UK, ovvero raggiungendo 30 milioni di cittadini. Se tutto ciò fosse confermato il lockdown inglese, iniziato in ritardo, potrebbe essere anche il primo a cessare i suoi effetti.

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