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Esteri
Donald Trump il superpazzo

Donald Trump si è procurato sul prossimo un enorme vantaggio: ha instillato il dubbio che sia emotivo, impulsivo, irrazionale, imprevedibile, insomma uno squilibrato irresponsabile. E perché una simile fama sarebbe un vantaggio? Chi mai si vanterebbe di essere uno squilibrato irresponsabile?
Non certo uno di noi, che siamo persone senza importanza. Fra l’altro, se ci dimostrassimo degli irresponsabili, non soltanto ci faremmo una pessima fama, ma saremmo puniti e forse ci metterebbero in prigione. Quando invece lo squilibrato irresponsabile è un capo di Stato, tutto cambia. Per cominciare, non c’è modo di mandargli i Carabinieri e la domanda diviene: quanto è forte il suo Paese, quante possibilità ha quel demente di fare ciò di cui parla, e quali difese potremmo approntare, nel caso?

Il dubbio ha un tale peso che, pro bono pacis, si è disposti a enormi concessioni. Hitler vuole i Sudeti? Ebbene, se si accontenta dei Sudeti, concediamoglieli, chi se ne frega della Cecoslovacchia. E fu lo “Spirito di Monaco”. Poi Hitler prese Danzica, e in Francia si chiesero: “Mourir pour Dantzig?” Purtroppo le concessioni incoraggiano il malintenzionato ad osare sempre di più e finì come finì. Se la Francia avesse invaso la Ruhr quando – violando il Trattato di Versailles – la Germania aveva cominciato a riarmarsi, forse si sarebbe evitata la Seconda Guerra Mondiale. Ma – come direbbero a Napoli – a Parigi “parve brutto”.

Forse, con la Corea del Nord, Trump sta reagendo nella maniera giusta. Questa piccola, poverissima e disgraziata nazione ha fatto dell’impressione che dà - quella di essere guidata da una gang di pazzi pericolosi - una politica pluridecennale. E ne ha ricavato molti vantaggi. Solo che ora le sue minacce sono sostenute da bombe atomiche (anche se non sappiamo in che misura operative) e il gioco non è più divertente. Sicché Trump reagisce secondo il principio: “A  brigante brigante e mezzo”. Pyong Yang minaccia di inviare missili atomici a bombardare il Giappone o gli Stati Uniti? Trump intima alla Cina di stringere il guinzaglio della sua protetta, diversamente: “We will”, lo faremo noi.

Ne conseguirebbe un disastro, uno scontro con la Cina, la Terza Guerra Mondiale? E con ciò? Non è forse ciò che minaccia Kim Jong-un? Come lo minaccia quell’imbecille impotente non può minacciarlo Trump, che non è né imbecille né impotente? A brigante brigante e mezzo. Tutti temono la Corea del Nord? Che temano anche gli Stati Uniti. Mi attaccano fingendo di essere folli? Mi difenderò fingendo di essere più folle di loro. E al limite comportandomi effettivamente da folle.
Naturalmente qualcuno si affretterà a dire che tutto questo è da incoscienti e ci ricorderà che, come diceva un vecchio proverbio siciliano, chi ha più sale (sal sapientiae) condisca la minestra. Ma c’è il rischio che con quel sale la minestra poi avveleni tutti. Se è vero che la politica di Trump (sempre che faccia sul serio) è pericolosa, è anche vero che tutti i Presidenti che si sono succeduti a Washington, dalla guerra di Corea del 1950 in poi, non hanno saputo che pesci prendere. E mentre prima il rischio era quello di qualche cannonata al confine, ora come si può dormire tranquilli, con una megalopoli a una quarantina di chilometri dalla frontiera, da cui a momenti con un calcio si potrebbe spedire una bomba atomica a fare milioni di morti?

Qualcuno dice: Kim non lo farebbe mai. Magari! Ma basta chiedergli: “Ne siete sicuri?” “E perché ne siete sicuri, che cosa ve lo dimostra? E se invece quello fosse abbastanza pazzo e sanguinario per farlo sul serio, come chiedereste scusa ai pochi sopravissuti?”
Se la Cina reputerà Trump abbastanza pazzo da attuare quel “We will”, e si attiverà per ricondurre alla ragione Kim, il mondo tirerà un sospiro di sollievo. Se invece l’America si sentisse costretta a distruggere personalmente i siti atomici nordcoreani (annientando qualunque ostacolo, materiale od umano) il pericolo di un’escalation sarebbe terribile. Ma Trump potrebbe dire: “Non è meglio che l’iniziativa ce l’abbia io, alle mie condizioni, piuttosto che aspettare a rispondere ad un colpo del nemico, magari dopo aver subito ingenti danni? Di Pearl Harbour ce n’è bastata una”.

I buonisti tuttavia sono irriducibili. “Che diritto avrebbe l’America d’impedire alla Corea di avere armi nucleari? La sua azione sarebbe contraria al diritto internazionale”. La risposta tecnica, in americano, è “bullshit”. Più o meno “stronzate”. Il diritto internazionale è una fantasia dei giuristi della domenica. Fra gli Stati ciò che conta è soltanto la forza. L’America ha la forza di attuare una simile spedizione, e questo le dà il diritto di attuarla. Senza dire che gli stessi buonisti hanno applaudito il demenziale e ingiustificato intervento straniero in Libia.
Tutti lasciano in pace il Pakistan, o Israele, perché con l’atomica non minacciano nessuno. Invece la Corea del Nord minaccia tutti continuamente. Se beccherà una bella legnata, Kim imparerà, come l’ha imparato l’Argentina con le Falkland, che non sempre è igienico tirare la coda del leone. Forse non ha visto abbastanza film western. Se qualcuno mi dice: “Ora t’ammazzo”, con ciò stesso mi autorizza ad ammazzarlo per primo, se sono più veloce nell’estrarre la pistola.
Trump sta giocando ai dadi con la pace del mondo. Ma se rifiutasse il gioco, potrebbe subire perdite ancora maggiori.

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