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Esteri
Gb, gli europeisti affilano le armi. Parte la campagna contro il Brexit

Di Emy Muzzi

Oggi è la giornata della ‘stangata’ ufficiale all’euroscetticismo inglese. Lord Rose, il magnate inglese  che fino al 2010 era a capo del colosso Marks&Spencer, ha lanciato la campagna “Britain stronger in Europe”, a favore della membership europea: “Restare nell’Unione potrebbe rappresentare un percorso patriottico per la Gran Bretagna. Sono convinto che siamo più forti nella Ue, più deboli e meno sicuri fuori”, ha detto oggi all’evento organizzato per il lanciato a Londra.

Rose ha sfoderato la spada contro il Brexit e ribaltato quegli slogan nazionalisti a sostegno del referendum (in programma per il 2017) che hanno contribuito in misura determinante alla vittoria dei Conservatori alle elezoini del maggio scorso. Ma, a dispetto del profilo apparentemente patriottico del discorso che tanto è piaciuto ai media inglesi, le parole del prestigioso industriale si radicano nel pragmatismo: “Non è una questione di patriottismo, ma di pragmatismo”, ha precisato nell'intervento per la presentazione della  campagna di cui è chairman. L’appello a non abbandonare Bruxelles coincide con la posizione della CBI, la confindustria britannica, dichiaratamente a favore della membership e contro un’uscita che penalizzarebbe il mercato. Sotto sotto anche Cameron è favorevole a restare nell’Unione, ma il dato di fatto è che finché la trattativa Cameron-Merkel per il cambiamento dei termini della membership non porta a risultati concreti, il premier Tory non può dichiararsi a favore (sarebbe un tradimento dell’ingenuo elettorato anti Ue e anti immigrati che lo ha confermato alla guida del paese).

Se da una parte il referendum certamente avrà luogo, l’esito è ancora del tutto inimmaginabile: l’elettorato, riporta il The Guardian, sembra per il momento diviso equamente in tre terzi: a favore, contro ed incerti; il voto di questi ultimi sarà pertanto determinante. L’aspetto della leadership e delle figure guida rispettivamente per il sì e per il no al Brexit sono rilevanti: la campagna lanciata oggi dal Lord Rose ha un significato che va oltre la casta degli industriali, sebbene ne serva gli interessi. Rose è una voce autorevole sia per gli industriali che per la gente comune in quanto M&S è il retailer più diffuso e presente in Gran Bretagna e serve consumatori della low, middle – upper class: un po’ tutti, esclusi i veri ricchi. Il brand è sicuramente un simbolo rassicurante in cui gli inglesi ritrovano un ‘luogo’ di accesso a beni di consumo che non ne ‘etichettano’ l’appartenenza sociale. Il fattoche gli industriali abbiano mandato avanti il volto (ed il smibolo) conciliante di Lord Rose è sicuramete un passo vincente verso il no al Brexit. Il lancio della campagna segue il lancio di 'Leave Eu’, il movimento pro Brexit lanciato dai nazionalisti dell’UKIP, il partito indipendentista mazzolato alle scorse elezioni, ma che spera di rifarsi cavalcando l’onda euroscettica. Se il leader Labour Jeremy Corbyn e gli ex premier Tony Blair e Gordon Brown sono pro Bruxelles, anche il Labour Party ha un’anima euroscettica rappresentata da un gruppo di parlamentari che ha raggiunto Conservatori e un manipolo di piccoli industriali nella campagna ‘Vote Leave; Take control’. Nel dinamico ed imprevedibile quadro che vede il Regno di sua Maestà Britannica distante da un’Unione in espansione verso est, gli industriali inglesi parlano, la gente comune ascolta, i banchieri aspettano il Brexit con la penna in mano: sono loro i più penalizzati da Bruxelles che impone il limite ai bounus milionari. Sarà il voto dei colletti bianchi di Barclays, HSBC, Lloyds, Halifax e così via a fare la differenza?

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