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Esteri
Germania in anticipo sui partner. Dopo il gas si accaparra i chip, Italia ko
Olaf Scholz

Dopo il gas la Germania anticipa i partner europei anche sui semiconduttori

Dopo il gas, i chip (o meglio semiconduttori). The German Job. Ormai c'è chi è tentato di definirlo così. Si dice spesso che un indizio è un indizio, due indizi possono essere una coincidenza ma che tre indizi iniziano ad assomigliare a una prova. E così viene la tentazione di dire che la Germania ama ballare da sola. Sì, certo, bello l'asse franco tedesco. Sì, certo, bello il rapporto che il neo cancelliere Olaf Scholz vuole costruire con l'Italia del premier Draghi. Sì, certo, l'Unione europea... Ma alla fine Berlino va dove la porta il cuore, o meglio il proprio interesse. Come d'altronde è normale che sia, pure se talvolta lo fa a discapito degli interessi dei partner o supposti tali. 

Tutti penseranno al gas, giustamente, con il gasdotto della discordia North Stream 2 che non è mai andato giù all'Ucraina (ça va sans dire) ma anche ai paesi nord centro orientali, a partire da quelli baltici che sono stati improvvisamente aggirati nel rifornimento energetico della temuta Russia all'Europa, cioè alla Germania. Direttamente, senza né sponde né controbilanciamenti. Un favore geopolitico e geostrategico a Mosca, con la consegna di una leva diplomatica come quella a Vladimir Putin, che nel frattempo preme ai confini orientali dell'Ucraina. Non a caso anche Washington si è più volte scagliata contro la mossa di Angela Merkel.

La carenza di chip spaventa l'industria europea

Ecco. Ora la Germania sta giocando d'anticipo sugli altri sonnacchiosi partner europei in materia di semiconduttori. La carenza di chip ha giocato un ruolo importante nelle difficoltà produttive di diversi comparti produttivi, a partire da quello automotive. Brutto colpo per la Germania, la cui industria automobilistica è insieme fiore all'occhiello e dolce condanna dalla quale l'economia tedesca dipende. Un'economia forte e un'industria automobilistica forte in Germania sono due componenti legate a doppio filo e irrinunciabili l'una per l'altra.

Capitolo fondamentale della guerra fredda tecnologica tra Stati Uniti e Cina, e oggetto del desiderio di chiunque, i semiconduttori stanno togliendo il sonno anche all'Europa, vista la grande dipendenza per la loro fabbricazione e assemblaggio nei confronti di Taiwan, in prima linea rispetto alle mire di Pechino che la considera un pezzo di proprio territorio da riannettere. I produttori taiwanesi sono stati sommersi di ordini e c'è stata una corsa per ricevere i chip prima degli altri. E allo stesso tempo si sta cercando di diversificare le catene di approvvigionamento per non dipendere troppo da Taipei.

E l'Europa? A dicembre 2020 l'Unione europea ha approvato un piano di sviluppo digitale che prevede di incrementare nettamente gli investimenti in semiconduttori e arrivare a produrre in-house il 20% (dall'attuale 10%)  della produzione totale mondiale, nonché abbassare a 2 nanometri la dimensione dei semiconduttori prodotti. Anche qui, l'obiettivo è cercare di diventare almeno in parte autosufficienti e mettersi al riparo dalle tempeste geopolitiche causate dalla sfida in atto a colpi di semiconduttori e nanometri.

Germania, mossa commerciale e geopolitica: due accordi con la taiwanese TSMC e l'americana Intel

Ma la Germania, come si diceva, si è mossa prima degli altri. Prima con un negoziato con la Taiwan Semicondutor Manifacturing Company, la celeberrima TSMC, super leader mondiale con oltre il 50% dello share globale di produzione di semiconduttori. Negoziato che dovrebbe sfociare con la costruzione di uno stabilimento di TSMC a Dresda. Sarebbe il suo primo in Europa. Un successo diplomatico clamoroso per Berlino, al quale la strada è stata preparata con un programma di governo che contiene inediti riferimenti allo Stretto di Taiwan e da una risoluzione votata al Bundestag per approfondire i legami con Taipei.

Mossa della nuova coalizione semaforo che appare molto meno filo cinese dell'amministrazione Merkel. Soprattutto i Verdi hanno un approccio ostile nei confronti di Pechino e al ministero degli Esteri è stata scelta Annalena Baerbock, leader degli ambientalisti. Uno degli eurodeputati del partito è tra i sanzionati dal governo cinese nei mesi scorsi. E Xi Jinping, nella sua prima telefonata con Scholz, ha fatto riferimento alla ministra in maniera negativa.

Come se non bastasse, ecco l'accordo per un investimento di Intel, colosso del settore ma stavolta statunitense. Anche l'Italia ci sperava, e tanto, visto che Draghi ha dato una svolta atlantista alla politica estera italiana. Ma non è bastato. Il nuovo stabilimento di Intel se lo è aggiudicato proprio Berlino. Bisogna solo capire dove sarà costruito tra Sassonia e Baviera. E così come ha fatto il Giappone per garantirsi un mega impianto di TSMC, anche la Germania è pronta a tirare fuori soldi pubblici per la realizzazione di un progetto che può dare un fondamentale boost produttivo, commerciale e diplomatico.

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