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Esteri
Giappone-Cina, leadership WTO, nomine e diplomazia Taiwan: pillole asiatiche

GIAPPONE, NOMINATO NUOVO AMBASCIATORE IN CINA. Hideo Tarumi è stato scelto come nuovo rappresentante diplomatico del Giappone in Cina. Tarumi, 59 anni, è attualmente vice ministro presso il segretariato degli affari esteri e ha una lunga esperienza in terra cinese. Nel 1985 entrò nella scuola di formazione cinese del ministero ed è stato direttore della divisione Cina e Mongolia. Ha già lavorato come funzionario all'ambasciata di Pechino ed è considerato come uno dei diplomatici giapponesi con i più stretti legami con politici cinesi. Tarumi è ritenuto anche molto vicino a Toshihiro Nikai, segretario generale del Partito liberaldemocratico. Tutti segnali che stanno a significare l'importanza politica della sua nomina, in un momento nel quale i rapporti tra le due potenze orientali sono in grave difficoltà per effetto della pandemia, le contese sulle Senkaku/Diaoyu, la legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong e le contrapposizioni geopolitiche. Situazione che ha portato prima al rinvio e ora al quasi certo annullamento della visita di Xi Jinping a Tokyo. A Tarumi il compito di far tornare a girare la macchina diplomatica.

LEADERSHIP WTO. E' iniziata la complicata partita a scacchi per scegliere il prossimo direttore generale dell'Organizzazione mondiale del commercio, in sostituzione del brasiliano Roberto Azevedo. Tra i candidati c'è Yoo myung-hee, ministro del Commercio della Corea del sud. Yoo è l'unica candidata dall'Asia orientale. Gli altri sette nomi arrivano da Arabia Saudita (Mohammad Maziad Al-Tuwaijri), Regno Unito (Liam Fox), Messico (Jesus Seade Kuri), Egitto (Abdel-Hamid Mamdouh), Kenya (Amina C. Mohamed), Nigeria (Ngozi Okonjo-Iweala), Moldavia (Tudor Ulianovschi). Il processo non sarà breve. Fino al 7 settembre è in corso una sorta di campagna elettorale, con il processo decisionale che si articolerà in una serie di appuntamenti che occuperanno all'incirca due mesi. Sulla strada di Yoo c'è però il Giappone, impegnato in una mini trade war con la Corea del sud. Come ricorda Agenzia Nova, il governo nipponico ha respinto a giugno la proposta di Seul di istituire una camera di risoluzione delle controversie presso la WTO per discutere una soluzione ai vincoli alle esportazioni tecnologiche varate da Tokyo ai danni del paese vicino.

TAIWAN. Giornata densa di notizie da Taiwan. Partiamo dalla politica interna. E' andata in scena l'ennesima rissa parlamentare prima del voto di fiducia per la nomina di Chen Chu alla guida dello Yuan di controllo, vicenda che abbiamo raccontato nei giorni scorsi. Stavolta però l'opposizione del Kuomintang non è riuscita a occupare l'aula ed evitare il voto, come invece aveva fatto martedì con il discorso di presentazione che avrebbe dovuto pronunciare Chen. Dal punto di vista economico, ma anche geopolitico, TSMC (leader mondiale nella fabbricazione di semiconduttori) ha confermato che non potrà accettare nuovi ordini da Huawei per effetto del ban degli Stati Uniti che colpisce anche i fornitori internazionali che utilizzano materiale a stelle e strisce. Più che una scelta, una costrizione, per il colosso taiwanese che ha annunciato il piano di costruzione di una mega fabbrica in Arizona lo scorso maggio. A Hong Kong, invece, il più alto rappresentante taiwanese ha lasciato l'ex colonia britannica per "ostacoli politici" incontrati al momento del rinnovo del visto. A Kao Ming-tsun sarebbe infatti stato richiesto di firmare un documento in cui veniva riconosciuto il principio della "unica Cina". Chiusura internazionale, con la Camera dei rappresentanti del Belgio che ha approvato una risoluzione che chiede al governo di supportare lo sviluppo di Taiwan e la sua partecipazione nelle organizzazioni internazionali.

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