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Esteri
Grecia, dal governo voci di una bozza d'accordo

Si potrebbe avvicinare un accordo tra il Brussels Group, ovvero i creditori istituzionali della Grecia (Commissione Ue, Bce e Fmi), e il governo ateniese: proprio dalla sponda ellenica, secondo quanto riferisce l'agenzia Reuters citando fonti del governo, emerge che la ex Troika sarebbe al lavoro su una bozza di accordo, seppure solo a livello di staff, che potrà preludere alla ripresa dei finanziamenti ad Atene. Altre fonti internazionali segnalano che da parte greca c'è la convinzione che già nella giornata di oggi si possa arrivare alla scrittura del testo, anche se fino a poco tempo prima lo scetticismo internazionale sembrava insormontabile.

Il funzionario dell'esecutivo ellenico ha spiegato che il primo ministro Alexis Tsipras (avrebbe commentato "ormai ci siamo") si manterrà in costante contatto con le persone a lavoro sull'ipotesi di accordo, che prevederebbe "obiettivi di avanzo primario più bassi per il primo anno e nessuna misura recessiva". L'accordo, aggiunge la fonte, "includerà una riforma dell'Iva, un pacchetto di investimenti e un'alleggerimento del debito nel lungo periodo" ma "nessuna misura recessiva". "E' tempo per i creditori di prendersi le loro responsabilità nei confronti della Grecia", ha chiosato il funzionario, secondo il quale "il problema delle divergenze tra creditori rimane" e "l'intesa sarebbe stata già chiusa se non fosse stato necessario l'ok del Fmi". importante.

La notizia rimbalza sui mercati internazionali, che s'infiammano, e giunge infatti dopo che gli Stati Uniti sono tornati a far pressione sull'Europa e su Atene perché si arrivi a un accordo che permetta ai partner internazionali (Commissione, Bce e Fmi) di liberare 7,2 miliardi di aiuti per la Penisola ellenica, che deve rimborsare 1,6 miliardi allo stesso Fmi nel solo mese di giugno. Washington ha chiesto un "passo indietro di tutti", ma resta lo scetticismo di Berlino, che sottolinea gli scarsi progressi del governo di Alexis Tsipras in tema di riforme strutturali.

 Secondo gli Usa, nessuno dovrebbe essere rilassato in merito ai rischi che un possibile default della Grecia e una sua ipotetica uscita dall'Eurozona potrebbero avere sull'economia globale. Parlando da Londra prima di recarsi al G7 in Germania, a Dresda, il segretario al Tesoro Jack Lew ha spiegato che l'area euro è sì "un luogo più stabile" rispetto al picco della crisi del debito nel 2012, ma sarebbe sbagliato credere che una 'Grexit' non comporterebbe alcun effetto. "Nessuno dovrebbe avere il falso senso di fiducia nel conoscere quali rischi potrebbe avere una crisi della Grecia", ha spiegato agli studenti della London School of Economics. Lew ha poi riconosciuto che il governo greco deve prendere decisioni difficili: "C'è certamente il bisogno che la Grecia metta a punto un programma credibile" ma allo stesso tempo i creditori della nazione ellenica devono essere "flessibili" se vogliono raggiungere un'intesa. Entrambi, ha aggiunto Lew, rischiano di inciampare in un'altra crisi: "Quello che mi preoccupa di più è un incidente. Ognuno deve impegnarsi di più e trattare la prossima mossa come se fosse l'ultima" per trovare appunto una soluzione definitiva.

Diversa l'angolazione dalla quale ha affrontato il problema il ministro delle Finanze tricolore, Pier Carlo Padoan, secondo il quale un default della Grecia avrebbe degli effetti "molto limitati" sui mercati. Dopo le preoccupazioni espresse ieri dal governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, che ha parlato di un effetto Grecia destabilizzante, Padoan ha spiegato: "Da quello che ho capito ci potrebbero essere degli effetti sui mercati, ma questa è una normale attesa: io ritengo che gli effetti sarebbero molto limitati".

Sceglie di nuovo la linea dura, invece, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble: "Atene dice: vogliamo mantenere l'euro ma non vogliamo più il programma" che prevede gli aiuti in cambio di riforme, ma queste due cose "non possono stare assieme". Secondo il ministro "nella maggior parte degli altri Stati membri le cose stanno migliorando per il basso prezzo del petrolio e la debolezza dell'euro. Ma non in Grecia, e non può essere data al governo tedesco la colpa di tutto". Il portavoce Martin Jaeger ha rincarato: la Germania non ritiene che vi sia stata una mancanza di flessibilità da parte dell'Eurozona nella trattativa con Atene, mentre "purtroppo bisogna constatare" che finora "mancano le proposte" e "una soluzione complessiva" da parte del governo greco.

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