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Esteri
Grecia, l'ala sinistra di Syriza molla Tsipras

L’accordo di Bruxelles, raggiunto dopo un'interminabile maratona, mette alla prova il governo di Alexis Tsipras, anche e soprattutto sul fronte interno. “La realtà è che l’Europa vuole che il governo di Tsipras cada”, dicono in coro ad Atene. La spaccatura con Piattaforma di sinistra, l’ala radicale di Syriza, si è consumata col voto contrario (nella notte tra venerdì e sabato) di due ministri e due viceministri oltre che dall’astensione della presidente del Parlamento. Un rimpasto di governo è dato per certo, anche se la resa dei conti a livello di politica nazionale potrebbe essere rinviata a settembre, quando e se la fase acuta della crisi sarà stata forse superata.
 
In quel momento, Tsipras probabilmente andrà a elezioni anticipate, forte di un consenso che ancora oggi, in base agli ultimi sondaggi dà Syriza al 38,5%. Intanto il premier può contare su un governo di unità nazionale ‘de facto’. Nea Demokratia, To Potami e Pasok hanno votato compatti a favore del piano di riforme due giorni fa. Il leader di ND, Vangelis Meimarakis, dopo aver partecipato al pre-vertice con Angela Merkel e Jean Claude Juncker ha chiesto sì a Tsipras di “farla finita con i giochi tattici” ma ha anche assicurato che lo sosterrà in Parlamento.
 
Sulla stessa linea il discusso leader di To Potami, Stavros Theodorakis, considerato esponente dei ‘poteri forti’ greci (armatori e proprietari di catene televisive). E naturalmente non possono che appoggiare Tsipras i socialdemocratici del Pasok, visto quanto si stanno spendendo per la Grecia Francois Hollande, Matteo Renzi e tutto il Pse. E se anche in Grecia non mancano le critiche per la tattica negoziale di Tsipras, a nessuno oggi è sfuggita l’importanza di un passaggio chiave: l’assicurazione data da Mosca di forniture gratis di energia per Atene.
 
Una Grecia senza l’assillo di bolletta energetica potrebbe affrontare la Grexit senza eccessivi traumi, confida un’altissima fonte diplomatica greca. “Ma poi una revisione degli equilibri nella regione sarebbe inevitabile”. E l’argomento è stato sicuramente sottinteso, nella lunga telefonata tra Tsipras ed il segretario al Tesoro Usa Jack Lew, in cui il greco ha ricordato che “affinché l’accordo funzioni, deve essenzialmente rispettare il popolo greco e tutto ciò che ha sopportato negli ultimi cinque anni”.

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