Esteri
Guerra, da Kiev a Israele: il burattinaio del Medio Oriente è sempre Putin

La polveriera in Medio Oriente può incendiare il mondo. Stavolta, c’è lo zampino di Putin, deciso ad aprire un nuovo fronte dopo quello in Ucraina. Analisi
Guerra Hamas-Israele, come nel conflitto Russia-Ucraina il "burattinaio" è sempre lo stesso: Putin
Dopo la strage del 7 ottobre compiuta dai militanti di Hamas al Re’im music festival si illude chi crede che la guerra fra Hamas e Israele resti una questione “locale”. L’offensiva di terra sferrata in queste ore da Israele, con truppe e thank già all’interno della Striscia di Gaza, è la prova generale prima della “vera” invasione più volte annunciata. La polveriera in Medio Oriente può incendiare il mondo. Stavolta, c’è lo zampino di Putin, deciso ad aprire un nuovo fronte dopo quello in Ucraina dove la Russia non sfonda e dove, secondo fonti americane, “Mosca sta giustiziando i suoi soldati che non eseguono gli ordini”. L’obiettivo russo del nuovo incendio in Medio Oriente, con il tacito consenso della Cina, è quello di impegnare gli USA su due fronti. Più in generale, Putin tenta di destabilizzare, con le buone o con le cattive, il quadro internazionale, puntando a un nuovo ordine mondiale al comando del nuovo zar.
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Il Cremlino ha sempre fatto credere di essere capace di tenere a bada l’Iran in Medio Oriente e questo è paradossalmente vero perché Putin intende strumentalizzare l’imperialismo di Ali Khamenei e di Ebrahim Raisi e dei loro sodali. L’Iran ha seminato l’odio contro Israele mettendo insieme, fomentandoli e armandoli, alleati diversi e di diversa connotazione religiosa, per colpire uniti l’unico nemico percepito. Se l’Iran entrasse direttamente in campo aprendo un fronte di guerra con Israele gli USA sarebbero costretti a rispondere militarmente con il rischio di un allargamento internazionale del conflitto fino al baratro della terza guerra mondiale.
L’incendio in Medio Oriente va circoscritto e spento quanto prima. In diversi Paesi europei, anche in Italia, si organizzino manifestazioni di piazza inneggiando ad Hamas, o anche facendo i “Ponzio Pilato, scambiando l’aggressore con l’aggredito. I governi di Netanyahu hanno commesso errori, anche ostacolando i processi di pace, ma ciò non giustifica i massacri del 7 ottobre e tutto il resto. Nelle piazze occidentali, ma anche su media e tv, si sta facendo lo stesso errore dell’analisi sulla guerra in Ucraina, dove si mette sullo stesso piano Kiev e Mosca, quando anche qui è solo una parte (la Russia) che aggredisce ed è solo l’altra parte (l’Ucraina) ad essere aggredita.
E’ persino ovvio ribadire che se Israele, Stato aggredito, punta ad annientare Hamas, deve ottemperare alle norme di diritto internazionale evitando di colpire indiscriminatamente la popolazione palestinese, anche per non spingerla sul fronte nemico. Un nemico, Hamas, tutt’altro che povero e isolato, capace di destinare al suo esercito dai 100 ai 400 milioni di dollari all’anno e che dal 7 ottobre scorso bombarda ininterrottamente Israele, con una grande scorta di razzi e di carburanti per lanciarli. Il tutto, in una città di oltre due milioni di abitanti dove oltre l’80% vive sotto la soglia di povertà. Da dove arriva questa valanga di soldi? Da più parti. Hamas usa anche gli aiuti umanitari dati dall’Occidente (anche Ue) per acquistare armamenti.
Il partito islamista fa di tutto per incassare finanziamenti e armarsi, anche acquistando proprietà immobiliari ed effettuando ingenti investimenti in aziende all’estero, specie nel mondo arabo e islamico. Numerosi i “padrini” del partito armato palestinese, a cominciare dall’Iran che passerebbe ad Hams oltre 30 milioni di dollari al mese. Hamas riceve fondi, per motivi religiosi e ideologici, provenienti da sostenitori e associazioni islamiche presenti ovunque. Che fare? Cercare ogni via per una soluzione politica ragionevole con la prospettiva domani di uno stato palestinese in buoni rapporti con la stato di Israele, non cadendo nella trappola di ampliare il conflitto. Facile a dirsi.
Ma come arrivarci? E’ praticabile la via indicata da Macron riproponendo quanto fatto nel 2014, non senza contraddizioni, contro l’Isis? Può essere una base di partenza che, per funzionare, deve avere l’adesione anche dei Paesi Arabi, molti dei quali sono tutt’ora in una posizione quantomeno ambigua. La realtà e l’escalation delle ultime ore non porta all’ottimismo: c’è un dilagante fronte di odio anti ebraico – e anti Usa - che si ritrova nelle parole d’ordine di Hamas, dell’Iran e degli Hezbollah con supporters occidentali. E Putin? Putin sta da una parte sola: contro Israele, contro l’Occidente, contro gli Usa, contro la Ue. Evidentemente al rais del Cremlino le lezioni della storia non dicono nulla. Lezioni che pare insegnino poco anche all’Occidente, Ue in primis, il cui piano per la pace del 27 ottobre limitato alla “pausa umanitaria per Gaza” pare una lettera d’intenti: un piano per la pace scritto sull’acqua.