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Il nuovo incubo di Macron? L'economia francese ha un debito alle stelle
Emmanuel Macron

Il nuovo incubo di Macron? L'economia francese ha un debito alle stelle

In Francia per Emmanuel Macron il disastro delle Europee e lo scampato pericolo, con corollario di Paese ingovernabile, delle recenti elezioni legislative hanno segnato un passaggio tra prima e seconda metà del 2024 a dir poco turbolento. Scampato pericolo con il barrage efficace al Rassemblement National? Presto per dirlo, c’è un fronte caldo che preoccupa Parigi, l’economia. La Francia affronterà da qui a fine anno l’ordalia della procedura d’infrazione europea per eccesso di deficit e questo si scontra con un contesto interno che vedrà la formazione del governo dopo il voto passare da un duro dibattito sul tema.

Francia, gli imponenti programmi di spesa di Le Pen e Mélenchon

Sia il partito di destra di Marine Le Pen che il Nuovo Fronte Popolare avente tra i suoi uomini simbolo il tribuno della sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon hanno promesso imponenti programmi di spesa per rivalorizzare l’economia francese. In particolare, il Nfp vincitore relativo delle elezioni con 182 seggi proponeva un aumento del salario minimo a 1.400 euro al mese, la rivalutazione delle pensioni, lo stop alla riforma regressiva dell’Eliseo e imponenti investimenti in transizione green.Il Nfp chiede per sé il governo, i numeri dicono che avrebbe bisogno del sostegno della coalizione macroniana per un governo di coabitazione. L'Eliseo sognerebbe un governo che escluda La France Insoumise, il Partito di Mélenchon, e i lepenisti unendo tutte le forze moderate di destra o di sinistra, ma la via è stretta.

L'agenda della sinistra e il debito pubblico

Che fare, dunque, dell'agenda della sinistra? Mélenchon e i suoi alleati, dai Verdi al Partito Socialista, prevedono un piano di spesa di 150 miliardi di euro in tre anni da finanziare con un aumento-choc della pressione fiscale sui ceti più alti, con un'aliquota massimale del 90% sui redditi sopra i 400mila euro. Ma l'Istituto Montaigne ha calcolato che il programma del Nfp costerebbe 233 miliardi di euro, 8 punti di Pil aggiuntivi di spesa pubblica per uno Stato che nel 2024 segnerà un rapporto deficit/Pil del 5,1% contro il 4,4% inizialmente previsto. E che creerà 144 miliardi di euro di debito pubblico, trovandosi inoltre a doverne rifinanziare 156 in scadenza, per un totale di 300 miliardi di euro, il 10% del debito, in scadenza o creato nell'anno di massima instabilità politica del Paese dai tempi del Maggio Francese del 1968.

Nel frattempo, il debito pubblico è già oltre il 110% del Pil e si rischia l’effetto- spirale per gli interessi accumulati. Cosa farà Macron? Sceglierà per tenere la barra dritta, evitando di fare concessioni ai progressisti, col rischio di proseguire un’ingovernabilità che può alimentare ulteriormente il consenso a partiti come La France Insoumise e il Rassemblement negli anni a venire? O accetterà la sfida di governare con la sinistra intera accettando parte dei suoi programmi di spesa? Entrambe le scelte sono problematiche per il Paese. E su di esse pende la Spada di Damocle di problemi strutturali di portata ancor più ampia. Il nodo debito è il maggiore.

Ma in Francia il vero nodo è il debito privato

Si parla molto del debito pubblico, ma in Francia il nodo del debito privato di cittadini e imprese è altrettanto pesante: il complesso di quest’ultimo era al 268% del Pil nel 2023, cento punti in più dell’Italia, e sommato a quello pubblico sfiora il 380% del prodotto interno lordo di Parigi. Un dato potenzialmente esplosivo se il faro europeo imporrà alla Francia un programma di aggiustamento strutturale e austerità poco confacente alla domanda politica ed elettorale dei cittadini che hanno votato in massa, al netto del risultato nei seggi, le forze anti-Macron. Presidente che rischia di trovarsi, in fin dei conti, in mezzo a una tenaglia politica.






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