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Esteri
Nucleare: in Italia è tabù, Macron svela il suo piano atomico per la ripresa

Macron svela il suo "piano atomico" per rilanciare la Francia e tenersi l'Eliseo

"Non abbiamo altra scelta". Lo ha annunciato così, Emmanuel Macron, il suo progetto "atomico". Già, atomico, perché mentre l'Europa e l'Italia sono colpite da un aumento stellare delle bollette dell'energia il presidente francese ha deciso di puntare in modo deciso e convinto sul nucleare per rilanciare la Francia nel post Covid. Un piano di ampio respiro, che intende durare "nei decenni a venire". Il capo dell'Eliseo, a due mesi dalle elezioni alle quali non si è ancora ufficialmente candidato, ha utilizzato il 'palcoscenico' della fabbrica di GE Steam Power per illustrare le linee guida della sua politica, incentrata su investimenti nel campo delle rinnovabili e il rilancio dell'energia atomica.

E dire che qualche mese fa, la proposta di rilanciare l'energia nucleare è costata al ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, anche qualche minaccia di morte arrivata via web.  "Al momento il nucleare pulito non c'è, quindi non è tra le opzioni: tuttavia, come per tutte le tecnologie ritengo sia necessario andare a fondo, e non lasciare nulla di intentato per arrivare a fonti di energia che non producono gas serra", aveva poi detto Cingolani a Cernobbio dopo la polemica, che ha coinvolto partiti politici, industriali, ambientalisti e persino vescovi. 

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"Francia primo paese al mondo in 30 anni a uscire dalla dipendenza dai combustibili fossili"

Macron, evidentemente, non ha di questi problemi e ha annunciato che l'obiettivo è "fare della Francia il primo grande paese al mondo in trent'anni a uscire dalla dipendenza dai combustibili fossili e rafforzare la nostra indipendenza energetica e industriale dando l'esempio nel clima", ha spiegato il leader di En Marche, che guarda sul lungo periodo alla "riduzione del 40% dei consumi energetici" e alla sostituzione di "parte dei combustibili fossili con l'elettricita'". Nell'agenda di Macron c'è la costruzione di sei nuovi reattori Epr2, insieme ad altri otto allo studio, per un totale di "25 gigawatt entro il 2050", e un'analisi per prolungare la 'vita' degli attuali reattori oltre i 50 anni, li' dove e' possibile senza comprometterne la sicurezza.

Non solo. Previsto l'aumento del 10% della quota di gas rinnovabile entro il 2030, la creazione di 50 parchi eolici offshore entro il 2050, mentre per l'energia solare Macron ha parlato di "decuplicarla" entro lo stesso orizzonte temporale. Un impegno a tutto campo che richiederà un aumento di manodopera, con la formazione e creazione di "posti di lavoro". 

Macron approfitta anche dei tentennamenti dei suoi vicini. Insieme all'Italia, anche la Germania del post Angela Merkel procede verso il pensionamento dell'energia nucleare. E la Francia sorride. Il paese si doterà di "nuovi reattori nucleari di piccola taglia innovativi con una migliore gestione dei rifiuti". Esatto, il nucleare occupa una posizione centrale nel piano France 2030: "Le 200 mila persone che lavorano nel settore nucleare in Francia rappresentano una fortuna perché ci permettono di essere tra i paesi che in Europa emettono meno tonnellate di CO2", ha affermato Macron, che ha approntato investimenti da un miliardo di euro in piccoli reattori da sviluppare entro il decennio.

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Francia, quanti vantaggi anche nell'esportazione energetica

I benefici per la Francia potrebbero arrivare anche sotto il profilo nell'esportazione energetica. Già nei dati risalenti al 2019, il ruolo dell'energia francese era fondamentale e principale nel mix energetico dei paesi comunicati. Che piaccia o meno, il 13% dell'energia consumata nell'Ue due anni fa era coperta dalle fonti nucleari, addirittura il 32% considerando solo l'energia prodotta all'interno dell'Ue. Una quota letteralmente dominata dalla Francia. Mentre paesi come Germania e Belgio hanno deciso di rinunciare alle proprie centrali nucleari, la Francia raddoppia la scommessa sui reattori e passa all'incasso. Non è certo un caso che nel corso degli ultimi mesi l'import di energia necessaria a generare elettricità sia aumentato del 121% da Parigi, che soffre meno degli altri della crisi energetica globale e dell'aumento dei prezzi delle commodities.

D'altronde, altrove in Europa c'è chi si fa più problemi, anche se a livello globale la tendenza all'atomo sembra riprendere quota. L'energia nucleare totale prodotta nel 2020 è stata in lieve ribasso rispetto al 2019, dopo sette anni consecutivi di aumento. Ma anche durante il primo anno di pandemia, 13 paesi hanno prodotto almeno un quarto della loro elettricità dal nucleare. A cominciare dall'Europa, l'energia nucleare fornisce tre quarti dell'elettricità alla Francia, oltre la metà a Slovacchia e Ucraina, mentre all'incirca un terzo a Belgio, Bulgaria, Finlandia, Slovenia, Ungheria, Repubblica Ceca. In Corea del Sud il dato è del 30%, mentre per Spagna, Romania, Russia, Regno Unito e Stati Uniti ci si abbassa a un quinto. 

Interessante anche notare la geografia delle nuove centrali in costruzione in giro per il mondo. Partiamo dall'Europa, dove la Francia sta costruendo un nuovo reattore a Flamanville. La Russia ne vuole costruire altri 11 entro il 2030. In controtendenza la Germania, che vuole arrivare al pensionamento del nucleare nei prossimi anni. La Turchia ha avviato i lavori per la sua prima centrale, che dovrebbe entrare in funzione nel 2023, lo stesso anno in cui aprirà i battenti la prima centrale in Bangladesh. Iran ed Emirati Arabi, entrambe con un solo reattore operativo, prevedono di aprirne altri nei prossimi anni. La Corea del Sud ne sta costruendo altri 4, mentre l'India a inizio 2020 stava lavorando su 7 nuovi reattori. L'impulso maggiore di crescita arriva però dalla Cina. All'inizio del 2021, si deriva sempre dai dati di World Nuclear Assciation, 16 dei 54 reattori in via di costruzione in tutto il mondo erano in Cina. Una tensione verso il nucleare aumentata dopo l'annuncio da parte del governo dell'obiettivo della neutralità carbonica da raggiungere entro il 2060.

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