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Esteri
Coronavirus, più poteri allo Stato. Orban e gli altri che ne approfittano

L'occasione fa il leader più potente. Come spesso accade in tempo di emergenza, lo Stato diventa più ingombrante. E tutto fa pensare (guardando alla storia) che resterà tale anche alla fine della pandemia. L'esempio più lampente è quanto accaduto in Ungheria, dove il parlamento ha approvato le contestate misure anti coronavirus consegnando di fatto i pieni poteri al primo ministro Viktor Orban. Ma Budapest non è l'unica capitale dove si sta recitando questo copione, anzi. Seppur con sfumature e modelità differenti sono tanti i leader politici che stanno approfittando dell'emergenza per accrescere il proprio potere, per mantenerlo oppure per rinviare il giudizio dei tribunali o delle urne sul loro operato. Anche nelle democrazie più liberali, lo Stato si prende uno spazio mai così grande dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Difficilmente batterà in ritirata una volta che la situazione sanitaria tornerà di nuovo sotto controllo.

"Qualunque misura di emergenza deve essere limitata a quanto è necessario ed essere rigorosamente proporzionata" e "non deve durare indefinitamente. Inoltre, i governi devono assicurarsi che queste misure siano soggette a regolare controllo democratico" è quanto ha auspicato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, aggiungendo che queste misure devono rispettare "i nostri principi e valori fondamentali stabiliti nei Trattati Ue", e garantire il rispetto della libertà di stampa e di espressione e la certezza del diritto. Il tempo dirà se sarà stato così, nel frattempo diversi leader passano all'incasso. 

CORONAVIRUS: MISURE SPECIALI PER UNGHERIA, SERBIA E POLONIA

In Ungheria il già discusso primo ministro Orban è riuscito a far approvare dal parlamento un pacchetto di misure che prevede lo stato d'emergenza sine die, sospensione delle elezioni in programma, carcere per chi diffonde fake news sulla situazione sanitaria o sulle decisioni del governo in materia di coronavirus. Secondo l'opposizione, guidata dai nazionalisti di Jobbik, si tratta di "un colpo di Stato", sostenendo che l'Ungheria si avvia a diventare "una dittatura".

Non è l'unico esempio di (ampi) poteri straordinari conferiti al governo in nome della sicurezza sanitaria. Un altro caso è quello della Serbia, dove lo stato di emergenza è stato approvato senza passare dal parlamento. L'opposizione parla di "colpo di mano" da parte del governo guidato dal presidente Aleksandar Vucic, che può così far finire in secondo piano le proteste di piazza che avevano caratterizzato gli ultimi mesi.

Anche in Polonia è stato approvato un pacchetto importante di leggi di emergenza, ma nonostante questo sono state confermate le elezioni presidenziali in programma per il 10 maggio. Le opposizioni hanno protestato a lungo, chiedendo un rinvio per l'emergenza sanitaria. Ma la maggioranza non ha voluto sentire ragioni, anche perché vuole capitalizzare il consenso per il presidente Andrzej Duda, che dovrebbe essere confermato senza particolari problemi, anche perché la sua principale rivale, Malgorzata Kidawa-Blonska, si è ritirata in segno di protesta, invitando i polacchi a disertare le urne. 

RUSSIA, ISRAELE, GIORDANIA, EGITTO, TANZANIA, FILIPPINE: PIU' POTERE AI POLITICI

Gli esempi si sprecano un po' a tutte le latitudini. In Russia, Vladimir Putin ha fatto approvare a tempo di record la riforma costituzionale che "azzera" il conteggio dei suoi mandati, dandogli di fatto la possibilità di restare in sella fino (almeno al 2036). Il referendum confermativo, previsto per fine aprile, era stato prima confermato, poi l'arrivo del virus anche a Mosca ha costretto al rinvio. Ma l'esito, in qualsiasi momento si terrà la consultazione, non sembra in bilico.

In Israele c'è chi accusa Binyamin Netanyahu di utilizzare il virus come scusa per evitare il processo che lo vedrebbe imputato per corruzione. Procedimento giudiziario al momento fermo al palo (anche) per i negoziati per la formazione del governo che sono partiti dopo il voto del 2 marzo (il terzo in meno di un anno) e che sembrano aver finalmente portato a un esecutivo di unità nazionale dove, ça va sans dire, King Bibi sarà ancora il primo ministro. Almeno per 18 mesi.

Diversi gli esempi di limitazioni per la libertà di stampa. Lo strumento delle fake news sulla pandemia potrebbe in realtà essere utilizzato facilmente dai leader politici per sbarazzarsi di voci dell'opposizione. Nella Turchia di Erdogan sono stati arrestati già sette giornalisti per notizie ritenute "false" sul numero dei morti. Anche in Marocco si sono registrati diversi casi di arresti o fermi di persone ritenute colpevoli di aver diffuso disinformazione sull'emergenza sanitaria. In Giordania è stato stabilito un limite di giornalisti a cui è consentito uscire di casa durante l'epidemia. 

L'Egitto di Al Sisi ha ritirato l'accredito a Ruth Michaelson, corrispondente del Guardian, per aver scritto di uno studio canadese nel quale si sostiene che la situazione sanitaria del paese sia molto peggiore di quella ufficiale. In altri paesi africani, come in Tanzania, si teme che l'emergenza possa essere la scusa per rinviare o cancellare elezioni attese a lungo.

In generale, e un po' ovunque, sono stati più poteri alle forze di polizia o alle forze armate. In Iran le Guardie della Rivoluzione fanno applicare le restrizioni, così come per la verità accade con gli eserciti di diversi paesi, anche occidentali. Nelle Filippine la polizia, già a briglie sciolte nella guerra alla droga lanciata dal presidente Rodrigo Duterte, ha ancora più mano libera. Intanto le proteste degli scorsi mesi, dal Libano all'Iraq fino all'Algeria, sono di fatto silenziate, e la prospettiva è che anche dopo il virus le misure di emergenza possano diventare misure "normali".

PIU' POTERE ALLO STATO, ANCHE NELLE DEMOCRAZIE PIU' STABILI

Il discorso, in maniera diversa, vale ovunque. Anche nelle cosiddette "democrazie liberali" la situazione di emergenza ha costretto i governi europei (e non solo) a prendere decisioni in maniera rapida, spesso senza passare dal consueto confronto parlamentare. Decisioni senza precedenti, con importanti restrizioni della privacy e delle libertà personali. Negli Stati Uniti Donald Trump si è definito presidente "in tempo di guerra", con annessi poteri. Anche in Italia il Dcpm è divenuta una prassi per far fronte all'emergenza. La presenza dello Stato si fa sempre più rilevante. Sia nell'economia che nella vita personale dei cittadini, dai controlli fisici a quelli tecnologici attraverso app.

Tutte cose giuste in un momento di emergenza. La domanda è: una volta che la pandemia sarà finita i governi e gli Stati cederanno quei poteri che si sono assunti oppure la nuova "normalità" non lo consentirà? Lecito porsi il problema.

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