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Esteri
Super-stato e aggregazioni di nazioni: le due visioni di Europa a confronto

Due visioni d’Europa

Dopo due mesi di dura campagna elettorale, in cui, a detta di molti osservatori, si è parlato troppo poco di Europa e troppo di questioni nazionali e polemiche interne al contesto nazionale, finalmente la parola passa agli elettori. Si vota per rinnovare il Parlamento europeo, e mai come oggi, questo voto pare di vitale importanza per la vita di tutti noi. Anche se questo forse non è ben compreso dai cittadini e il rischio di altissima astensione è assai concreto.

Il voto è importante non solo perché le decisioni prese a Bruxelles hanno una sempre maggiore (forse eccessiva in certi casi) invasività sulla vita di tutti noi, ma anche e soprattutto perchè, forse mai prima come ora, si vota per scegliere tra due visioni contrapposte di quella che dovrà essere l’Europa del futuro. Si tratta di decidere in poche parole tra chi vuole cedere ancora più sovranità ad una sorta di superstato, con tutto quello che comporterebbe e chi invece vuole un’Europa che dovrebbe fare quello che i singoli da soli non riescono a fare.

La vera ambiguità che attanaglia l’Europa fin dalla sua fondazione è infatti, in buona sostanza, su quali basi si debba creare l’unione dei 27 e soprattutto quale forma di Stato essa debba avere. Si tratta per farla breve del confronto tra la idea di Europa federalista contro quella di Europa confederale. E si tratta di una differenza sostanziale non solo in termini tecnici ma anche sostanziali, che potrebbe modificare nel profondo la vita di tutti i cittadini europei.

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Secondo l’impostazione tradizionale (positivistica e dominante) la costituzione federale è un atto nazionale che riconosce alla sola federazione poteri sovrani, modificabile a maggioranza qualificata da parte degli stati membri. La confederazione invece è un trattato di diritto internazionale che lascia alle unità costitutive prerogative sovrane, suscettibile di modifica solo rispettando il principio unanimistico.

Per restare nel nostro paese, non è un caso che in questa composizione elettorale esista addirittura una lista, quella di Emma Bonino e Matteo Renzi che si chiama Stati Uniti d’Europa, e che quindi proprio sulla idea futura di un Europa federale fonda la sua stessa essenza come lista. D’altra parte come si sa ci sono invece i partiti di centro destra, Fratelli d’Italia e Lega in testa, che invece sono per una forma di Europa confederale.

Un organismo sovranazionale che dovrebbe fare poche cose, come la difesa comune, la politica industriale, la difesa dei confini, la politica estera, che però non intacchi la sovranità delle singole nazioni, che mantengono una propria forte identità. Che poi pare essere la stessa idea sulla base del quale furono firmati i trattati di Roma del 57, che furono votati da tutti i partiti, tranne socialisti e comunisti ( e anche questo occorre ricordarlo per chi adesso accusa il partito della premier di essere anti europa).

Rimangono scolpite ancora nella memoria le parole di uno dei padri fondatori dell'Unione, il ministro degli Esteri francese Robert Schuman, che presentò, alla fine degli anni 50,  il suo modello di integrazione per tappe: "L'Europa non si crea in un colpo solo...". Una sovranazionalità che fosse limitata a un "punto limitato, ma decisivo" gli sembrava raggiungibile. Riferendosi al suo piano come alla "prima pietra miliare di una Federazione europea", si è implicitamente impegnato a raggiungere le tappe future. 

Durante le trattative che precedettero lo storico trattato di Maastricht,  gli inglesi espressero le loro vecchie riserve fondamentali contro il federalismo. Di sicuro, la parola "federale" non compare nel testo del trattato. Un altro termine è invece emerso come principio generale del diritto dell'Unione europea: la sussidiarietà, che afferma che le decisioni devono essere prese il più vicino possibile alle persone che ne sono direttamente interessate e possono essere trattate a un livello superiore solo quando l'azione al livello superiore è ritenuta più efficace. 

De Gaulle, in una conferenza stampa del 15 maggio 1962, diceva: “Non ci può essere altra Europa che quella degli Stati; tutto il resto è mito, discorsi, sovrastrutture. “Gli Stati sono le sole entità che abbiano il diritto di ordinare e il potere di essere obbediti”, Tuttavia, nel corso degli anni, i successivi passi verso una maggiore integrazione (il rafforzamento dei poteri del parlamento, la creazione di un elettorato europeo, la ratifica del trattato di Lisbona sulla riforma) hanno fatto sì che il concetto di Europa si spostasse sempre più verso l'opzione dello Stato federale.

Che poi è l’idea prevalente in Italia di sinistra e centristi. Ecco allora che sarebbe stata certamente utile che questo tema fosse centrale nel dibattito politico che ha portato a queste elezioni europee, mentre tranne qualche eccezione, come appunto da una parte la formazione di Bonino e Renzi e Fdi, dall’altro lato, a difendere invece con forza la tesi di una Europa confederale,  non si è dato il giusto rilievo a quello che invece è un tema così importante e che certamente sarà uno dei temi centrali nella prossima legislatura, quello della riforma dei trattati, che hanno occupato il dibattito a Strasburgo nell'ultimo scorcio della passata.

Chissà che incentrare l’attenzione sul come effettivamente l’Europa potrà avere influenza sulle nostre vite, non avrebbe convinto qualcuno dei tanti probabili astenuti a fare invece un salto al seggio ed esprimere il suo diritto e dovere di voto.






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