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Esteri
Golpe Myanmar, congresso Vietnam, Taiwan tra crescita e PLA. Pillole asiatiche

Alla fine è successo. Dopo le minacce della scorsa settimana, l'ipotesi del colpo di stato da parte dei militari sembrava essere tramontata. Ipotesi che è invece diventata realtà nelle prime ore del lunedì mattina di Naypyidaw, quando sono stati arrestati il consigliere di Stato e leader de facto Aung San Suu Kyi, il presidente Win Myint e i vertici della Lega nazionale per la democrazia, il partito che aveva stravinto le elezioni dello scorso novembre.

Il Myanmar, da decenni intrappolato nella dicotomia fiaba-distopia, come raccontato dal recente libro di That Myint-U, torna improvvisamente sotto i riflettori dell'attenzione internazionale, dopo le tante cose che si sono dette negli ultimi anni sulla persecuzione della minoranza rohingya e le semplificazioni sul ruolo di Suu Kyi. I militari hanno occupato le strade della capitale e tagliato l'accesso a internet. Dopo aver dichiarato lo stato d'emergenza, il Tatmadaw ha annunciato che si terranno nuove elezioni "libere e regolari" tra un anno, con l'intenzione di creare un "sistema multipartitico". L'accusa nei confronti del partito guidato da Suu Kyi è infatti quello di aver truccato il voto dello scorso 8 novembre, in cui la Lega nazionale per la democrazia aveva conquistato circa l'80 per cento dei seggi. 

"Non si può scoprire certo adesso che ci fosse il pericolo dei militari", dice Sara Perria, giornalista esperta di Myanmar che ha firmato pezzi su diversi media internazionali tra cui Financial Times, Independent e Guardian. "Ma di fatto Suu Kyi era diventata un comodo scudo contro le critiche internazionali. La sua popolarità interna però, dopo essere andata all'Aja per difendere il Paese dalle accuse di genocidio è esplosa", spiega Perria.

L'ultimo tassello è stato il trionfo elettorale dello scorso novembre. "I militari sapevano che avrebbero perso ma non si aspettavano una sconfitta di quelle proporzioni. Si sono resi conto che quasi nessuno li voleva e hanno temuto di perdere il controllo, mentre la popolarità di Suu Kyi è salita alle stelle", prosegue Perria. Suu Kyi, presentata prima come paladina della democrazia e poi, da qualcuno, come spietata stragista, è tornata sulla bocca dei politici e dei giornalisti occidentali. "Lei non si è posta come guida morale del suo elettorato sulla vicenda dei rohingya, ma l'esperienza di lotta per la democrazia birmana rimane un capitolo che ha definito la sua parabola", dice Perria. "Sembra difficile non passare da una lettura estrema all'altra. Non è vero che Suu Kyi non ha detto nulla dei rohingya solo perché temesse la reazione dei militari: la sua scelta era in parte legata ad una visione del Paese su base etnico-razziale. Allo stesso tempo, è assurdo pensare che lei fosse la mandante di un genocidio", conclude Perria. "I rapporti con l'occidente? Sono già recisi da tempo e non credo che siano la principale preoccupazione dei militari. La situazione del Myanmar è estremamente complessa e le semplificazioni non aiutano a capire. E questo golpe è un salto nel vuoto".

Nel frattempo, i militari hanno già annunciato il nuovo governo, con la maggior parte dei ministri che faceva già parte della squadra di Thein Sein, a capo dell'esecutivo precedente alle prime elezioni libere del 2015. 

Da Unione europea e Stati Uniti sono arrivate richieste bipartisan per la liberazione di Suu Kyi e il "ripristino delle regole democratiche". L'Asean invita al dialogo le fazioni contrapposte. La vicina Thailandia ha detto di non voler "interferire in affari interni" birmani. Per restare all'Asia, da una parte ci sono le "forti preoccupazioni" di Giappone e India, che dice di aver da sempre dato "aperto sostegno al processo democratico". I legami del Myanmar sono forti con Tokyo e Nuova Delhi, sia dal punto di vista commerciale sia dal punto di vista culturale e storico, con una cooperazione che è recentemente sfociata nella sfera difensiva, come dimostra il sottomarino regalato dal governo indiano a quello birmano.

I legami sono ovviamente profondi anche con la Cina. Wang Wenbin, portavoce del ministro degli Esteri di Pechino, ha detto che la Cina "sta raccogliendo maggiori informazioni su quanto succede in Myanmar", definendolo un "paese amico" ed esprimendo la speranza che "tutte le parti possano gestire in modo appropriato le loro differenze in un contesto costituzionale e legale e mantenere la stabilità politica e sociale del paese". 

Il ruolo del Dragone è cruciale anche nel rapporto con le milizie etniche di origine cinese attive in Myanmar.  Xi Jinping e Aung San Suu Kyi hanno d'altronde un rapporto profondo, basato sulla comune discendenza da padri rivoluzionari. Tanto che parlano apertamente di legame di sangue tra cinesi e birmani. Oltre ai colossali progetti infrastrutturali ed energetici che possono consentire a Pechino di arrivare all'oceano Indiano aggirando il vecchio "dilemma di Malacca". 

 

VIETNAM, CHIUSO IL 13ESIMO CONGRESSO

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Restiamo a Sud-est. Nelle stesse ore in cui in Myanmar andava in scena il golpe, in Vietnam si chiudeva il 13esimo congresso del Partito comunista. Come previsto dalle indiscrezioni sul comitato centrale dello scorso dicembre, Nguyen Phu Trong è stato confermato segretario generale. Si tratta di una decisione storica, visto che viene sconfessato il limite dei due mandati che vigeva dalla morte di Le Duan e dal lancio del programma di riforme e aperture Doi Moi, nel 1986.

Trong, protagonista di una vasta campagna anti corruzione nell'ultimo quinquennio, lascerà invece la poltrona da presidente a Nguyen Xuan Phuc, l'attuale primo ministro apprezzato all'interno per l'efficace gestione del coronavirus da parte del suo governo e all'esterno per gli accordi commerciali sottoscritti con Unione europea e Regno Unito, oltre alla mega cornice multilaterale della Regional Comprehensive Economic Partnership. Qui e qui ho scritto sui temi del congresso vietnamita molto più nel dettaglio.

L'economia vietnamita chiude il 2020 con una crescita del pil del 2,9 per cento. La migliore performance asiatica, soprattutto grazie all'aumento delle esportazioni, anche per effetto della guerra fredda tecnologica tra Stati Uniti e Cina.

 

TAIWAN TRA CRESCITA E PRESSIONI CINESI

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Ora è ufficiale. Nel 2020 l'economia di Taipei è cresciuta di più dell'economia di Pechino: 2,9% contro 2,3%. E' la prima volta che questo accade negli ultimi 30 anni. Un risultato ragguardevole, raggiunto grazie a una gestione (anzi prevenzione) più che efficace della pandemia e a un netto aumento dell'export.

Al balzo delle esportazioni (+12%), ha contribuito in maniera decisiva il settore dei semiconduttori, dove Taipei è primo produttore al mondo. TSMC, leader globale in materia, ha promesso di dare priorità all'export di chip destinati al settore automotive, dopo le richieste in tal senso dei clienti tedeschi ed europei. Il Japan Times sostiene che è arrivato il momento che il mondo si interroghi sulla "eccessiva dipendenza" in materia di semiconduttori nei confronti di Taiwan.

Dal Vecchio Continente arrivano tra l'altro diversi segnali positivi per Taipei, dopo le risoluzioni passate dal parlamento europeo per promuovere i rapporti bilaterali di cui abbiamo parlato anche la settimana scorsa.

Intanto, però, continuano le pressioni militari di Pechino. Sabato 23 gennaio stata segnalata la presenza di otto bombardieri cinesi in grado di trasportare armi nucleari, quattro jet da combattimento e un aereo antisommergibile, come avevamo già raccontato la scorsa settimana. Domenica 25 gennaio Taiwan ha denunciato una nuova incursione di aerei da guerra cinesi per il secondo giorno consecutivo e a poche ore da un avvertimento della nuova amministrazione Usa a Pechino. 

Secondo diversi analisti, l'obiettivo di Pechino era (ed è) anche quello di testare la nuova amministrazione statunitense. La risposta è parsa piuttosto decisa: dopo le incursioni, Joe Biden ha infatti chiesto alla Cina di mettere immediatamente fine a ogni interferenza e conferma il sostegno Usa a Taipei. L'amministrazione del nuovo presidente americano ha assicurato che l'appoggio statunitense a Taiwan rimane "solido come una roccia" nonostante i "tentativi di intimidazione" di Pechino, che pare aver ricevuto il messaggio che la linea di Washington su Taipei è bipartisan.

Nei giorni scorsi, il governo cinese ha dichiarato nuovamente che una eventuale indipendenza di Taiwan condurrebbe alla guerra. Indipendenza che, come spiegato qui molte volte, de facto esiste già ma come Repubblica di Cina. Quello che Pechino teme più di tutto è un'indipendenza come Repubblica di Taiwan, sentiero che Tsai Ing-wen ha più volte negato di voler intraprendere.

Nel weekend del 30-31 gennaio sono arrivate nuove incursioni, sia di mezzi militari cinesi sia di mezzi militari americani. 

Intanto, sul fronte sanitario, Taiwan ha registrato il 30 gennaio il primo decesso di un malato di Covid-19 da maggio. La vittima è una donna 80enne con precedenti problemi di salute ed era stata contagiata all'interno di un focolaio legato a un ospedale di Taoyuan, città a nord ovest dell'isola. Le autorità taiwanesi, che hanno dimostrato di saper gestire brillantemente la diffusione del contagio (e sono state elogiate dal vice primo ministro giapponese nei giorni scorsi), si dicono fiduciose sul contenimento dei casi. 

 

ALTRE COSE 

Cina

Significativo discorso di Xi Jinping al forum virtuale di Davos. In particolare, da sottolineare il passaggio sulla dicotomia tra nord e sud del mondo. “Mentre i paesi sono alle prese con la pandemia, le loro riprese economiche stanno seguendo traiettorie divergenti e il divario Nord-Sud rischia di allargarsi ulteriormente e persino di perpetuarsi. I paesi in via di sviluppo aspirano a maggiori risorse e spazio per lo sviluppo e chiedono una rappresentanza e una voce più forti nella governance economica globale". Come ha sottolineato anche China Africa, si tratta di chiaro riferimento al ruolo di leadership e guida del sud del mondo, la principale priorità geopolitica del governo cinese come dimostra l'urgenza e la tonalità con cui agisce in Asia e Africa rispetto ad altre parti del mondo, compresa l'Europa.

Xi ha firmato il decreto presidenziale per l'adozione della legge sulla Guardia Costiera, che ne amplierà i poteri nelle acque dove Pechino ha rivendicazioni con altri paesi. Molti osservatori temono che la nuova legge sia il prodromo di una ulteriore militarizzazione dell'area.

Nel 2021 il governo di Pechino non dovrebbe fissare un obiettivo di crescita del pil, come d'altronde si era capito già dal quinto plenum di fine ottobre. Nel frattempo rafforza il suo controllo sulla sfera digitale, mentre Pechino si avvicina agli Usa per quanto riguarda i brevetti in materia di intelligenza artificiale.

L'ex banchiere ed ex alto funzionario del Partito comunista cinese Lai Xiaomin, condannato a morte da un tribunale di Tianjin per corruzione e bigamia, è stato giustiziato.

A Hong Kong nasce un nuovo partito filo Pechino, pronta intanto alla stretta sulla questione passaporti.

La Cina estende la sua presenza in Gibuti, paese sede della prima base militare permanente all'estero dell'Esercito popolare di liberazione.

 

Vaccino e subcontinente indiano

Prosegue la diffusione del vaccino cinese nel mondo. "Nelle prossime settimane la distribuzione dei vaccini sarà ancora più capillare: a febbraio arriveranno dosi nello Sri Lanka, in Messico, in Perù, ma anche in Brasile e Turchia", spiega Serena Console.

Il vaccino cinese è arrivato anche in Europa, dove è stato approvato da Serbia e Ungheria. Persino la Germania non ha escluso la possibilità di utilizzarlo, qualora fosse ritenuto "sicuro ed efficace".

In Asia si gioca invece una competizione tra il vaccino cinese e quello indiano. Per esempio in Myanmar

Argomento di contesa che si somma alle questioni militari, con nuovi scontri minori al confine (stavolta nel Sikkim, stato indiano incastonato tra Nepal e Bhutan), e a quelle commerciali, con Nuova Delhi che ha operato un ban a tempo indeterminato per 59 app cinesi. 

Tra i dossier c'è anche quello del futuro politico del Nepal, tornato in bilico tra le due sfere di influenza dopo la crisi di governo delle ultime settimane.

In India, dove è in atto una protesta di massa contro la riforma agraria, Twitter ha bloccato decine di account e tweet su richiesta del governo di Narendra Modi perché rappresentavano "una grave minaccia per l'ordine pubblico". 

 

Coree

Ryu Hyeon-woo, ex diplomatico nordocoreano che ha chiesto asilo all'ambasciata sudcoreana in Kuwait, ha dichiarato nella sua prima intervista dopo la diserzione che Kim Jong-un non può rinunciare interamente al proprio arsenale nucleare, ma potrebbe decidere di negoziare una riduzione delle armi in cambio di allentamenti alle sanzioni a cui è sottoposto il Paese. 

Il ministro dell'Unificazione della Corea del Sud, Lee In-young, ha sottolineato la necessità di giungere a una "soluzione flessibile" per la conduzione delle prossime esercitazioni congiunte tra le Forze armate di Corea del Sud e Stati Uniti, ed evitare di alimentare ulteriormente le tensioni inter-coreane.

Il presidente sudcoreano Moon Jae-in ha parlato al telefono con Xi Jinping, promettendo di rafforzare la cooperazione bilaterale e preparando la strada alla prossima visita del presidente cinese a Seul.

Nuovo colpo alla figura di Park Won-soon, l'ex sindaco di Seul morto la scorsa estate. 

 

Giappone

Il neo segretario di Stato americano, Anthony Blinken, ha garantito sostegno a Tokyo sul tema delle isole Senkaku/Diaoyu, controllate dal Giappone ma rivendicate dalla Cina.

Nel frattempo il governo nipponico promuove la presenza dell'Australia nel mar Cinese orientale. Nel 2020 Tokyo e Canberra hanno firmato degli accordi difensivi e hanno partecipato insieme alle esercitazioni militari congiunte di Malabar in ambito Quad.

Problemi di consenso per il primo ministro Suga Yoshihide, nella lunga rincorsa che porterà il partito liberaldemocratico a scegliere il suo leader per le elezioni del prossimo ottobre.

 

Mongolia

Il governo mongolo si è dimesso dopo le proteste delle scorse settimane. La mossa di Ukhnaagiin Khurelsukh, il primo ministro, potrebbe essere tattica e rivolta alle presidenziali del prossimo giugno.

 

Sud-est asiatico

Nel suo giro di telefonate con i colleghi asiatici, Antony Blinken ha parlato anche con il ministro degli Esteri delle Filippine, Teodoro Locsin, promettendo "l'appoggio alle rivendicazioni dei Paesi del Sud-est asiatico in risposta alle pressioni della Repubblica Popolare Cinese". Nelle Filippine timori  e proteste sulla nuova legge sulla guardia costiera cinese.

Blinken ha parlato anche con il ministro degli Esteri e il vice primo ministro della Thailandia.

Tra Cina e Indonesia resta aperto il dossier dei marinai cinesi detenuti da Giacarta.

Interrogativi sul futuro politico e geopolitico di Cambogia e Laos.

Il Regno Unito post Brexit guarda all'Asia. Dopo l'accordo commerciale con il Vietnam, Londra vuole entrare nel TPP.

 

Pacifico

La Nuova Zelanda vuole un upgrade dell'accordo commerciale con la Cina, sottoscritto nel 2008, e chiede all'Australia di stemperare le tensioni con Pechino.

Il ministro degli Esteri taiwanese è stato in visita a Palau, arcipelago del Pacifico e uno dei 15 alleati diplomatici di Taipei.

Le Cook Islands, in profonda crisi economica a causa del Covid, guardano alla Cina per ricevere prestiti.

Vanuatu ha bloccato una imbarcazione cinese accusata di pesca illegale.

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