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Esteri
Il jet russo e il gioco sporco della Turchia. Due ipotesi sul tavolo

di Paolo Sensini

La Turchia ha stabilito unilateralmente dal giugno 2012 una "zona tampone" di 8 chilometri all'interno del territorio siriano. Da quel momento l'aviazione militare turca considera come target nemico ogni aereo che voli a meno di 8 chilometri dalla sua frontiera. In ogni caso, visto che hanno ucciso i due piloti russi mentre si paracadutavano dall'aereo in fiamme, le spiegazioni possono essere solo di due tipi: o i tagliagole operavano nell'immediato ridosso del confine turco, il che giustifica pienamente l'intervento dei jet russi, oppure i terroristi si trovavano a operare direttamente in territorio turco, il che tra l'altro è un segreto di pulcinella essendo documentata la loro presenza almeno dall'ottobre 2011.

In entrambe le circostanze, comunque la si rigiri, è fin troppo evidente il gioco sporco del governo turco e la politica terroristica nei confronti della Siria condotta da Erdogan. Resta solo da sciogliere un dubbio, e cioè se una simile provocazione contro la Russia sia stata o meno concordata con Washington. Ma questo, al momento, è materia solo per "complottisti".

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