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Esteri
L'Ucraina? E' solo la prima tappa. Putin conquista l'Europa "decadente"

Putin ha in testa la realizzazione di un disegno geopolitico dell’impero euro-asiatico basato sulla religione ortodossa per fare della Russia cristiana la nazione “liberatrice” del mondo

Non è facile restare lucidi e riflettere mentre tuona il cannone, muoiono tanti innocenti, continua a salire senza sosta il numero dei rifugiati che ogni giorno attraversano il confine polacco-ucraino in fuga dalla guerra più devastante in Europa dal secondo conflitto mondiale. L’Italia deve fare di più e meglio, ritagliandosi un proprio ruolo politico di mediazione, parlare chiaro con Putin ma lasciando aperto il dialogo: sì nella UE, sì nella Nato, sì nell’Occidente ma decisi a percorrere autonomamente anche il più piccolo spiraglio per evitare il peggio sapendo che il popolo ucraino è da sostenere ma il nemico non è il popolo russo. Non è facile.

Ma l’Italia non può limitarsi a seguire supinamente le direttive Usa e Ue, dopo i limiti e gli errori già fatti anche su questa vicenda, registrare gli eventi, rinchiudersi nel proprio orticello, tappando i propri buchi che potrebbero presto diventare voragini sul piano economico, sociale, politico. Chi aggredisce sbaglia sempre ed è sempre colpevole La matassa è comunque ingarbugliata e poco conta oggi dividersi su chi, fra le parti, ha sbagliato di più, avvampando il fuoco di questo caos. Putin parla ancora di semplice “azione militare” quando è a tutti gli effetti una guerra devastante che, verosimilmente, si chiuderà con un bagno di sangue e con la devastazione dell’Ucraina intesa dal rais russo come tappa per espandersi a Occidente dopo lo smacco del 2007 della cacciata dal G8 in seguito all’occupazione della Georgia.

Putin ha in testa la realizzazione di un disegno geopolitico dell’impero euro-asiatico basato sulla religione ortodossa per fare della Russia cristiana la nazione “liberatrice” del mondo. Non a caso il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha tracciato la linea parlando di un nuovo “ordine postoccidentale”. In questa sua volontà egemonica Putin trova terreno fertile nella debolezza complessiva dell’Europa e dell’Occidente, senza più bussola identitaria, culturale, politica. Su questo ha non poche ragioni il filosofo Aleksandr Dugin, considerato il “Rasputin di Putin” nel sostenere che l’Europa occidentale ha perso la sua identità geopolitica e “sta nella trappola della modernità e della postmodernità, il progetto della modernizzazione liberale va verso la liberazione dell’individuo da tutti i vincoli con la società, con la tradizione spirituale, con la famiglia, con l’umanesimo stesso.

Questo liberalismo libera l’individuo da ogni vincolo. Lo libera anche dal suo gender e un giorno anche dalla sua natura umana. Il senso della politica oggi è questo progetto di liberazione. I dirigenti europei non possono arrestare questo processo ma possono solamente continuare: più immigrati, più femminismo, più società aperta, più gender, questa è la linea che non si discute per le élite europee… ideologicamente orientate verso il liberalismo ideologico”. “La Russia – secondo Dugin – è oggi considerata il nemico dell’Europa perché Putin non condivide questa ideologia postmoderna liberal. Siamo nella guerra ideologica, stavolta non fra comunismo e capitalismo, ma fra élite politicamente corrette, l’aristocrazia globalista, e contro chi non condivide questa ideologia, come la Russia.

L’Europa occidentale è decadente, perde la propria identità, con la politica dell’immigrazione  e del gender: era la patria del logos, dell’intelletto, del pensiero e oggi è una caricatura di se stessa. I russi devono salvare l’Europa dalle élite liberal che la stanno distruggendo”. Esagerazioni ideologiche o semplice presa d’atto di quel che da anni sta accadendo? L’occidente non capisce o finge di non capire nemmeno adesso nel tunnel della tragedia ucraina qual è la posta in gioco, qual è il vero obiettivo di Putin: cioè quello di esportare il “mondo russo” fermando la deriva morale, culturale, religiosa dell’Occidente oramai senza più valori per giustificare le proprie mire geopolitiche. Lo scontro, stavolta, è davvero arduo. E non riguarda solo il campo di battaglia, oggi in Ucraina, domani chissà dove. 

 

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