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Esteri
Usa, minacce in centro ebraico Houston: è allerta nazionale

L'Evelyn Rubenstein Jewish Community Center (Jcc) di Houston, in Texas, un grande centro ebraico che ospita impianti sportivi ed una scuola, ha ricevuto ieri la minaccia di un attacco dinamitardo che fortunatamente si e' rivelato un falso allarme. Dall'inizio dell'anno, cioe' in meno di due mesi, sono state 61 le minacce rivolte contro 55 centri ebraici americani piu' uno in Canada, secondo i dati forniti dalla Jcca, l'associazione degli Jcc.

Il centro di Houston, esortando a segnalare ogni pacco o azione sospetta, ha sottolineato come tutti i centri ebraici degli Stati Uniti siano stati allertati contro possibili attentati. "Come Jcc facciamo parte della rete Scn (Security Comunity Network) affiliato alla Federazione ebraica del Nordamerica e, in risposta a queste crescenti minacce - hanno spiegato al centro di Houston - abbiamo rafforzato la sicurezza e veniamo costantemente aggiornati dal Scn e dalla Adl", la Lega anti-diffamazione, un gruppo di pressione fondato nel 1913 negli Usa "per fermare, per mezzo di appelli alla ragione ed alla coscienza e, se necessario, alla legge, la diffamazione nei confronti degli ebrei". Nel quartiere del centro Evelyn Rubenstein, a Meyerland, una zona residenziale di Houston non distante da downtown e abitata in prevalenza da ebrei, la gente comincia ad avere paura.

"Sto seriamente pensando di togliere mia figlia dalla scuola per quello che sta succedendo intorno alle comunita' ebraiche dall'elezione del presidente Donald Trump", ha raccontato all'Agi una signora che frequenta la palestra dello Jcc di Houston. "Ieri stavo facendo ginnastica quando e' scattato l'allarme. Sono corsa da mia figlia nel panico e non credo di poter vivere con questo tipo di ansia".

Simili episodi ed atti di vandalismo si sono verificati in centri ebraici di altre citta' americane come Cleveland, Chicago, Tampa, Albuquerque, Nashville, Buffalo.

"L'America e' una nazione costruita sul principio della tolleranza religiosa. Dobbiamo proteggere le nostre case e i nostri luoghi di culto e di preghiera". Cosi' la figlia del presidente Donald Trump, Ivanka, ha risposto all'ondata di minacce di attacchi ricevuta da centri ebraici e sinagoghe negli Stati Uniti. Ivanka, che si e' convertita all'ebraismo per il marito Jared Kushner, figlio di ebrei ortodossi scampati all'Olocausto, e' la prima della famiglia presidenziale a commentare gli allarmi bomba in aumento esponenziale nei centri ebraici. L'ultimo ieri a Houston, in Texas. Nel solo mese di gennaio, 48 centri comunitari ebraici (Jcc, Jewish Community Center) in 26 stati americani e uno in Canada hanno ricevuto 60 minacce di attentati dinamitardi, secondo i dati diffusi dalla Jcca, l'associazione degli Jcc. Lunedi' scorso, altri 11 allarmi bomba hanno riguardato istituti ebraici negli Stati Uniti. In una nota, l'ufficio per le violazioni dei diritti civili dell'Fbi, ha comunicato di aver aperto un'indagine relativa alle minacce contro gli ebrei. Fino a questo momento, non e' stato rinvenuto alcun ordigno ma sono state vandalizzate scuole ebraiche e sinagoghe, anche con svastiche disegnate sui muri o sulle auto in quartieri di citta' Usa abitati in prevalenza da ebrei.

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