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Esteri
Xi a Tokyo, Kim, Cina-Bhutan, Taiwan-Somaliland e Schengen: pillole asiatiche

HONG KONG, IL GIAPPONE FA SALTARE LA VISITA DI XI? - L'entrata in vigore della legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong sta avendo ripercussioni non solo sul fronte interno e non solo sul fronte globale, ma anche su quello regionale. In particolare, il Giappone è il paese più attivo sull'argomento. Il ministro della Difesa Taro Kono, ha avvertito che il varo della legge avrà "ricadute significative" sulla visita di Xi Jinping a Tokyo. Visita che avrebbe dovuto compiersi già lo scorso aprile e che era stata rinviata per la pandemia. Il problema è che il clima tra i due big d'Oriente è peggiorato notevolmente negli ultimi mesi. Abe, che aveva subito diverse critiche per aver atteso a lungo prima di chiudere i voli con la Cina, ha lanciato la "China Exit", un programma volto a incentivare le imprese nipponiche a lasciare l'Impero Celeste e tornare in madrepatria oppure spostare le linee di produzioni in altri paesi del sud est asiatico. Sono cresciute le tensioni sulle isole contese Senkaku/Diaoyu e il governo giapponese è stato molto attivo anche a sostegno di Taiwan, per esempio sulla questione Oms. La legge sulla sicurezza nazionale rischia di mandare in archivio non solo la visita di Xi a Tokyo ma anche le speranze di un cambio di passo nei rapporti bilaterali.

FRONTIERE SCHENGEN E APERTURE FITTIZIE

Post scriptum sulla questione della riapertura delle frontiere esterne a Schengen. Sottolineando l'enorme differenza dell'andamento pandemico tra Usa e Cina, va detto che chiedere la reciprocità a Pechino (ma non per esempio al Giappone) significa di fatto tenere chiuse le frontiere ai voli da quel paese. Anche perché Pechino ha dimostrato di reagire in maniera vigorosa alla comparsa del primo focolaio (vedi quanto successo nella capitale nelle scorse settimane). In tutto ciò restano chiusi i voli anche con Taiwan che da inizio epidemia ha 7 decessi. Pare un po' una catena viziosa: no agli Usa e allora fittizio sì alla Cina, fittizio sì alla Cina e allora niente Taiwan.

COREE, MOON JAE-IN CHIEDE UN SUMMIT TRUMP-KIM JONG-UN - Dopo le nuove tensioni delle scorse settimane, Seul torna a guardare verso Washington. Moon Jae-in ha infatti espresso l'auspicio che Donald Trump e Kim Jong-un possano incontrarsi di nuovo a breve, prima delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti in programma il prossimo 3 novembre. Il presidente degli Usa e il leader nordcoreano si sono già incontrati tre volte. La prima, poco più di due anni fa, a Singapore. L'evento aveva chiuso il periodo dei test missilistici e del "rocket man", portando con sé diverse speranze per un accordo che invece non è mai arrivato. Né nel febbraio 2019 in Vietnam, in un vertice considerato un fallimento e chiuso in anticipo, né tantomeno nel meeting fotografico nella zona demilitarizzata tra le due Coree, avvenuto il 30 giugno dello scorso anno. Da allora, i negoziati sono del tutto in stallo e, dopo le elezioni legislative di aprile in Corea del sud e la temporanea sparizione di Kim in Corea del nord, il clima sulla penisola è tornato rovente. Pyongyang ha fatto saltare in aria l'uffficio di collegamento di Kaesong, ma poi ha evitato altre azioni. Moon, che punta da sempre la sua politica estera sul dialogo intercoreano, spera che un Trump in versione elettorale possa riuscire a coinvolgere Kim in un nuovo round di colloqui.

DISPUTE TERRITORIALI CINA-BHUTAN - Durante la 58esima riunione del Global Environment Facility Council (che, come dice il nome, si occupa di temi legati all'ambiente), la Cina si è opposta ai finanziamenti alla zona protetta per la fauna selvatica di Sakteng, in Bhutan. Pechino sostiene che il progetto coinvolga un territorio conteso. Thimphu (la capitale del regno himlayano) ha mandato una nota nella quale rivendica la piena sovranità sul territorio dell'area protetta. Si tratta della prima volta in cui questa zona protetta raccoglie fondi internazionali e questo avrebbe dato alla Cina la possibilità di muoversi su un altro dei tanti fronti territoriali aperti coi vicini asiatici. Il tutto si inserisce nella più ampia contesa con l'India. Nel 2017 gli scontri tra militari cinesi e indiani nascevano dalla costruzione di una strada che lambiva proprio l'area contesa tra Cina e Bhutan, ritenuto molto vicino a Nuova Delhi. Nell'opposto "schieramento", se così si può chiamare, c'è invece il Nepal, sempre più vicino a Pechino e più ostile all'India, come dimostra la pubblicazione di una nuova cartina che comprende aree contese con il gigantesco vicino. Tra Nepal e Bhutan è incastonato il Sikkim, stato indiano al centro di una delle tante contese tra Pechino e Nuova Dehli.

TAIWAN, UFFICIO DIPLOMATICO IN SOMALILAND - Il governo taiwanese ha annunciato l'apertura di un ufficio di rappresentanza in Somaliland, una autodichiarata repubblica senza nessun riconoscimento della comunità internazionale. Si trova nella parte nord occidentale della Somalia, tra Etiopia e Gibuti, dove tra l'altro la Cina ha la sua per ora unica (ufficiale) base militare all'estero. Il ministro degli Esteri di Taipei, Joseph Wu, ha annunciato l'apertura di una sede diplomatica, facendo riferimento a un comune "amore per libertà e democrazia". Diversi analisti sostengono che la benedizione taiwanese alla Repubblica di Somaliland possa in realtà essere controproducente perché Taipei, in un momento nel quale ha incassato numerosi riconoscimenti per la sua gestione della pandemia sulla scena internazionale, rischia di abbassare l'asticella dei suoi rapporti diplomatici. Il governo taiwanese, dal canto suo, cerca di aumentare il numero dei rapporti diplomatici ufficiali dopo essere rimasta con soli 15 paesi a riconoscere la Repubblica di Cina come stato indipendente.

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