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Ex M5s, Corrao: poca consapevolezza, in Italia serve una forza verde più forte

Ex M5S nei Verdi Ue: la scissione "annunciata" 

Giovedì 3 dicembre quattro eurodeputati pentastellati, Piernicola Pedicini, Rosa D'Amato, Ignazio Corrao e Eleonora Evi, abbandonano il gruppo, annunciando “di voler proseguire l'impegno a favore delle battaglie di cui sono stati portavoce in questi anni, mettendo al primo posto la difesa del pianeta e la tutela della salute dei cittadini”. Sei giorni dopo un tweet del partito Verdi europei conferma la scissione dei deputati dal movimento e il nuovo ingresso "nell'onda verde": “Oggi il nostro Gruppo si allarga. Abbiamo 4 nuovi eurodeputati italiani che entrano a far parte del gruppo Verdi. Non vediamo l'ora di lavorare con voi su giustizia sociale, diritti umani e politica climatica". Ignazio Corrao, in conferenza stampa a Bruxelles, definisce la secessione un atto "necessario", poichè "dentro al movimento i progetti per uno spazio più mediterraneo ed ambientalista non erano più realizzabili". 

Ex M5S nei Verdi Ue: l'intervista a Ignazio Corrao 

Interpellato da Affaritaliani.it, l’eurodeputato Corrao ribadisce la necessità di un cambio di passo nazionale sulle tematiche "verdi". Ma prima di fissare "obiettivi", è necessaria una trasformazione culturale, una presa di coscienza maggiore, sia a livello popolare che politico. Resta invece aperta la possibilità di creare un partito ecologico italiano "più forte", senza però la certezza di una data. 

Il Covid-19 ha portato il Pianeta a confrontarsi con una crisi epocale sotto diversi punti di vista, da quello economico-finanziario a quello politico-burocratico, passando per il lato più psicologico-emotivo. Ma anche sul fronte ambientale ha messo in luce l’insostenibilità dei nostri stili di vita, la necessità di un reale cambio di passo. Quali sono, a oggi, le prospettive che l’Italia ha intenzione di mettere in campo per ripensare a una “nuova normalità”, un futuro prossimo all’insegna di “obiettivi verdi”? 

"L’emergenza climatica é già realtà da qualche decennio, il covid-19 ha solo accelerato un processo di consapevolezza dei problemi ambientali che adesso hanno maggior risalto perché strettamente correlati alla fragilità e all'insostenibilità dell’economia globale.  

Il percorso è segnato e ogni paese, Italia compresa, ha capito che deve dare una svolta alle proprie politiche e alzare le ambizioni, che ancora restano però in realtà modeste. L’Europa con il Green deal ha tracciato la strada per un cambiamento, almeno dal punto di vista teorico, epocale. Ma solo con l’aiuto di ogni singolo stato membro in Europa si potrà realizzare. L’Italia si trova al bivio, come altri paesi europei, dovendo decidere quali obiettivi darsi per il futuro e come coordinarli. 

Credo però che prima di fissare obiettivi, vi sia un urgente bisogno di cambiare mentalità e ambizioni. Da nord a sud abbiamo tanti esempi di come cittadini, comunità e imprenditori si stiano avvicinando e sensibilizzando sui temi della sostenibilità, capendo che le nuove sfide globali, non solo ambientaliste, ma anche economiche e sociali, verteranno sul rispetto dell’ambiente. C’è ancora tanto da fare affinché tutta l’Italia remi dalla stessa parte". 

Volgendo lo sguardo ai nostri vicini, come Svizzera, Germania, Francia, vediamo che “l’onda verde” ha ricevuto nell’ultimo anno e mezzo un riscontro elettorale, ma anche mediatico importante. Invece in Italia, rispetto a questi, ma anche ad altri paesi europei, la questione ambientale, fa ancora fatica a entrare nell’agenda politica e nelle coscienze popolari. Perché? 

"Al di là dell’impatto mediatico, elettorale che lei chiama giustamente onda verde, io osserverei le tante sfide intraprese in questi paesi che hanno portato risultati importanti sul territorio non solo a livello ambientale, ma anche sociale e lavorativo, con investimenti che guardano a nuove professioni che generano e genereranno nuovi posti di lavoro e una società più sostenibile. Penso che in Italia siamo in ritardo e come le dicevo prima vi è una mancanza di consapevolezza sul tema. Forse si dovrebbe partire dalla scuola, da una forte educazione civica-ambientale. In realtà l’italia soffre della sindrome dei paesi del Mediterraneo in cui certe tematiche arrivano in differita, e anche tra nord e sud Italia i tempi sono spesso, volutamente, diversi. 

Qui non si tratta di seguire un trend o una moda, ma di capire che c’è rimasto poco tempo per evitare la catastrofe naturale in tutto il globo. Anche gli imprenditori più scrupolosi devono capire che le sorti dell’economia sono strettamente legate alla questione ambientale, per cui un investimento fatto bene oggi nel rispetto dell’ambiente porterà benefici in futuro a tutta la comunità diminuendone i costi. Gli italiani sono pronti a cambiare faccia e a voltare le spalle ad una politica industriale vecchia e inadeguata alle nuove sfide. Bisogna costruire una mentalità che dal territorio influenzi la politica. Il più grande ostacolo tra cittadini e il governo sono i grandi interessi delle lobby di una classe industriale che fa fatica a veder il cambiamento epocale e che non rinuncia al facile guadagno di breve termine". 

Proiettandoci all’interno del Movimento Cinque Stelle, Luigi Maio ha più volte sostenuto che: “L’economia verde sarà l’asse portante dell’economia che verrà”. Secondo lei, anche a fronte della neo-scissione dalla delegazione europea, il M5s ha rispettato le promesse in materia di politiche ambientali (e non)? 

"Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Di sicuro è mancata (e manca) quell'atteggiamento di radicale cambio di paradigma che un partito che si professa ambientalista deve avere. È un problema tipicamente italiano, sia il PD che il M5S usano la tecnica del "greenwashing", ossia il sostenere delle giuste iniziative in senso ambientalista o parte di esse, ma poi crollano davanti alle grande sfide dove si dovrebbe avere il coraggio di affrontare dei colossi dell'inquinamento, che in Italia di verde vedono solo il semaforo rispetto alle loro richieste alla politica. L'esempio clamoroso è quello di ENI, dove entrambi i partiti di governo continuano a sostenere, anche economicamente, la gestione Descalzi che di certo non guarda alla sostenibilità del Pianeta. Con i miei colleghi ci stiamo battendo affinché la transizione sia reale e più verde possibile, ossia senza ruoli preponderanti per fossili o gas. 

L’economia verde del futuro, come dice Di Maio, dipenderà da quello che facciamo oggi, magari strizzando l’occhio da subito per le rinnovabili e accelerando investimenti, anche cospicui, per tecnologie che ci portino il prima possibile fuori dalla transizione. Le faccio un esempio con il tanto discusso Idrogeno. È incredibile come le cose stiano andando veloce e lontano in altri paesi per quello che riguarda la produzione di idrogeno verde da fonti rinnovabili e quanto ci ritroviamo indietro qui in Italia. Una rivoluzione verde che raccoglie sotto lo stesso ombrello tutti i settori. Dall’agricoltura alla pesca, dalla digitalizzazione all’innovazione passando soprattutto dal settore energetico. Un’occasione da non mancare, in cui ogni voto, ogni emendamento oggi avrà valore domani. Anche la PAC è stata una occasione mancata (io e i 3 colleghi abbiamo votato contro). Un esempio di quello che si vuole far passare come transizione o compromesso, ma che se confermato porterà un ritardo (ossia fino al 2030) fatale e nocivo ad uno dei più importanti settori in Italia". 

L’Italia ha tra i suoi programmi la possibilità di creare un partito verde più forte? Se così fosse, su che cosa può essere utile puntare in un momento storico di transizione come questo?

"Il terzo Paese più popoloso d'Europa ha bisogno di una forza "verde" che abbia un peso determinante nella vita politica nazionale, regionale e delle comunità locali. Una forza a due cifre per intenderci. È inevitabile che ciò avvenga, il problema è capire quando, visto che di solito da noi si realizzano con un po' di ritardo i cambiamenti sociali che avvengono in altri Paesi europei. Finora non è successo perché le rispettabili realtà ambientaliste sono state piccole e separate tra loro, e anche perché il M5s ha assorbito parte di quei gruppi facendo il partito pigliatutto.

Oggi c'è un grande bisogno di mettere intorno al tavolo tutte le realtà, sociali e politiche, che hanno realmente a cuore il futuro dei territori e del Pianeta e che operino su una rivoluzione culturale e civica per gli italiani. Credo siano tanti i cittadini che si identificano nella nuova ondata verde che sta crescendo in Europa e magari sperano che prenda corpo in modo aperto e partecipativo anche in Italia. Lavoriamo a questo obiettivo, dare la possibilità a chi vuole impegnarsi per vivere in un Paese migliore di avere il suo giusto spazio, senza trovarsi le solite manovre di palazzo davanti. Oggi chi si avvicina alla politica deve scontrarsi, soprattutto sui social, con odiatori seriali e disinformazione sistematica foraggiata dai partiti e dalle agenzie di comunicazione che creano fake idols, indirizzano le percezioni e inquinano qualsiasi dibattito civile per conto loro. Bisogna lottare per generare qualcosa di diverso, per tornare ad infondere fiducia, speranza e soprattutto voglia di mettersi in gioco per cambiare le cose". 

 

 

 

 

 

 

 

 

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