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Nucleare, a dieci anni da Fukushima. “Tra le fonti energetiche più sicure”

Nucleare, Marco Ricotti (Politecnico di Milano): “Un problema di percezione e racconto” 

Dieci anni dopo Fukushima, si riflette ancora sul ruolo che l'energia nucleare può ricoprire nelle società asiatiche e non solo. Il quadro è ampio e complesso. A pesare, oltre all’impatto devastante degli eventi, è anche l’immaginario collettivo, che tende ad associare al termine nucleare “rischio” e “pericolo” in modo inevitabile. In occasione del decennale, Affaritaliani ha intervistato il professor Marco Enrico Ricotti, esperto di Energia nucleare del Politecnico di Milano, che spiega che se da una parte “è sempre utile ricordare che il rischio zero non esiste, in nessuna attività umana”, dall’altra “nonostante l’eccezionalità dell’evento naturale, l’incidente di Fukushima-Daiichi poteva essere evitato o almeno gestito meglio, come peraltro dimostrato dalle due centrali vicine di Onagawa e Fukushima-Daini, che hanno resistito senza problemi sia al sisma sia allo tsunami”, dice il professore. “Se non ci facciamo guidare dall’emozione o dal pregiudizio ma guardiamo ai dati, allora il nucleare e le rinnovabili sono le fonti energetiche più sicure”, continua Ricotti.

Il problema principale legato al nucleare, afferma Ricotti, “è la sua percezione e il racconto che se ne fa, spesso non adeguatamente supportato da informazioni tecnico-scientifiche adeguate”. Inoltre, nel dopo Fukushima, in termini di sicurezza “il settore nucleare si è imposto modifiche e miglioramenti almeno in tre aspetti: la capacità di rispondere anche a eventi e scenari imprevisti, con nuovi mezzi sia tecnologici sia organizzativi, il rafforzamento dell’indipendenza degli organi di sicurezza e controllo, il miglioramento dei processi di trasparenza e informazione e di coinvolgimento della popolazione. Infine, nei reattori di nuova generazione oggi in costruzione, spesso si adotta la strategia dei “sistemi di sicurezza passivi”, che non necessitano di alimentazione elettrica e di intervento umano, e quindi avrebbero potuto funzionare anche in uno scenario tipo Fukushima”. 

Nucleare, Marco Ricotti (Politecnico di Milano): "Un attore importante per la riduzione delle emissioni" 

E chi decide di frenare e chiudersi, sottolinea l’esperto “è comprensibile”. Ma la scelta “è certamente più emotiva che sostanziata da dati tecnico-scientifici. E non tocca solo Tokyo e Taiwan. Ma anche la Germania ha avuto bisogno di una “Etik Kommission” (nessuno scienziato coinvolto) per giustificare la chiusura di metà delle centrali nucleari e l’uscita dal nucleare. E l’Italia aveva un referendum già pronto prima dell’incidente”. 

Se al nucleare si associasse la parola “opportunità”, la prospettiva futura potrebbe cambiare. “Ormai anche l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), che ben conosciamo per la sua attività di studi e informazione sui cambiamenti climatici, e la IEA nei loro report – dichiara Ricotti– lo indicano quale attore importante, insieme alle rinnovabili, nel contributo alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Immaginiamoci cosa succederebbe nel nostro continente, se il 27% dell’energia elettrica oggi prodotta dalle centrali nucleari dovesse essere rimpiazzata in breve tempo da fonti fossili o da fonti rinnovabili: nel primo caso, aumenteremmo significativamente l’emissione di CO2 equivalente in atmosfera, nel secondo caso creeremmo problemi ingestibili alla rete elettrica europea e dovremmo investire notevoli risorse finanziarie pubbliche”.

Invece, conclude l’esperto, “nucleari e rinnovabili possono coesistere, anzi il nucleare potrebbe favorire la crescita delle rinnovabili, garantendo una produzione certa e programmabile di energia CO2-free. Soprattutto quando saranno disponibili nuove tecnologie quali gli Small Modular Reactors, più semplici e meno costosi da costruire e più facilmente accoppiabili a rinnovabili, produzione di idrogeno e cogenerazione. I primi reattori saranno realizzati in questo decennio”.

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