Osservatorio ANBI: piogge e neve migliorano la situazione idrica, ma il deficit resta - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 14:51

Osservatorio ANBI: piogge e neve migliorano la situazione idrica, ma il deficit resta

Gargano (ANBI): "È lecito chiedersi se i tre giorni del medicane Harry, in cui la crisi climatica ha mostrato il suo volto più feroce sul Mezzogiorno, potevano essere affrontati con maggiore sicurezza, limitando i danni"

di Redazione

Osservatorio ANBI: dalla siccità all’emergenza idrogeologica, la gestione delle risorse idriche richiede infrastrutture e cultura civile

Le abbondanti piogge e le nevicate di gennaio hanno portato sollievo ai bacini idrici italiani, ma non bastano a sanare i deficit accumulati negli ultimi mesi. A segnalarlo è il settimanale report dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, che mette in luce come eventi meteorologici estremi come il medicane Harry abbiano esaltato il paradosso dell’estremizzazione climatica: in pochi giorni vaste zone di Sardegna, Sicilia e Calabria sono passate dalla siccità estrema all’emergenza idrogeologica. L’aridità dei suoli e la loro impermeabilità hanno accentuato il ruscellamento, limitando l’efficacia delle precipitazioni.

In Sardegna le dighe hanno trattenuto oltre 717 milioni di metri cubi d’acqua in più rispetto a dicembre, raggiungendo il 72% di riempimento, ma persistono zone critiche come la Nurra, dove i bacini raggiungono solo il 47-48% della capacità, e il lago di Maccheronis, appena al 48,5%. Al contempo, alcune aree centrali e orientali sono arrivate a livelli tali da dover effettuare rilasci verso valle, come il Basso Sulcis e le dighe dell’Ogliastra, dove le cumulate di pioggia hanno superato i 540 millimetri, e l’Alto Taloro, nel Nuorese. La neve, infine, ha contribuito a colmare il deficit sui bacini del Flumendosa, con un incremento del 139% rispetto a dicembre.

Anche in Sicilia i bacini idrici hanno beneficiato delle precipitazioni di gennaio, con cumulate medie di 186 millimetri e punte record di 619 millimetri a Pedara. Considerando la media storica annua di 632 millimetri, questi apporti rappresentano quasi un terzo della pioggia attesa in un anno, con un aumento dei volumi invasati del 79%, pari a oltre 75 milioni di metri cubi. In Basilicata, la normalizzazione del bilancio idrico prosegue più lentamente, con i principali invasi Monte Cotugno e Pertusillo che raccolgono complessivamente oltre 185 milioni di metri cubi, pari al 47% della capacità autorizzata.

La situazione in Puglia è variabile: mentre sui monti Dauni e sulla Capitanata si sono registrati accumuli di circa 43 millimetri, nel Salento le precipitazioni hanno superato i 100 millimetri. Gli invasi di Occhito e Marana Capacciotti mostrano una ripresa, ma altri bacini come Capaccio e San Pietro sull’Osento rimangono sotto la capacità minima, evidenziando un aumento dei volumi invasati nel Foggiano ma un livello complessivo ancora critico, pari al 26% della potenzialità.

È lecito chiedersi se i tre giorni del medicane Harry, in cui la crisi climatica ha mostrato il suo volto più feroce sul Mezzogiorno, potevano essere affrontati con maggiore sicurezza, limitando i danni e se, contestualmente alle azioni volte ad aumentare la resilienza agli eventi meteorologici estremi, si possa trarre anche beneficio da fenomeni così intensi”, afferma Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI. Francesco Vincenzi, Presidente ANBI, sottolinea che la risposta risiede nella costruzione di nuove infrastrutture, come il Piano Invasi Multifunzionali, che conta circa 400 progetti pronti e in attesa di finanziamento, e nella diffusione di una cultura della prevenzione civile.

La neve caduta a gennaio ha contribuito a colmare il gap accumulato nella stagione autunno-invernale 2025, riducendo il deficit nivale al 34% complessivo. Sul bacino del Po si è passati da un -48% di dicembre a -19% a gennaio, con notevoli differenze tra regioni, mentre Nord-Est e Appennini presentano situazioni più critiche, con deficit ancora elevati sull’Adige, il Brenta, il Crati e il Sangro, fino all’83% sul bacino del Sangro. In Campania le portate dei fiumi restano abbondanti grazie alle piogge recenti, mentre nel Lazio i livelli dei laghi Albano, Nemi, Sabatino, Vico e Bolsena sono in crescita, così come i flussi del Tevere e del Velino, mentre l’Aniene resta sopra la media.

In Umbria, la crescita del lago Trasimeno è stata minima, mentre gli invasi di Arezzo aumentano le portate del Chiascio e riducono quelle della Paglia. Marche, Toscana e Liguria registrano incrementi significativi dei livelli idrometrici e delle portate dei fiumi, con aumenti anche superiori al 100% rispetto alla media su alcuni corsi d’acqua toscani, mentre il fiume Serchio segna un +121% dei flussi. Piemonte, Valle d’Aosta e Lombardia mostrano situazioni differenziate: la neve lombarda resta inferiore alla media del bacino padano (-47,7%), mentre i livelli dei principali laghi crescono solo in parte. Il Veneto vede un raddoppio delle portate del Piave (+550% rispetto alla media), ma decrescono quelle del Bacchiglione. Infine, il Po riflette le condizioni meteorologiche: in Piemonte le portate calano, mentre in Emilia-Romagna e Lombardia aumentano, superando del 2% i valori medi del periodo in prossimità del delta.