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Sharing mobility, 1 italiano su 10 iscritto almeno a 1 servizio: boom nel 2021

Dodicimila automobili, 3.000 scooter e 36 mila biciclette: questi sono oggi i numeri della mobilità condivisa per complessivi 50 milioni di spostamenti entro l’anno in corso, con un incremento del 52% rispetto al 2018; senza contare il nuovo decreto sulla micromobilità che spinge verso l’uso di monopattini elettrici, hoverboard, segway e monowheel.

Continua a crescere la sharing mobility in Italia. L’uso condiviso di automobili, motociclette e bici convince ogni anno un numero sempre maggiore di nostri connazionali, consentendo di ampliare progressivamente il numero di mezzi e di stabilire nuovi record di chilometri percorsi.

Dietro le quinte dei maggiori operatori —anche di quelli più famosi come il player delle «Cinquecento rosse»— c’è un big player finora rimasto nell’ombra. Stiamo parlando di GreenVulcano (www.greenvulcano.com) che —con i suoi oltre 100 dipendenti ed un’esperienza consolidata in 20 anni di attività— è oggi uno dei laboratori di ricerca e sperimentazione più attivi del «made in Italy hi-tech».

Con sedi a Roma, Milano, Napoli e Boston, è proprio GreenVulcano a tracciare oggi un bilancio della situazione italiana, sottolineando come la rivoluzione della sharing mobility è in atto in Italia con numeri in linea con i migliori trend mondiali.

«Oggi si contano 12 mila automobili, 3.000 scooter e 36 mila biciclette in sharing, per complessivi 50 milioni di spostamenti che saranno compiuti entro quest’anno —il 52% in più rispetto al 2018— con un’offerta che si fa sempre più verde, grazie all’aumento dei mezzi elettrici (oggi al 48% della flotta totale) e di veicoli sempre più leggeri e meno ingombranti» precisano gli esperti di GreenVulcano, da oltre 20 anni —appunto— sul campo nel mercato dell’innovazione tecnologica, con un forte orientamento all’integrazione e al mondo IoT.

Roma, Milano, Torino e Bologna presentano l’offerta migliore per mezzi a disposizione per abitante e per numero di noleggi. Mentre nelle Isole emergono Cagliari e Palermo. Ma la distribuzione della sharing mobility in Italia non è ancora omogenea.

L’obiettivo di GreenVulcano? «Portare in tutte le città italiane una nuova mobilità altamente tecnologica, a misura di cittadino e a basso impatto ambientale» risponde Ciro Romano, co-fondatore e ceo di GreenVulcano.

Auto on demand, car sharing, bike sharing, mobilità cooperativa: certo è che il modo di muoversi in città sta cambiando anche grazie alle tecnologie made in Italy.

Tra i clienti di di GreenVulcano —ad esempio— vi sono colossi mondiali come ALD Automotive, del Gruppo Société Générale, leader nel settore del noleggio a lungo termine in oltre 42 Paesi. E anche The Hurry, nella stessa nicchia di mercato.

E poi ancora, in altri ambiti della mobilità, GreenVulcano  collabora con i suoi algoritmi con società come Octo Telematics —attivo in Italia ma soprattutto negli Usa— i cui servizi, basati su tecnologie create ad hoc da GreenVulcano, vengono poi acquistati dalle grandi compagnie assicurative per la definizione del rischio associato al guidatore, la profilazione dell’assicurato e la personalizzazione delle polizze RC Auto.

«Ed aiutiamo anche i conducenti dei tir in ben 96 Paesi a tornare a casa sani e salvi ogni giorno» commentano i responsabili di GreenVulcano. Tra i clienti figura infatti anche eDrivingSM —società leader particolarmente negli Usa e nel Regno Unito— la cui mission è proprio quella di aiutare oltre un milione di autotrasportatori a ridurre le collisioni e gli infortuni.

Il cuore del sistema è l’Intelligenza Artificiale e si chiama «Gaia». È l’ultima evoluzione dell’«enterprise service bus» (ESB) open source ideato da GreenVulcano per andare oltre il tradizionale approccio su architettura SOA, interpretando in modo innovativo l’«enterprise application integration» (EAI).

«Nella nostra ultima versione abbiamo lavorato sulla miniaturizzazione del prodotto per poterlo usare nei contesti cloud su architetture a microservizi come Docker e Kubernetes —due più diffusi tool per la containerizzazione— e poter deployare l’ESB “Gaia” nello strato Edge delle architetture IoT» puntualizza Romano.

«Ma c’è molto altro ancora nella roadmap di Gaia. Ad esempio la disponibilità del prodotto come “iPaaS”, con un modello di erogazione del servizio pay-per-use» conclude il co-fondatore e ceo di GreenVulcano.  

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