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Cinque romanzi da leggere nell’autunno 2025

Bestseller internazionali, narrativa contemporanea, avvincenti fantasy: ecco cinque titoli recensiti per voi ad autunno 2025

Cinque romanzi da leggere nell’autunno 2025

1) Lucy Undying – Caccia a Dracula di Kiersten White (Il Castoro OFF) 

Nel panorama letterario contemporaneo, poche opere riescono a fondere con tale eleganza la tradizione gotica ottocentesca con i temi brucianti dell’identità, del trauma e dell’amore queer come Lucy Undying – Caccia a Dracula di Kiersten White. Pubblicato in Italia quest’anno da Il Castoro nella collana OFF, con la traduzione di Maria Laura Capobianco, questo romanzo di quasi seicento pagine è molto più di una riscrittura di Dracula: è un atto di giustizia narrativa verso una delle figure più trascurate del canone horror, Lucy Westenra.

Nei ricordi letterari Lucy era la giovane e frivola amica di Mina Harker, vittima precoce di Dracula. In questo romanzo, White riscrive radicalmente il suo destino: Lucy non è morta. O meglio, è risorta. Diventata vampira, ha attraversato i decenni alla ricerca di sé stessa, rifuggendo il giogo di Dracula, combattendo mostri — reali e simbolici — e affrontando una lunga serie di metamorfosi.
Nel XXI secolo, il suo cammino incrocia quello di Iris Goldaming, erede di una dinastia familiare corrotta e pericolosa, cresciuta all’interno di un impero economico fondato su un oscuro segreto. Tra le due nasce un legame profondo, alimentato da ferite comuni e da un desiderio inespresso di verità e libertà. Ma il passato, incarnato nella minaccia sempre presente di Dracula e nel controllo ossessivo della madre di Iris, non è disposto a lasciarle andare.


 

Lucy è, senza ambiguità, la stella polare del romanzo. Kiersten White la libera dalla cornice in cui Stoker l’aveva relegata – un personaggio ornamentale, utile solo a illuminare la virtù di Mina – e le restituisce interiorità, complessità, agency. Nata in un’epoca che non lasciava spazio alla disobbedienza femminile, Lucy è stata costretta a mimare la fanciulla ideale: bella, frivola, amabile. Ma dietro la maschera si nascondevano frustrazione, desiderio inconfessabile per l’amica Mina e una fame – non soltanto di sangue – che solo la morte avrebbe liberato.
Il vampirismo diventa, in questo senso, la porta d’accesso a una nuova identità. Come suggerisce l’autrice stessa in un’intervista a Paste Magazine, molti vampiri perdono il loro nome — e quindi sé stessi — nel momento della trasformazione. Lucy, invece, lo riacquista, e con esso una volontà incrollabile: “Just because the people who should have loved you and seen your value didn’t, doesn’t mean you don’t have it”.

Uno degli aspetti più sorprendenti del romanzo è la struttura. White intreccia tre linee temporali — 1890, 2024 e 2025 — utilizzando registri narrativi differenti: la forma diaristica per la Lucy vittoriana; la narrazione più classica per gli eventi moderni; infine, trascrizioni di sedute terapeutiche per raccontare la Lucy del futuro. Un artificio che omaggia la struttura epistolare dell’originale Dracula, ma che al tempo stesso rinnova profondamente il modo di raccontare l’orrore e la trasformazione.
Anche il punto di vista cambia: oltre alla protagonista, Iris occupa ampio spazio, con la sua voce moderna, ironica e carica di fragilità. Il contrasto tra le due rende più vivido il confronto tra epoche, tra aspettative sociali e desideri personali.

Il romanzo esplora con finezza il tema dell’identità, soprattutto attraverso la metafora del vampiro: creatura costretta a vivere al margine, condannata a ricordare o dimenticare, priva di uno specchio in cui riconoscersi. Lucy, invece, è un’eccezione: conserva memoria di chi era e plasma chi vuole diventare. La memoria — spesso perduta o manipolata — è un elemento centrale nella scrittura di White, che, come dichiarato in un’intervista a Barnes & Noble Reads, attinge anche a esperienze personali di amnesia e ricostruzione interiore.
Altro tema fondamentale è il desiderio, inteso sia come tensione erotica sia come aspirazione esistenziale. Il legame tra Lucy e Iris — esplicitamente queer — non è solo un amore saffico, ma un atto di resistenza contro un mondo che nega la legittimità dei sentimenti fuori norma. Lucy ama Iris non malgrado il proprio passato, ma attraverso di esso. Come dice White: “Lucy’s power is love. She greets the world with an open heart and sees the best in other women”.

Il conte Dracula, pur presente, è relegato a una funzione oscura e disturbante. Non è il seduttore romantico di molte versioni cinematografiche, bensì un predatore seriale, un’entità che incarna il potere maschile predatorio. White lo descrive così: “I don’t care why Dracula is the way that he is. He’s a predator who preys particularly on vulnerable young women. I don’t need to know why”.
Questo rifiuto di romanticizzare il carnefice rappresenta una chiara presa di posizione etica e politica.


 

Lo stile di White è ricco, evocativo, spesso intriso di lirismo, ma capace di diventare affilato, ironico, perfino crudele quando serve. Ogni epoca narrata ha la propria voce, e la scelta lessicale cambia coerentemente con la sensibilità del momento. Notevoli sono anche i riferimenti culturali, dal folklore vampirico classico ai moderni meccanismi del capitalismo predatorio, incarnato dalla Goldaming Life Wellness Company — un’industria estetica che promette giovinezza eterna a suon di sangue altrui.
Acclamato negli Stati Uniti fin dalla sua uscita, Lucy Undying ha scalato le classifiche adult horror e LGBT fiction, guadagnando l’attenzione di Paste Magazine, Barnes & Noble e Publishers Weekly, che lo ha definito “dark, dazzling and decadent”. In Italia, l’accoglienza è stata calorosa, soprattutto tra i lettori e le lettrici appassionati di retelling, narrativa queer e atmosfere gotiche. La stampa specializzata ne ha lodato la complessità tematica e la raffinatezza stilistica.

Lucy Undying – Caccia a Dracula è un romanzo che rilegge il mito vampiresco come metafora del trauma, del desiderio represso e della rinascita. Kiersten White offre alla sua protagonista ciò che la narrativa tradizionale le aveva negato: voce, agency, amore. In un mondo letterario che spesso celebra gli eroi maschili e redime i carnefici, Lucy Undying è una rarità: un’ode potente a tutte le donne che hanno dovuto sopravvivere a chi voleva decidere del loro destino. Un libro che non si limita a raccontare una storia, ma la riscrive. Con eleganza, coraggio e furore.

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2) Le sorelle Blue di Coco Mellors (Einaudi)

Nell’attuale letteratura straniera pochi nomi emergono con la nitidezza e la profondità emotiva di Coco Mellors. Dopo l’esordio fulminante con Cleopatra and Frankenstein, che ha catturato l’attenzione di pubblico e critica per la sua eleganza stilistica e l’indagine impietosa dei rapporti affettivi, Mellors torna con Le sorelle Blue, romanzo edito da Einaudi che conferma la sua capacità di restituire con sorprendente delicatezza le tensioni sotterranee dell’animo umano.

Nata a Londra e trapiantata a New York in adolescenza, Mellors ha affinato il suo talento all’MFA di narrativa presso la New York University. La sua opera prima, Cleopatra and Frankenstein, è stata tradotta in oltre quindici lingue e presto verrà adattata per il piccolo schermo da Warner Bros. Questo debutto, permeato di un’energia malinconica e sincera, si distingueva per la sua abilità nel raccontare relazioni disfunzionali e identità spezzate. Le sorelle Blue, secondo romanzo pubblicato sempre da Einaudi, non rappresenta una mera continuità, ma un’espansione, un’ulteriore esplorazione del tema più caro all’autrice: la dipendenza, affettiva prima ancora che chimica, e il complicato retaggio delle relazioni familiari.


 

L’intelaiatura narrativa si snoda nell’arco di tre giorni, durante i quali Avery, Bonnie e Lucky si ritrovano nell’appartamento dell’infanzia a New York, in occasione dell’anniversario della morte della quarta sorella, Nicky, scomparsa prematuramente per un’overdose. Le tre donne, sparpagliate per il mondo — la razionale Avery a Londra, la misteriosa Bonnie a Los Angeles, la scostante Lucky a Parigi — si confrontano con l’idea di vendere la casa che le ha viste crescere. 
Il ritorno forzato nella dimensione domestica riaccende tensioni sopite, porta alla luce antichi dolori e riattiva quell’alchimia alchemica, fatta di attriti e compassione, che solo una fratria può generare.

Le quattro sorelle sono archetipi moderni, declinati con un realismo quasi chirurgico: Avery, l’avvocatessa con una vita irreprensibile in superficie, è un’anima spezzata dal peso delle responsabilità precoci; Bonnie, ex pugile, è osservatrice silenziosa di un mondo che non ha mai saputo davvero abitare; Lucky, la più giovane, è una creatura magnetica e autodistruttiva, a suo modo simile a Amy March in una versione tossica e postmoderna; Nicky, infine, pur nella sua assenza, permane come spettro amorevole e devastante, motore immobile dell’intera vicenda.

La prosa di Mellors è cesellata e intensa, affilata come la lama che Lucky sembra incarnare. Senza cedere al sentimentalismo, la scrittrice scolpisce personaggi tridimensionali, capaci di suscitare empatia anche nei momenti di maggiore ambiguità morale. La narrazione si muove tra presente e passato, costruendo un tessuto emotivo stratificato che non lascia spazio alla superficialità. L’autrice scrive “per dare parole a ciò che sentiamo ma non sappiamo dire”, come afferma in un’intervista a Elle USA, e in questo risiede forse il cuore più autentico del suo talento.

Al centro dell’opera vi è la sorellanza, intesa non come luogo sicuro, ma come campo di battaglia, crocevia di traumi e tenerezze. La famiglia, in Mellors, è sempre ferita: padri assenti o inadeguati, madri anaffettive o instabili. Non esistono figure genitoriali salvifiche, ma solo figli che tentano, goffamente, di sopravvivere ai retaggi familiari. Così, come in Cleopatra and Frankenstein, anche in Le sorelle Blue la dipendenza diventa metafora onnipresente: dall’alcol alla nostalgia, dall’amore fraterno all’illusione di un passato ricomponibile.

In una confessione toccante rilasciata a Io Donna, Mellors ha rivelato di essere sobria da nove anni e di conoscere dall’interno la spirale della dipendenza: «Scrivo di ciò che ci vergogniamo di nominare. È lì che germoglia la letteratura». La boxe, praticata per un anno e mezzo per comprendere meglio Bonnie, diventa simbolo di un dolore incanalato, incorniciato da regole e colpi ben dati, quasi un rituale catartico.
Il romanzo è stato paragonato a Piccole donne, ma Mellors ne offre una rilettura spietata: qui non c’è spazio per idealizzazioni vittoriane. Jo non scrive, Beth non muore in pace, Amy si perde tra eccessi ed euforia chimica. Le sorelle Blue sono la versione adulta e ferita di quelle archetipiche figure: ragazze che la società ha cresciuto per amare, ma che hanno imparato a sopravvivere.


 

Critici di The New York Times, Vogue e Cosmopolitan hanno celebrato l’opera per la sua complessità emotiva, definendola “un ritratto familiare coinvolgente e sfumato”. Il Guardian ha messo in luce l’abilità della scrittrice nel fondere introspezione e ritmo narrativo, mentre The Independent l’ha definita “avvincente quanto il suo romanzo d’esordio”.
In un’intervista con Harper’s Bazaar, Mellors afferma: “Scrivere mi ha salvata. È l’unico modo in cui so abitare davvero la mia vita. Vivere un’esperienza e poi riscriverla è come viverla due volte”. E ancora: “Se racconto una famiglia, voglio che sia come quella che conosco: profondamente amorevole e profondamente incasinata”.

Le sorelle Blue è un romanzo che si addentra nei meandri dell’affetto imperfetto, del dolore condiviso, del bisogno di ricucire gli strappi dell’infanzia. È una lettura che graffia ma consola, che espone ma protegge. Lo si consiglia non solo per la finezza stilistica e la profondità dei temi, ma perché riesce a restituire, con spietata dolcezza, l’essenza più autentica dell’essere umano: la sua vulnerabilità.


 

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3) Sarah, Susanne e lo scrittore di Éric Reinhardt (Fazi Editore)

Con Sarah, Susanne e lo scrittore, pubblicato in Italia da Fazi Editore nella traduzione elegante e attenta di Anna D’Elia, Éric Reinhardt offre al lettore un’opera tanto raffinata quanto perturbante, un romanzo che si muove con grazia lungo i confini incerti tra finzione e realtà, identità e alterità, arte e dolore.
La struttura narrativa si fonda su un complicato gioco di specchi: Sarah, donna francese di quarantacinque anni, borghese, colta, madre di due figli e in remissione da un tumore al seno, affida la propria storia a uno scrittore, chiedendogli di trasformarla in un romanzo. Ne nasce così Susanne, suo doppio letterario, creata con leggere modifiche biografiche: non più architetto, ma genealogista, residente a Digione invece che in Bretagna. Tuttavia, l’anima del racconto resta la medesima: l’erosione lenta e silenziosa di un matrimonio e l’emersione tragica di una verità sommersa.

Al cuore del romanzo si dipana un’esperienza intima e drammatica. Sarah (e dunque Susanne) si rende conto che l’uomo con cui ha condiviso vent’anni di vita non è più l’amante devoto di un tempo. La scoperta di un’asimmetria economica – il marito possiede il 75% della casa coniugale – è solo l’inizio di una discesa negli abissi dell’incomprensione e dell’indifferenza. La sua richiesta di equità e maggiore partecipazione familiare rimane inascoltata. Decide allora di andarsene temporaneamente, sperando di suscitare una reazione, ma il suo allontanamento diventa la miccia di un’escalation irreversibile che la condurrà all’isolamento, alla perdita di ogni contatto con i figli e, soprattutto, alla rivelazione definitiva dell’inautenticità del marito.


 

Reinhardt orchestra questo racconto con un doppio registro: da un lato, la storia di Susanne, narrata dallo scrittore, con tutti i dispositivi della fiction; dall’altro, le interruzioni metanarrative di Sarah, che commenta, contesta, aggiunge, plasma. Ne nasce una tensione continua tra autore e personaggio, tra creatore e creatura, che interroga la natura stessa del romanzo come forma di verità.
Come scrive il giornalista Christophe Séfrin per 20 Minutes, il libro è “un’impresa d’autore che si insinua tra la parola vissuta e la sua messa in scena letteraria”.

Il romanzo è stato finalista al Prix Goncourt 2023 ed è stato accolto con entusiasmo dalla critica. Elle l’ha definito “un inno alla libertà”, mentre Le Figaro littéraire lo ha celebrato come l’opera di “un cavalier cortese delle donne ferite”. Il settimanale Télérama ha lodato la capacità di Reinhardt di utilizzare “la lanterna magica” della narrazione per proiettare sulla pagina “i volti, i pensieri e i destini di Sarah e Susanne”.
Nonostante poche voci critiche, il consenso generale è di ammirazione. Olivia de Lamberterie, per Elle, ha parlato di un “grand livre de voyeur” in cui il lettore assiste, con vertigine, alla sparizione della protagonista dalla vita dei suoi cari, come un fantasma che osserva da una finestra ciò che non può più toccare.

Temi come la violenza economica, la dissoluzione della coppia, il desiderio di riconoscimento e la lotta per la propria autonomia emotiva ed esistenziale sono centrali. Ma vi è anche una profonda riflessione sull’arte come salvezza. Sarah è un’artista, Susanne si rifugia nei libri e nei quadri, e un dipinto misterioso di due suore – creato dall’immaginazione dello scrittore – diventa il simbolo di un segreto, di un nodo psicologico che tiene insieme vita e rappresentazione.
In un passaggio emblematico, Sarah si chiede: “Come si fa a svanire in maniera tanto rapida dalla vita di qualcuno che si ama? (…) Se adesso si dirigesse verso casa e bussasse alla porta e loro aprissero, riuscirebbero davvero a vederla? Oppure è talmente morta ai loro occhi da non potersi neanche materializzare?”

Questa perdita di visibilità – sociale, affettiva, ontologica – è il trauma centrale del romanzo. Reinhardt non descrive solo la storia di una donna dimenticata, ma l’ombra lunga di un sistema patriarcale che riduce la donna a silenzio. Tuttavia, la scrittura diventa atto di ribellione. Affidando la sua storia allo scrittore, Sarah reclama un posto nel mondo, fosse anche sotto mentite spoglie.
Reinhardt, nato a Nancy nel 1965, è autore di numerosi romanzi – tra cui L’amour et les forêts (2014), anch’esso incentrato su una donna vittima di un marito tossico e adattato al cinema nel 2023 – e ha consolidato il proprio stile come uno dei più intensi e raffinati della narrativa francese contemporanea. Con Sarah, Susanne e lo scrittore egli conferma la propria capacità di coniugare profondità psicologica, tensione narrativa e introspezione esistenziale in un’opera che è insieme denuncia sociale, romanzo d’amore, elegia dell’arte e vertigine metaletteraria.
In definitiva, Sarah, Susanne e lo scrittore interroga e incanta, confonde e consola, ogni pagina è una soglia: tra ciò che siamo e ciò che immaginiamo di essere. E la letteratura, ancora una volta, si fa specchio del reale, ma anche luogo dove il dolore trova voce, forma e, forse, redenzione.


 

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4) L’arte del matrimonio di Stephanie Bishop (Marsilio)

Con L’arte del matrimonio (The Anniversary), pubblicato da Marsilio nella traduzione di Isabella Zani, Stephanie Bishop firma un’opera di straordinaria finezza psicologica, un romanzo che sfida le etichette di genere, oscillando tra noir domestico, autofiction e riflessione metaletteraria.

Protagonisti sono Lucie, scrittrice in ascesa che pubblica sotto lo pseudonimo J.B., e Patrick, suo marito, ex professore e regista di culto, di vent’anni più anziano. La crociera organizzata per celebrare l’anniversario di nozze si trasforma in un dramma inatteso: dopo giorni di navigazione sotto il sole, tra routine di letture, conversazioni e bevute, una tempesta si abbatte sulla nave. Patrick cade in mare e il suo corpo viene ritrovato solo in seguito sulla costa. Rimasta sola, Lucie deve fare i conti non solo con l’assenza del marito, ma con la possibilità che il loro matrimonio fosse da tempo incrinato.
L’indagine non riguarda soltanto la dinamica dell’incidente ma diventa scandaglio interiore, un tentativo di ricomporre le fratture di un rapporto fondato sull’asimmetria: per anni Patrick è stato il maestro, il genio ribelle; ora è lei, J.B., a brillare, persino a vincere premi letterari che non osa rivelargli.


 

Lucie è una narratrice inaffidabile, che confessa di dubitare del proprio racconto: «Non c’è mai un’unica versione […] fin troppo spesso dubito della mia versione dei fatti». La sua voce interiore procede tra ricordi, digressioni e lampi di coscienza, restituendo la complessità di un’identità che cerca di conciliare l’ambizione artistica con la fragilità emotiva. Patrick, dal canto suo, appare come figura in declino, incapace di reggere la luce che un tempo emanava. È un uomo che ha fatto della seduzione intellettuale la propria cifra, ma che ora scivola verso l’autodistruzione.
Accanto a loro si muovono figure secondarie – il figlio nato dal primo matrimonio di Patrick, le sorelle e i familiari di Lucie – che arricchiscono il tessuto narrativo aggiungendo temi di maternità negata, rapporti familiari difficili, memoria dell’infanzia.

L’arte del matrimonio esplora il potere all’interno delle relazioni, le forme sottili di coercizione emotiva, l’ambiguità del successo femminile in un mondo ancora segnato da doppi standard. Lucie si interroga: «Le mie ambizioni artistiche erano sovrane. […] Ma quanta ambizione può rivendicare una donna prima di esserne rovinata?». Il romanzo diventa così una riflessione tagliente sul patriarcato e sul prezzo che le donne pagano per la propria autorealizzazione.
L’opera si distingue per una prosa elegante, musicale, capace di alternare descrizioni di ambienti lussuosi e claustrofobici a pagine di introspezione vertiginosa. La struttura narrativa rompe la linearità, ricorrendo a flashback, anticipazioni e frammenti di memoria, costruendo un mosaico in cui la verità appare sempre instabile.

L’opera ha riscosso lodi per la sua capacità di fondere thriller e riflessione intellettuale. The Conversation lo ha definito «un’opera cupa e intelligente sul rapporto tra arte e vita». The New York Times ne ha riconosciuto la forza tematica e il libro è entrato nelle longlist di premi prestigiosi come lo Stella Prize 2024.
In Italia l’accoglienza critica ne ha messo in luce la complessità tematica e la scrittura cesellata, destando diffusa ammirazione per la densità psicologica e la capacità di intrecciare indagine intima e critica sociale.

Stephanie Bishop ha spiegato così il proprio modo di lavorare: “Il processo di scrittura di The Anniversary è stato piuttosto disordinato e complesso… Mi sono resa conto che ciò che mi interessava davvero era come raccontiamo le storie della nostra vita, che raramente sono coerenti o cronologiche. Siamo così spesso narratori inaffidabili della nostra stessa esperienza”.
La Bishop è docente di scrittura creativa presso l’Università dell’Anglia orientale. Ha collaborato con riviste prestigiose come London Review of Books, Times Literary Supplement e Sydney Review of Books. I suoi libri hanno ottenuto riconoscimenti quali il Readings Prize for New Australian Fiction e il Literary Fiction Book of the Year Award.

La trama del matrimonio è quindi un romanzo magnetico che unisce tensione narrativa e profondità analitica. Nella vicenda di Lucie e Patrick, Bishop scava le ambiguità dell’amore, le contraddizioni del lavoro culturale e l’inevitabile intreccio di vita e arte. È un’opera che mostra come dietro le verità apparenti di un matrimonio si celino molteplici versioni, tutte ugualmente fragili, tutte ugualmente vere.

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5) Promesse vane e Destini incrociati di Lexi Ryan (Mondadori Oscar Fantastica)

Nel panorama del fantasy romance contemporaneo, la dilogia di Lexi Ryan, composta da Promesse vane (These Hollow Vows) e Destini incrociati (These Twisted Bonds), ha conquistato migliaia di lettori grazie a un intreccio avvincente che unisce magia, politica delle corti e passioni travolgenti. Pubblicati originariamente negli Stati Uniti, i romanzi sono approdati in Italia per Mondadori Oscar Fantastica, nella traduzione di Valentina Valentinuzzi, ora nell’edizione Paperback. 

La dilogia segue le vicende di Abriella, detta Brie, un’umana che odia visceralmente i Fae e vive di espedienti insieme alla sorella minore Jas. Quando quest’ultima viene venduta al crudele re Unseelie Mordeus, Brie è costretta a stringere un patto pericoloso: infiltrarsi nella corte rivale dei Seelie e rubare tre oggetti magici. Per farlo deve spacciarsi per una delle pretendenti del principe Ronan, erede al trono della luce. Al tempo stesso, entra in contatto con un gruppo di ribelli guidati dal carismatico Finn, che la attira con il suo fascino oscuro.


 

Nel primo volume, Promesse vane, la tensione è tutta giocata sull’ambiguità: a chi affidare la propria lealtà, e soprattutto il proprio cuore? Come osserva Brie in un passaggio emblematico: «Potrei godermi l’oscurità, ma non sprecherò il mio tempo. Queste ore appartengono a spie e ladri. Appartengono a me».
Il secondo libro, Destini incrociati, riprende immediatamente dopo. Brie ha ormai scoperto tradimenti e menzogne, ma il triangolo amoroso con Ronan/Sebastian e Finn si complica ulteriormente. La guerra tra Seelie e Unseelie incombe, e le profezie la collocano al centro del destino dei regni fatati. Come sottolinea l’autrice, «None of us asks for the burdens we bear, but that doesn’t make the way we handle them any less significant» (These Twisted Bonds).

Brie è un’eroina combattuta e imperfetta: orfana, cresciuta sotto la tirannia di una zia crudele, diventa ladra per necessità e si scopre pronta a sfidare i poteri delle corti pur di salvare la sorella. La sua crescita interiore è uno degli elementi più riusciti: da ragazza diffidente e manipolabile a leader capace di abbracciare la propria natura fae e la responsabilità del potere.
Accanto a lei, due figure maschili complementari: Ronan, il principe dorato dei Seelie, apparentemente affidabile ma segnato da inganni; e Finn, l’erede esiliato degli Unseelie, ribelle e seduttivo. La loro ambiguità incarna le forze contrapposte della luce e dell’ombra. Attorno a loro gravitano personaggi secondari – dai goblin onniscienti ai ribelli Unseelie – che arricchiscono la mitologia del mondo.


 

La prosa di Lexi Ryan è scorrevole, immediata, costruita per catturare un pubblico young adult. La narrazione in prima persona e al presente immerge direttamente nella coscienza di Brie, facendo condividere al lettore le sue incertezze. Alcuni critici hanno sottolineato la prevedibilità di certe svolte, ma la capacità dell’autrice di intrecciare ritmo serrato, colpi di scena e romance ne fa un esempio riuscito di romantasy. Come scrive Book Review: «Che lettura divertente e di evasione! These Hollow Vows mi ha catturato subito e non mi ha lasciato andare fino all’ultima pagina».
Oltre al romance, la serie esplora temi universali: il sacrificio per la famiglia, l’inganno come strumento di sopravvivenza, la difficoltà di scegliere tra dovere e desiderio. L’amore proibito, il contrasto tra lealtà e tradimento, la lotta per l’autonomia personale di una giovane donna in un mondo governato da forze maschili e divine rendono la storia più stratificata di quanto sembri. La dimensione politica delle corti Seelie e Unseelie fa da sfondo alle questioni identitarie di Brie, divisa tra due mondi e due destini.


 

La dilogia è entrata nelle classifiche del New York Times e ha riscosso un ampio successo, tanto da spingere l’autrice ad ampliare la saga con due nuovi romanzi ambientati nello stesso universo. Su The Conversation è stata descritta come «un’opera cupa e intelligente sulla natura del rapporto tra arte e vita».
Le opinioni critiche concordano sul fascino magnetico di Brie come protagonista femminile forte e vulnerabile al tempo stesso.
In un’intervista a Cyn’s Workshop, Lexi Ryan ha raccontato la genesi della serie: “Nel 2018 stavo attraversando un periodo difficile… Ho trovato rifugio e speranza nel fantasy… Non ci è voluto molto perché la mia mente cominciasse a girare, e Brie è nata — con tutta la sua rabbia verso le ingiustizie del suo mondo e la sua determinazione a proteggere chi contava di più per lei”.

Lexi Ryan è un’autrice americana, ex docente di inglese, che ha pubblicato oltre trenta romanzi romance e fantasy. Vincitrice del RITA Award della Romance Writers of America, ha visto i suoi libri tradotti in più di una dozzina di lingue e ha raggiunto la vetta della classifica New York Times
Promesse vane e Destini incrociati sono due romanzi che hanno saputo conquistare un vasto pubblico internazionale. Con la loro miscela di passioni travolgenti, intrighi politici e magie oscure, confermano Lexi Ryan come una delle voci più rappresentative del romantasy odierno. Brie, con il suo cuore diviso e la sua lotta per scegliere il proprio destino, resta un personaggio che incarna la forza della resilienza e il fascino delle promesse — vane o meno — che muovono i fili del fato.