Cosa portare con sé da leggere sotto l’ombrellone? Moltissimi sono i titoli e i generi tra cui poter scegliere, pubblicati da giugno in poi dalle tante case editrici che operano nel settore. Cerchiamo qui di proporre qualche titolo al di là dei prodotti più commerciali, per cui eviteremo la cinquina dello Strega e altri bestseller che non hanno bisogno di essere scoperti.
Intanto riepiloghiamo alcune uscite di luglio, fra poco disponibili negli scaffali delle vostre librerie di fiducia. Il primo giorno del mese Longanesi pubblica Il futuro raccontato dalle piante. Cosa possiamo imparare dal regno vegetale che ha plasmato il pianeta di Barbara Mazzolai, biologa vicedirettore con delega all’Area Robotica e coordinatore della linea di ricerca di Robotica Bioispirata dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. Si tratta di un saggio che scegliamo perché insolito, molto valido e interessante a fronte del problema climatico che tutti dobbiamo affrontare.
Per chi invece ama i fantasy segnaliamo Diamante nero di F. Vanessa Arcadipane, edito da Salani dopo l’incredibile successo ottenuto nella piattaforma Wattpad. Per La Nave di Teseo esce Interventi, dell’amatissimo scrittore francese Michel Houellebecq: una serie di riflessioni dissacranti, corrosive e controcorrente sul mondo in cui viviamo, sui tempi e sul tempo, sul conformismo che impera, sulla tecnologia. Per quanto riguarda il genere del thriller scegliamo L’imitatore di Nadine Matheson pubblicato da Rizzoli, il primo capitolo di una nuova serie con una grande protagonista femminile.
Entriamo quindi nel vivo della nostra selezione con i titoli di recente uscita che vi proponiamo per una lettura estiva sotto l’ombrellone.
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Augustus di John Williams (Fazi Editore)
John Williams ci aveva abituati a romanzi ben diversi: tutti bestseller internazionali, ma di ambientazione contemporanea e legati a temi intimisti, psicologici, sociali. Stoner è probabilmente il suo massimo successo, ma si sono fatti apprezzare anche Nulla, solo la notte e Butcher’s Crossing, in Italia sempre editi da Fazi. Questa volta l’autore americano vincitore di numerosi premi prestigiosi si cimenta su un genere per lui nuovo, quello del romanzo storico, e ci consegna un prodotto di grande eleganza. Quando fu pubblicato per la prima volta, nel 1971, fu subito accolto con apprezzamenti di pubblico e critica, tanto che nel 1973 si aggiudicò l’ambito National Book Award.
Protagonista di questo splendido romanzo ambientato nella Roma della prima età imperiale è Ottaviano Augusto, nipote di Giulio Cesare, passato alla storia per aver succeduto il più celebre dittatore romano: Cesare, per l’appunto. Chi ha un po’ di dimestichezza con l’epoca, sa bene quanto complicato fosse conquistare e poi tenere il comando a Roma, un covo di serpi, traditori, uomini influenti senza scrupoli, donne ammaliatrici dai costumi libertini, tutti accomunati dall’ambizione del potere e dunque pronti a qualunque crimine pur di salire al vertice. Quando Giulio Cesare muore, Ottaviano ha soltanto diciotto anni e non è affatto pronto per ereditare un titolo tanto conteso, eppure la sua volontà di ferro, la scaltrezza e le capacità diplomatiche gli consentono di muoversi senza errori tra personaggi tanto affascinanti quanto pericolosi. Da Cicerone a Giulia, da Orazio a Marco Agrippa, Williams si destreggia sapientemente tra la verità storica e la finzione per disegnare un affresco non soltanto realistico, ma anche suggestivo ed emotivamente toccante del più grande impero occidentale.
Definito da The New Yorker “un romanzo capace di immergerci in un mondo di tale complessità, lussuria, cinismo e violenza da sembrare quello in cui viviamo oggi”, Augustus è la storia di un uomo appartenuto al passato, eppure ancora così incredibilmente contemporaneo.
Lo consiglio perché: è un bellissimo libro storico che ci consente di tornare alle nostre origini, a Roma, alla civiltà da cui discendiamo, scritto da un autore che non lascia mai nulla al caso e sa bene quali corde toccare per ammaliare il lettore.

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Loro di Roberto Cotroneo (Neri Pozza)
È italiano l’autore su cui Neri Pozza sceglie di puntare per quanto riguarda i titoli estivi: scrittore e al contempo critico letterario, Roberto Cotroneo è già autore di una trentina di apprezzati romanzi e saggi, perciò sa bene come svolgere il suo mestiere. Abituato a spaziare su argomenti e temi diversi, con Loro entra nel delicato ambito del thriller paranormale, senza tuttavia limitarsi a un mero esercizio di genere; al contrario, la sua è un’opera che intende scandagliare l’abisso, i lati oscuri della mente e della psiche umana, portandoci a riflettere su concetti ormai posti alla base della sua poetica: il confine tra ciò che è vero e ciò che non lo è, l’ambiguità di fondo che caratterizza il mondo, la contrapposizione tra bene e male, la violenza nelle sue varie espressioni, il sacro e il profano.
Chi sono loro? Chiede l’istitutrice Margherita B., adibita alla cura di due gemelline provenienti da una famiglia aristocratica: Lucrezia e Lavinia. La risposta è spiazzante: “gli antichi ospiti della casa, tornati per riportare in luce l’orrore”. Di quale orrore parlano le bambine? Sono le presenze paranormali e terrificanti della grande villa in cui Margherita lavora le uniche a poterlo raccontare; ed ecco allora che il thriller si fonde con l’horror nella sua accezione più ampia, i fatti si alternano agli scherzi della mente e il lettore si ritrova incastrato in una tela che lo tiene inevitabilmente con il fiato sospeso, fino all’imprevedibile e originale finale. Un bellissimo romanzo, non adatto però per chi dorme con la luce accesa.
Lo consiglio perché: la narrativa italiana che esce dagli schemi è sempre ben vista, specie se arriva dalla penna di un grande autore che non finisce mai di stupire. Alto tasso di adrenalina e al contempo ottimi spunti di approfondimento.

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L’amante di Rembrandt di Simone Van Der Vlugt (Piemme)
L’arte, la storia, l’amore. È tratto da fatti realmente accaduti, e magistralmente romanzati, L’amante di Rembrandt, da poco uscito in Italia per Piemme e pubblicato dapprima nella patria del grande pittore: l’Olanda. Di lui, da questo libro a cui l’autrice Simone Van Der Vlugt – già nota per Blu come la notte, tra gli altri – ha dedicato molto tempo e ricerche, emerge un ritratto non proprio integerrimo, più interessato alla propria reputazione e agli amati quadri che non alle persone a lui vicine. Tra queste c’è Geertje Dircx, la bambinaia con cui Rembrandt intreccia sin da subito una relazione clandestina, per poi portarla avanti quasi alla luce del sole dopo la morte della moglie. Una forte passione, intesa reciproca, dedizione totale da parte di lei, ma mai una promessa di matrimonio, né la volontà di trasformarla in una donna rispettabile; fino a quando per il genio arriva il momento di risposarsi e allora per Geertje non esiste più alcun luogo in cui restare, se non una lurida prigione dove viene rinchiusa per anni.
Coinvolgente, scandalosa, capace di ribaltare la visione che in molti ci siamo fatti del pittore olandese, la storia che ci racconta la Van Der Vlugt è impregnata d’arte dall’inizio alla fine, come d’altra parte molti dei suoi romanzi: non solo la produzione ufficiale che oggi ammiriamo nei musei di tutto il mondo, ma anche quell’unico quadro che sembra proprio Rembrandt abbia realizzato ritraendo lei, la sua amante più scomoda, eppure mai ritrovato. Esiste davvero? Fu distrutto perché prova inopportuna, oppure è ancora da qualche parte, magari in una collezione privata, e forse un giorno salterà fuori consentendoci di ammirare un altro inestimabile capolavoro?
Se da un lato il romanzo si tinge dei toni del giallo, dall’altro sono il nero del crimine e della disperazione, insieme al rosso della passione, i colori predominanti di questo nuovo, ineccepibile lavoro letterario, a cura di una delle più acclamate autrici olandesi, tradotta in numerosi Paesi. Da leggere, per perdersi negli intrighi, nei baci e nei tradimenti del diciassettesimo secolo.
Lo consiglio perché: pur contenendo una parte di fiction, trae spunto da fatti realmente accaduti e tuttora poco noti, che ci permettono di scoprire un lato inedito di Rembrandt, della sua arte e della sua figura ambigua.

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Ammazzati amore mio di Ariana Harwicz (Ponte alle Grazie)
Non tutte le donne sono portate per fare le mamme. Non tutte le donne sono adatte per fare le mogli. Non tutte le donne si adeguano agli standard che la società prevede per loro, eppure non per questo sono meno donne. Tuttavia, in alcune parti del mondo – senza andare a scomodare civiltà e popoli sostanzialmente diversi da noi, basta raggiungere un angolo sperduto della campagna francese – riuscire a tenere alta la testa quando le tue divergenze di desideri sono considerate patologie non è semplice, e tantomeno lo è combattere a fronte di una pressione sociale, culturale e familiare ancora estremamente forte.
Ammazzati amore mio è la storia di una di queste donne “scomode” – in realtà ce ne sono più di quante si possa immaginare, strette nella morsa della vergogna – agli occhi del marito, del figlio di appena sei anni, della suocera e della comunità intera. Per la protagonista del romanzo d’esordio di Ariana Harwicz, scrittrice, sceneggiatrice e documentarista di Buenos Aires trasferitasi in Francia, quelle parole che siamo abituati ad associare a una connotazione positiva significano altro: costrizione sociale, elementi necessari per essere accettata. Ecco, allora, che dalla visione diversa e originale di una donna anticonformista emergono forme alternative di interpretare l’amore, il matrimonio, la maternità, la famiglia, la vita.
Un libro in Italia pubblicato da Ponte alle Grazie che è subito finito sulle prime pagine dei giornali e dei tg nazionali per il modo forte, senza veli e potente con cui viene trattato il tema della “pazzia” nella contemporaneità: non quella dovuta a reali malattie mentali, ma quella a cui giunge un individuo se non è sufficientemente forte per spezzare i legami che lo imprigionano e imboccare la propria strada in autonomia, consapevole che ciò comporterà l’emarginazione, la solitudine, l’incomprensione.
La violenza, immaginaria e reale, è qui un tratto fondamentale per svegliarci tutti dal mondo edulcorato che ci hanno costruito attorno e porci davanti alla necessità di ritrovare, ciascuno, sé stessi, indipendentemente da ciò che gli altri vorrebbero da noi.
Lo consiglio perché: è un romanzo intenso, necessario, di denuncia sociale che ci riguarda tutti. Un’opera capace di far cadere il velo, per mostrarci quanto ancora possiamo essere sordi e bigotti nella nostra evoluta era della parità dei generi.

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La strega del re di Tracy Borman (SuperBeat)
In conclusione torniamo al romanzo storico con un titolo non troppo inflazionato, da scoprire e assaporare in tutta la sua bellezza. L’età di riferimento è quella elisabettiana, o meglio il periodo di trapasso da Elisabetta I a Giacomo di Scozia; la protagonista di questa storia con un fondo di verità è la giovane Frances, figlia dell’ex tesoriere di Sua Maestà, a cui sono state affidate le cure della regina nelle ultime, drammatiche ore. Oggi avremmo detto che Frances era una sorta di dottoressa o di speziale, ma nell’Inghilterra del Seicento tutto questo veniva facilmente scambiato per un crimine, qualcosa che spaventava e incuteva estremo timore: la stregoneria.
Così, dall’oggi al domani il destino della curatrice personale della sovrana subisce un colpo basso, quando Giacomo I di Scozia pone al bando qualunque pratica che possa essere in qualche modo associata alla stregoneria e alla superstizione: è il rovesciamento del mondo cattolico su quello protestante, che porta con sé questo e molti altri cambiamenti. Ma la vita di Frances e della madre Lady Helena si complica ancora di più il giorno in cui le due donne vengono richiamate a corte, a patto, però, di rinnegare ogni sorta di legame con pratiche oscure e pericolose: un prezzo che Frances non è disposta a pagare.
La strega del re è un romanzo che appassionerà tutti coloro che amano il genere storico e si sono dilettati con le opere di Philippa Gregory o Alison Weir: il dominio dei Tudor giunto ormai al termine, i piovosi e verdeggianti scenari dell’Inghilterra, gli intrighi a corte per ottenere il favore dei sovrani sono tutti elementi che ritroverete in questo bel libro edito da SuperBeat (Neri Pozza).
Lo consiglio perché: appartiene a un filone letterario che va molto di moda e cattura l’interesse di migliaia di lettrici, sapendo giocare sapientemente con i fatti storici, l’immaginazione e una prosa fluida incapace di annoiare. È il romanzo ideale da leggere sotto l’ombrellone per chi ama le ambientazioni inglesi, e ancor più per chi ha in programma una vacanza da quelle parti.


