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Vittorio Sgarbi racconta Raffaello, un Dio mortale

Raffaello, un Dio mortale è il nuovo, imperdibile libro di Vittorio Sgarbi pubblicato da La Nave di Teseo

 “Quello che ha fatto Raffaello è un prolungamento della creazione di Dio e della bellezza del mondo, una bellezza assoluta, senza limiti, una dimensione nella quale non ci sono ‘vizi’, non ci sono ‘macchie’. Forse”. 
Sono parole forti e piene di passione quelle che Vittorio Sgarbi scrive nella sua prefazione al nuovo libro Raffaello. Un Dio mortale, recentemente uscito nelle librerie di tutta Italia per La Nave di Teseo. D’altra parte, Sgarbi prende le mosse niente meno che da Giorgio Vasari per raccontare questa biografia per opere e per immagini del più grande pittore di tutti i tempi, e già lo stesso Vasari aveva introdotto l’idea di uno stretto legame tra l’Artista e Dio: “Per il che sicurissimamente può dirsi che i possessori delle dote di Raffaello non sono uomini semplicemente, ma dèi mortali”. 

Quando si prende in mano un volume come questo e lo si comincia a sfogliare trovandosi di fronte alle riproduzioni de La Fornarina, Autoritratto giovanile, gli affreschi nelle Stanze Vaticane o La velata, inevitabilmente scatta un moto di emozione per il solo piacere di ammirare la bellezza; se poi tanta grazia è affiancata da parole potenti come quelle del Vasari o dello stesso Sgarbi, ecco che l’intimo turbamento umano viene risvegliato e i sensi subiscono una sollecitazione che arriva dritta sino al centro del cuore. In questo libro ci emoziona l’arte, ma anche la letteratura, la storia e poi ancora le vicende intime dell’uomo, che non fu soltanto un artista, ma anche un essere umano con le sue genialità e le debolezze. 

Sgarbi parte dalla considerazione che Raffaello fu un grande, un eccelso pittore, mai uguale a sé stesso e sempre in continua evoluzione; tuttavia, la sua vita non fu un romanzo come quella di Leonardo, né il personaggio può essere considerato un “eroe” maledetto al pari di Caravaggio. Ecco, allora, che la sua fama e immortalità trovano le proprie fondamenta nell’arte fine a sé stessa e non della narrazione romantica che ha invece interessato altri suoi illustri colleghi. 

Raffaello Sanzio: vita, passioni e l'amore per la Fornarina

Dunque, si parte dagli albori: come crebbe Raffaello, con chi venne a contatto e quali figure influenzarono il suo lavoro. Non è un caso se tutto il primo capitolo è dedicato a Piero della Francesca e altrettante pagine sono spese per il Perugino, poiché probabilmente Raffaello non sarebbe stato lo stesso senza l’attento studio di entrambi. Ma le relazioni instaurate dal pittore con i suoi contemporanei non si limitano agli esordi: esse pervadono, in un brillante dialogo di confronti e sguardi, amicizie e reciproci insegnamenti, l’intero volume; cosicché, ci si ritroverà ad ammirare, accanto alle più celebri opere del Sanzio, capolavori di altri nomi noti con cui esiste un evidente legame: Giorgione, Parmigianino, Guido Reni, Lorenzo Lotto, Michelangelo, Giovanni Bellini e molti altri. 

È, questo, un tratto distintivo del libro che Vittorio Sgarbi ha firmato per La Nave di Teseo, ovvero l’intesa tra artisti di epoche diverse, al fine di far emergere una considerazione di fondo: “La capacità di sentire Dio non è legata solo alla fede. Nulla ci avvicina di più a Dio della creazione artistica, che ci fa vivere oltre la vita. (…) L’artista muore, ma resta quello che ha creato. Se questo ragionamento vale per ogni artista, a maggior ragione vale per Raffaello”. 

Non si tratta, però, di un libro pensato solo per gli addetti ai lavori. Sebbene le informazioni e le considerazioni contenute in questo volume siano tante, argute e interessanti, il racconto della vita del Sanzio scorre piacevolmente come un vero e proprio romanzo, che affianca l’analisi delle opere e il rapporto con il resto del mondo. Viviamo così in prima persona la sfrenata passionalità dell’artista e la sua attrazione nei confronti del gentil sesso, con una particolare parentesi amorosa quando nella sua esistenza fece capolino l’ormai celeberrima Fornarina; ci lasciamo catturare dai suoi anni romani, quelli in cui la sua fortuna brillò fino ad oscurare persino Leonardo e Michelangelo; conosciamo intimamente l’amicizia con il cortigiano Baldassarre Castiglione, a cui Raffaello dedicò uno dei suoi più famosi ritratti. 

Infine, Vittorio Sgarbi gioca con i concetti di mortalità e immortalità, rendendoci consapevoli di quanta influenza il pittore ebbe tanto nei suoi contemporanei quanto nelle generazioni successive, pur essendo di fatto un uomo destinato come tutti a una morte, più o meno misteriosa. Pertanto, forse l’unica maniera di definirlo è proprio quell’espressione di Dio mortale che Vasari inventa nelle sue Vite e che Sgarbi riprende sin dal titolo. Questo libro non è quindi soltanto una lettura, un’analisi artistica e una biografia, ma un vero e proprio viaggio, che ci porterà a camminare nelle strade del passato insieme a Raffaello e ci riconsegnerà al presente più ricchi, consapevoli, intrisi di bellezza. 

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