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MediaTech
Giornalismo alla sfida di smartphone e social. La qualità per rilanciare il settore

 

Dove sta andando il giornalismo mondiale? Nemmeno i pezzi grossi dell'editoria americana, il tempio dell'editoria, riescono a dare una risposta a questa domanda da un miliardo di dollari. Il motivo loa spiega bene Gerard Baker, direttore del blasonatissimo Wall Street Journal che, assieme ai colleghi del New York Times (Dean Baquet, fresco di nomina), del Washington Post (Martin Baron) e del Los Angeles Times (Davan Maharaj), ha dato luogo a un interessante confronto sulla frontiera del giornalismo alla nona edizione del convegno di Bagnaia (Siena) "Crescere fra le righe", organizzato dall'Osservatorio Permanente dei Giovani Editori.  "E' impossibile dire dove il giornalismo andrà nei prossimi anni. L'invenzione di un nuovo tipo di device o di un nuovo social network potrebbe cambiare le carte in tavola così come hanno fatto Facebook e lo smartphone", ha sentenziato il direttore del quotidiano finanziario editato da Rupert Murdoch.

Già, perchè come hanno anche riconosciuto Donatella Treu, amministratore delegato del Sole 24 Ore e Andrea Riffeser Monti, amministratore delegato di Poligrafici Editoriale, Facebook è la prima piattaforma dove i giovani vanno a cercare le notizie. E così nel confronto all'americana fra Baker e Baquet intitolato "Il giornalismo e la sfida digitale", il numero uno del quotidiano della Grande Mela ha spiegato per esempioo che nella sua redazione "al mattino i giornalisti non scelgono più chi seguirà la notizia ma come la seguirà", facendo riferimento a come i nuovi canali della distribuzione come i social network o gli smartphone e i tablet, hanno cambiato il modo di approcciarsi alla notizia.

Anche i mostri sacri non hanno tutte le carte in regola per la nuova sfida digitale, perchè lo stesso Baker, sorridendo, ha confessato che "quasi tutti quelli che assumo ne sanno molto più di me in fatto di tecnologia. Comunque il nostro giornale si è adattato e si sta adattando".

Così mentre con la tecnologia i media possono soltanto innovare continuamente e sperimentare per raggiungere pubblici sempre più ampi, c'è un elemento che fa da bussola e che rimane costante nel tempo per costruire il prodotto editoriale che consente di punterellare il proprio posizionamento e di gettare le base per la crescita futura ed è la ricerca costante della qualità.

"Noi del New York Times - ha spiegato Dean Baquet - vogliamo essere i migliori. Cerchiamo di essere i migliori per quanto riguarda le notizie internazionali. La sfida è arrivare nei settori di nicchia. Se volessimo parlare di ballo dovremmo farlo bene perché ci sono molti siti specializzati che hanno più risorse e conoscenze di noi nel parlarne. L'importante è mantenere alta la qualità nei temi principali".

La qualità è anche quella che per Baker consente di "filtrare informazioni cercando anche notizie nascoste, quando un governo o un'azienda producono un comunicato che è un'informazione non filtrata" e che spesso non danno notizie. "Uno dei dati più preoccupanti che abbiamo diffuso negli ultimi tempi - ha proseguito il direttore del Wsj - riguarda il fatto che ci sono cinque volte più addetti delle pubbliche relazioni che giornalisti. L'importante è che il lettore capisca che il genere di informazioni che viene fornita dai pr è non filtrato".

Se la tecnologia dunque rappresenta un elemento di incertezza che non consente di definire con precisione la frontiera del giornalismo, è anche vero che rappresenta una grande opportunità. "Sono cresciuto a New Orleans e se sentivo di qualche evento a New York non avevo la possibilità di immaginare come fosse. Le nuove tecnologie portano a poter vedere tutto", ha sottolineato Il numero uno del Nyt. "E' quindi incredibile - ha proseguito Baquet -come la tecnologia abbia cambiato il modo in cui creiamo. Ci ha reso migliori, forse non ci riflettiamo neanche su. Questa è un'opportunità non solo per un giornale tradizionale. E' una cosa incredibile intermini di cambiamento. Ci ha resi migliori, sono d'accordo su questo".

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