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Medicina
Covid-19, vaccini efficaci e sicuri? Le domande più frequenti

Mai come quest’anno siamo stati informati, bombardati e forse anche un po’ “accecati” da mille notizie sui vaccini contro il Covid-19. Poche persone, se non i professionisti della sanità, conoscevano parole come molecola messaggero, retrovirus,  placebo, immunità di gregge. Adesso tutti sanno, più o meno, qualcosa su questi temi ma, la conoscenza sommaria ha portato, molto spesso, a confusione.

Vediamo di rispondere a qualche domanda grazie al contributo di esperti.

Ad esempio si parla molto di efficacia del vaccino. Adesso sembra essere un punto nodale. Quanti italiani, maschi, da giovani sono stati vaccinati  a militare con un vaccino di cui non conoscevano nemmeno il nome, o quanti ogni anno si fanno il vaccino antinfluenzale senza mai chiedersi la percentuale di efficacia che in media è solo al 60%. Ma adesso, anche nei bar, si parla delle percentuali di efficacia del vaccino Pfizer, di quello di Moderna, o dello Sputnik V e persino del cinese Sinovac. Del nostro, l’europeo Astra Zeneca, solo molti dubbi e perplessità. Insomma da un anno un talk show continuo.

Ma un'efficienza del 90% è migliore di una del 70%?

La risposta  sembrerebbe facile, quasi banale ma in realtà non lo è. Gli esperti sanitari indicano che la preferenza per il vaccino più efficace non sempre è proporzionale ai rischi che ogni persona ha di ammalarsi di Covid-19 dopo la vaccinazione. Tutti sono invece concordi che i vaccini, dopo l’approvazione,sono buoni e sicuri.

In Europa stanno arrivando le prime dosi del quarto vaccino che gli europei, contratti a parte, avranno a disposizione. Si tratta del tanto atteso Johnson & Johnson, l’unico a monodose.

In una totale confusione comunicativa da parte di Stato, Regioni, CTS e chi più ne ha più ne metta si è capito che la scelta di dare un vaccino rispetto ad un altro dipende dall’età. Così come per Pfizer e Moderna, anche l’ultimo arrivato dovrebbe andare ai senior ma in particolare al gruppo fra i 70 e 79 anni. Mentre il più economico ma anche il più discusso (a torto o a ragione), quello di AstraZeneca, dopo una serie di giravolte sarà dedicato agli over 60.

Dei quattro vaccini approvati dall'Agenzia europea dei medicinali (EMA), Janssen (J&J) è quello che ha presentato la minore efficacia nei primi risultati: il 67%, bassa rispetto al 95% di Pfizer e Moderna e al 76% di AstraZeneca, secondo l'ultimo studio. Ma questo, dicono tutti, non significa che sia peggio.

Cosa significa parlare di efficacia?

Queste percentuali sono i primi risultati degli studi di fase III che ogni multinazionale ha presentato all'EMA. In questi studi, i volontari sono divisi in due gruppi: uno è vaccinato con il farmaco e l'altro con un placebo. Sono esperimenti con migliaia di persone eseguiti per capire quante di loro sono infette da SARS-CoV-2. Se il 10% dei volontari infetti era presente nel gruppo vaccinato e il 90% nel placebo, significa che il vaccino è efficace al 90%.

Si puo’ confrontare l’efficacia dei vaccini?

Gli esperti rispondono all’unisono che non si puo’. Per questo, sarebbe necessario realizzare un singolo trial con tutti i vaccini, dando un vaccino a ciascun gruppo e controllare successivamente quanta percentuale di contagiati è presente in ogni gruppo.

Questa operazione è praticamente impossibile. Ogni trial aveva una propria strategia, diversi gruppi di popolazione e differenti varianti del virus circolante. I trial sono stati fatti in tempi e luoghi diversi, quindi con percentuali non comparabili.

Il vaccino Johnson & Johnson , ad esempio, è stato testato quando già circolavano le varianti britannica e quella sudafricana e, più contagiose e apparentemente più resistenti ai vaccini. Gli studi di Pfizer e Moderna non avevano avuto questa opportunità.

Molti osservatori medici sono concordi nel dire che "Se guardiamo più in dettaglio gli studi, notiamo che l'efficacia è molto simile tra i diversi vaccini.Nelle statistiche il risultato non è un numero esatto. Quando si dice che un vaccino ha un'efficacia del 76%, si intende che i risultati variano intorno al 76% (ad esempio, dal 71% all'81%), e quell'intervallo può in parte coincidere con quello di un vaccino di cui ha è stato detto che ha un'efficienza dell'82%, ma il cui margine di errore fa passare il risultato dal 77% all'87%, per esempio. Cioè, se le sperimentazioni cliniche venissero ripetute, i margini statistici potrebbero coincidere (nell'esempio sopra, tra il 77% e l'81%). Inoltre, negli studi clinici, nessuna persona vaccinata è morta a causa di Covid”.

Quale è il più efficente?

L'efficenza è la percentuale descritta negli studi, un concetto diverso dall'efficacia, che si riferisce alla capacità di fermare la malattia, al di fuori dei trial, condotti su sani. Sarà sempre, quindi, inferiore. È ancora troppo presto per conoscere esattamente l'efficacia di ciascun vaccino nella vita reale. Quello che è chiaro che i risultati preliminari stanno dimostrando è che tutti i vaccini approvati hanno percentuali molto elevate quando si tratta di evitare lo sviluppo della malattia in maniera grave, cioè con terapia intensiva e morte. Quello che ancora non si conosce è quanto possa durare l’immunità.

Come si fa a sapere quale è il miglior vaccino per una persona rispetto ad un’altra?

La protezione contro l'infezione è importante per raggiungere l’immunità di gregge.Le percentuali di tutti i vaccini approvati sono sufficienti per ottenere questa immunità se la maggioranza della popolazione viene vaccinata. Tradizionalmente, si è sempre ritenuto che un vaccino con un'efficacia superiore al 60% fosse buono, e i quattro che sono in Europa superano quella cifra. Ma a livello individuale, essere infettati in modo asintomatico o molto lievemente non è molto rilevante. È molto più importante guardare alla protezione contro la malattia grave che ti porta alla morte e per questa protezione ogni vaccino a disposizione è sicuramente efficace.

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