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Medicina
Prevenire l'infarto. Scoperta rivoluzionaria. Come curare il tuo cuore

Prevenire l’infarto è la strategia migliore per evitare eventi fatali ma anche gravi conseguenze

Come prevenire l'infarto cardiaco. Oggi abbiamo un’ulteriore arma, che probabilmente rivoluzionerà il comparto delle malattie cardiocircolatorie.

Le malattie cardiocerebrovascolari si combattono efficacemente adottando stili di vita più sani ed equilibrati. Insieme a queste nozioni e ai farmaci già esistenti, oggi abbiamo un’ulteriore arma per diminuire drasticamente il numero di eventi e delle loro conseguenze. Ecco di cosa si tratta.

È recentissimo uno studio promosso dall’Harvard Medical School di Boston. Lo scopo - si legge su www.informazioneoggi.it - è quello di cominciare a testare su almeno 20 mila soggetti una nuova cura. Si tratta dell’uso di una proteina, la “apolipoproteina apoA-I“.

Viene chiamata “proteina spugna” perché sembra che agisca proprio così. Molto semplicemente, sarebbe in grado di ripulire le arterie dalle placche aterosclerotiche. E dunque “salvare” dai conseguenti infarti.

Ovviamente noi la “raccontiamo” più semplice ma gli scienziati hanno lavorato duramente per arrivare a ideare questa terapia. Che sarebbe quella di iniettare per via endovenosa proprio questa proteina. Al contatto con le placche, per motivi comprensibili soltanto a chi è del ramo, l’apolipoproteina comincerebbe ad attirarle. Riuscendo a staccarle dalle arterie. Come sappiamo, oggi la terapia consiste nell’evitare di far crescere (anche ulteriori) placche. In questo modo la “pulizia” sarebbe davvero profonda.

Le persone sottoposte a questa nuova terapia, come dicevamo, saranno almeno 20 mila e verranno selezionate in tutto il mondo. Anche in Italia dunque. Nel nostro Paese verrà coinvolto l’IRCCS MultiMedica di Sesto San Giovanni.

Da un’intervista pubblicata su ANSA comprendiamo lo scopo dei test. Secondo le dichiarazioni di Roberto Pedretti, il direttore appunto del Dipartimento cardiovascolare dell’Irccs, uno degli obiettivi è impedire che dopo il primo evento se ne manifestino altri. Soprattutto durante i successivi 3 mesi, il periodo più critico per chi ha avuto un infarto.

Si tratta di un approccio del tutto innovativo rispetto alle terapie farmacologiche esistenti. E la buona notizia è che i primi effetti sembra siano molto incoraggianti.

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