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Medicina
Le moderne metodiche nel trattamento dell’artrosi e dei traumi sportivi
Dott. Eugenio Bartoleschi, Ortopedico al San Giuseppe

Nuove frontiere in ortopedia

Oggi esistono metodi innovativi nel trattamento dell’artrosi e dei traumi sportivi, grazie all’utilizzo delle moderne metodiche di medicina rigenerativa e protesica. Casa di Cura San Giuseppe Hospital ad Arezzo è un polo di eccellenza in ambito chirurgico, da sempre all’avanguardia e alla ricerca costante di innovazioni volte a migliorare la qualità delle prestazioni sanitarie. La Casa di Cura San Giuseppe Hospital è un luogo in cui la cura e la salute della persona sono al centro e in cui a guidare l’attività quotidiana sono i principi del Gruppo Korian: passione per la persona, qualità dei servizi, cura della salute dei Pazienti.

Come e quando è possibile adottare le nuove metodiche di medicina rigenerativa?

“L’artrosi è un processo degenerativo che per diversi motivi legati a stress meccanici eccessivi o esiti di traumi, colpisce sempre di più persone giovani e adulte”, afferma il Dott. Eugenio Bartoleschi, Chirurgo Ortopedico della Casa di Cura San Giuseppe Hospital Korian. “Quando le terapie conservative e le metodiche infiltrative classiche con acido ialuronico non sono più in grado di rallentare l’aggravarsi della patologia, è necessario utilizzare determinate cellule presenti nel sangue o nel grasso del paziente per amplificare le innate capacità rigenerative dell’organismo e bloccare il fenomeno degenerativo”.

Cosa sono le cellule mononucleate e quando sono indicate in ortopedia?

“I monociti sono globuli bianchi presenti nel sangue che hanno riconosciute capacità antinfiammatorie e pro-rigenerative. Le patologie degenerative come l’artrosi sono indotte o peggiorano in presenza di un’infiammazione cronica, che spesso colpisce la membrana ed il liquido sinoviale che racchiude e lubrifica l’articolazione”, chiarisce il Dott. Bartoleschi. “Tale trattamento è fortemente indicato anche nelle iniziali lesioni tendinee, come sulla spalla, sul gomito e sul tendine d’Achille, dove serve uno stimolo a migliorare le capacità di autoriparazione dei tessuti evitando il peggiorare delle lesioni. I monociti bloccano l’infiammazione e il conseguente processo degenerativo, dando un immediato beneficio sul dolore e sulla mobilità articolare”.

Dott. Bartoleschi, come avviene la procedura?

“Una metodica per essere davvero efficace deve essere semplice, riproducibile e sostenibile. Noi utilizziamo un sistema che filtra tali cellule dal sangue periferico per caduta. Partiamo sempre valutando in artroscopia lo stato dell’articolazione e dei tessuti danneggiati, puliamo e regolarizziamo la cartilagine e le strutture affini e, solo una volta valutate le reali indicazioni, procediamo alla metodica che viene eseguita in pochi minuti ed in un unico tempo chirurgico”.

Come mai il San Giuseppe Hospital ha scelto di eseguire tali trattamenti che, fino a poco tempo fa, erano una peculiarità di pochi centri?  

“È una scelta fatta per il paziente. Questo perché San Giuseppe Hospital ed il Gruppo Korian vogliono garantire sempre trattamenti d’eccellenza e all’avanguardia, diventando un punto di riferimento per il sistema sanitario nazionale e per i maggiori enti privati assicurativi.  Tali metodiche vengono fatte sia privatamente che in convenzione, con le principali assicurazioni, sia con il sistema sanitario nazionale”, afferma Massimo Rosati, Amministratore Delegato della Casa di Cura San Giuseppe Hospital Korian. “Quando tali metodiche non sono più efficaci si deve ricorrere alle protesi. Negli ultimi anni si parla di utilizzo di strumenti innovativi in grado di migliorare il posizionamento, quali ad esempio la robotica di cui la nostra struttura è già dotata. Da sempre siamo attenti a questo aspetto e, in linea con quanto descritto per la medicina rigenerativa, abbiamo scelto di adottare nel 2020 il robot chirurgico Rosa, che supporta il medico nel posizionamento della protesi. Oggi abbiamo fatto un ulteriore ed importante passo avanti e, come primo centro in Italia, abbiamo implementato l’utilizzo della realtà virtuale nella chirurgia del ginocchio”.

Continua il Dott. Bartoleschi: “Quando si deve impiantare una protesi la cosa più importante è ridurre al minimo i possibili errori di mal posizionamento che possono dipendere non solo dal professionista, ma anche da particolarità anatomiche del paziente. La robotica ed i nuovissimi sistemi di navigazione nascono con tale obiettivo”.

La realtà virtuale è stata utilizzata sino ad oggi in ambito medico per la formazione ma rarissime sono le applicazioni in campo chirurgico. Come funziona il sistema che avete adottato e quali vantaggi dà a medico e paziente?

“Il nuovo sistema Pixee-United permette di posizionare con precisione assoluta gli strumenti di taglio dell’osso senza dover fare esami tac preoperatori né usare fiche da inserire nell’osso, tipiche della robotica. Il sistema evita anche di forare la parte centrale di femore e tibia, oggi passaggi obbligati nella chirurgia tradizionale del ginocchio. Questa tecnologia permette inoltre di velocizzare l’intervento, riducendo i rischi di potenziale infezione e, dati i costi sostenibili, può essere utilizzata in tutti i pazienti indicati”, afferma il Dott. Bartoleschi. “Grazie ad un’equipe di primo livello, coordinata assieme al dott. D’Ascola, rappresenta un’eccellenza della nostra struttura”.

“La medicina rigenerativa e sistemi di realtà virtuale per l’impianto di protesi sono procedure applicate al San Giuseppe Hospital quotidianamente, accessibili sia in SSN che tramite i maggiori fondi assicurativi”, conclude Massimo Rosati.

 

 

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