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Medicina
“Semplice” congiuntivite o sintomo da Covid19?

Macchina perfetta ed efficiente, gli occhi possono essere anche finestra di entrata e uscita di batteri e virus e, potenzialmente, anche bersaglio del Covid19. 

Il manifestarsi di quest’ultimo a livello oculare avviene nella forma di una congiuntivite virale e il rischio è che gli occhi possano diventare, attraverso le secrezioni prodotte, veicolo di contagio. Tuttavia la patologia ha molteplici forme tra batterica, virale, allergica o addirittura mista; le combinazioni sono moltissime e i patogeni, solo tra i virus, sono più di duecento. 

I sintomi più comuni prevedono rossore, bruciore, fotofobia, secrezione, prurito e rigonfiamenti della palpebra, nonché secrezioni acquose e aumento della lacrimazione. 

Proprio in riferimento a questo ultimo sintomo è importante fare chiarezza, come ci spiega il Dottor Claudio Savaresi: “soprattutto durante il lock-down e lo smart working in molti hanno lamentato disturbi oculari derivanti da dislascrimia, ovvero eccessiva evaporazione lacrimare, dovuta ad un utilizzo prolungato di computer, smartphone e persino tv”. Gli studi dimostrano, infatti, una correlazione tra tale disturbo e l’esposizione alla luce blu, colpevole di interferire con la corretta lubrificazione oculare. Anche l’abbassamento delle temperature e l’esposizione al vento possono essere cause di fastidi. Ma allora come riconoscere le diverse tipologie di disturbo senza rischiare che una semplice lacrimazione eccessiva possa gettarci nel panico di sospettare un primo step di Covid? 

Innanzitutto è necessario valutare la presenza effettiva di SarsCovid19 che si manifesta con febbre, stanchezza, perdita di olfatto (anosmia) e perdita di gusto (disgeusia) e i cui segnali clinici di degenerazione possono essere la comparsa di affanno respiratorio (dispnea) e tachicardia.

Per riuscire a distinguere la congiuntivite che non presenta tratti riconducibile al Covid, da quella virale che, invece, può destare più sospetto, bisogna fare attenzione ad alcuni campanelli d’allarme. Primo tra tutti verificare la sintomatologia: alla forma batterica sono associate secrezioni giallastre, a quella stagionale emissioni di secrezioni bianche e prurito. Nella forma virale, si presenta “l’evidenza di un occhio più arrossato accompagnata dalla sensazione di avere all’interno un corpo estraneo, oltre ad una lacrimazione profusa ed una secrezione fluida ed acquosa. La diagnosi precoce è, pertanto, fondamentale” sottolinea il professore “la visita oculistica è necessaria per provvedere a fornire al paziente la terapia adatta in maniera tempestiva e mirata. Uno dei rischi è, infatti, vedere il complicarsi del quadro clinico oculare nel caso in cui non ci sia il giusto intervento e, addirittura, sovrapposizioni infettive”. La terapia si esplica in un corticosteroide, a livello topico e a seguire, in caso di forme più gravi, anche per via sistemica. Oltre al corticosteroide anche le lacrime artificiali e l’uso di occhiali con lenti protettive scure per proteggere da luce e vento sono molto di aiuto nell’affrontare la sintomatologia; nelle forme più gravi l’uso di antivirali. 

Prevenire è meglio che curare come si suole dire: anche nel caso degli occhi è fondamentale. L’igiene oculare è il primo passo, come suggerisce il dottor Savaresi, e comincia facendo attenzione a rimuovere in maniera accurata il make up a fine giornata, evitando di toccare gli occhi con le mani sporche e avendo l’accortezza di proteggersi dal sole con adeguati occhiali filtranti. È importante, inoltre, seguire un’alimentazione per il contrasto alla sintomatologia virale, ove l’assunzione di vitamina A e C e Omega 3 e 6, senza trascurare l’integrazione dei fermenti lattici, nelle giuste formulazioni, garantisce un beneficio importante. L’idratazione è altresì importante sia nel bere molta acqua a piccole dosi sia nell’uso locale di gocce oculari. Da non dimenticare assolutamente è il riposo: soprattutto quando si lavora è fondamentale distogliere lo sguardo dal pc ed eseguire dei piccoli esercizi, come guardare in alto a destra e in alto a sinistra, in modo da favorire l’umidificazione e sbattere le palpebre spesso per favorire la distribuzione delle lacrime.

*Dott. Claudio Savaresi, Primario Unità Operativa Oftalmologia Policlinico San Marco - Zingonia (BG); Direttore C. B. V. Palazzo della Salute Istituto Clinico Sant’Ambrogio – Milano; Responsabile Scientifico VISTASystem Ophthalmology Research Center –Milano

 

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