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Medicina
Vaccino Coronavirus, i dubbi più frequenti. Le risposte degli esperti

Il Regno Unito è stato uno tra i primi Paesi al mondo ad autorizzare il vaccino contro il Covid-19 sviluppato dall’americana Pfizer insieme alla tedesca BioNTech. Per contenere la pandemia sarà però necessario vaccinare almeno il 70% dei cittadini. Ma i dubbi sono tanti e pure le domande. Queste le più comuni a cui rispondono esperti internazionali.

Questi vaccini sviluppati con percorsi diversi e più veloci rispetto a quelli usuali saranno davvero sicuri?

‘Una cosa è sicura, secondo il dizionario, quando è priva di rischi ma, in medicina, il significato è diverso. La sicurezza è l'equilibrio positivo tra benefici e rischi-sostiene lo statistico britannico Stephen Evans. ‘Il vantaggio per gli uomini over 80, è enorme. Il Coronavirus ha ucciso percentuali importanti di ottuagenari in entrambe le ondate in tutto il mondo. I rischi del vaccino, invece, sono bassi. Circa 22.000 persone hanno ricevuto il vaccino Pfizer durante la sua fase sperimentale, mentre altre 22.000 hanno ricevuto iniezioni di placebo. L'incidenza di reazioni avverse gravi è stata molto bassa e simile in entrambi i gruppi: rispettivamente 0,6% e 0,5%. Stanchezza e un leggero mal di testa i sintomi più comuni in circa la metà di quelli vaccinati’.

‘Non possiamo ancora conoscere pienamente tutte le reazioni, molto rare e con una frequenza inferiore a un caso ogni 1.000 vaccinati; o quelli che si verificano in gruppi esclusi dagli studi clinici, come le persone con una storia di anafilassi (eccessiva sensibilità a cibi o farmaci)’spiega Evans, già presidente della International Society of Pharmacoepidemiology.

Dopo 137.000 persone vaccinate nel Regno Unito nella prima settimana, si conoscono solo due casi di reazioni allergiche gravi, più un terzo caso in Alaska (USA).

Il medico argentino Fernando Polack che ha guidato la sperimentazione del vaccino Pfizer con 44.000 persone conferma che i dati di sicurezza, con un follow-up medio di due mesi, sono simili a quelli di altri vaccini già autorizzati contro i virus, come ad esempio quello della multinazionale GSK, contro l'herpes zoster.

Anche l'azienda americana Moderna, la seconda nella corsa vaccinale, ha presentato questa settimana i risultati dettagliati del suo vaccino - simile a quello della Pfizer - dopo una sperimentazione con 30.000 persone. "Entrambi sono molto sicuri, a livello dei vaccini del morbillo o dell'influenza", afferma Polack.

E la sicurezza a lungo termine?

Polack minimizza il fatto che non ci siano ancora dati sulla sicurezza a lungo termine. “Un'idea un po’ fantasiosa è stata generata dalle valutazioni dei vaccini candidati in tempi precedenti. Nessun vaccino che porti a termine con successo una sperimentazione clinica di fase 3 (con decine di migliaia di persone, come quelle condotte da Pfizer e Moderna) rimane sotto osservazione e senza approvazione per anni". Questa è la procedura abituale: continuare a monitorare un vaccino una volta approvato per studiarne l'efficacia nel mondo reale e le possibili reazioni avverse. "Ciò che è diverso ora è che i vaccini, rispetto al passato, vengono testati sotto gli occhi attenti di 6 miliardi di persone”.

Possono esserci sorprese nel lungo termine?

Il virologo spagnolo Agustín Portela dice che “Esistono vaccini contro circa 20 patogeni. Se iniziamo a vedere quante di loro si è verificata una reazione avversa dopo un mese dalla vaccinazione, dobbiamo andare a guardare con una lente d'ingrandimento”. Portela ricorda un paio di eccezioni. Nel 2017, ad esempio, il vaccino contro la dengue di Sanofi ha peggiorato la malattia in una minoranza delle persone vaccinate.

“Abbiamo dati su quasi 60.000 persone che sono state vaccinate con tre diversi vaccini - Pfizer, Moderna e AstraZeneca - con un follow-up di diversi mesi, e in nessuna di esse c'è evidenza di un aumento della malattia. Penso che le prove siano abbastanza solide per stare tranquilli. Aspettare sei mesi in più per l’autorizzazione, non ci darebbe garanzie superiori”.

I vaccini prevengono le infezioni?

I vaccini Pfizer e Moderna - e AstraZeneca in misura minore - si sono dimostrati efficaci nell'impedire di contrarre COVID, ma non ci sono ancora dati concreti sul fatto che impediscano anche a una persona di contrarre l'infezione senza sintomi e continuare a diffondere il virus. "Il vaccino potrebbe ridurre il numero di malattie e decessi causati dal Coronavirus, ma il virus continuerebbe a circolare", avverte la virologa Isabel Sola di Madrid.

In ospedale, gli operatori sanitari vaccinati dovrebbero continuare ad avere massima attenzione. “La percentuale della popolazione vaccinata per ottenere l'immunità di gregge deve essere più alta. E fino ad allora è decisivo continuare a utilizzare mascherine, mantenere le distanze e lavarsi ripetutamente le mani”, conferma la virologa.

Esistono vaccini, come quello per il morbillo, che prevengono la malattia e riducono anche le infezioni asintomatiche, rendendo più facile il controllo delle epidemie. Altri vaccini, come Bexsero di GSK per prevenire la meningite B, non impediscono ad una persona vaccinata asintomatica di diventare un focolaio epidemico. ’Nessuno sa ancora se il vaccino impedisca la trasmissione’ afferma Fernando Polack, l'autore principale dello studio Pfizer. ‘Tradizionalmente però quando i vaccini respiratori, come il virus respiratorio sinciziale, sono efficaci al 40% nella prevenzione, bisogna essere soddisfatti. Questi nuovi vaccini hanno dato risultati del 95%’.

La comunità scientifica spera che questa elevata efficacia nella prevenzione della malattia si traduca almeno in una riduzione delle infezioni. I dati preliminari di Moderna e AstraZeneca indicano già una certa prevenzione delle infezioni asintomatiche. Inoltre i dati pubblicati sulla rivista medica The Lancet suggeriscono che l'infettività delle persone infette senza sintomi è solo un quarto di quella sintomatica.

“Non abbiamo prove evidenti che questi vaccini ridurranno la trasmissione e daranno l'immunità di gregge. Avremo queste informazioni quando inizieremo a vaccinare una larga fetta della popolazione, ad esempio il 50% in tutte le fasce d'età, e così cominceremo ad avere dati più sicuri in questo senso’ conferma Pollack che sottolinea che fino a quando non ci saranno molte persone vaccinate l’unica maniera di proteggersi è ancora indossare le mascherine.

Quanto durerà la protezione del vaccino?

I dati pubblicati dal vaccino di Pfizer includono un follow-up di due mesi sui soggetti vaccinati, con un sottogruppo che raggiunge i tre mesi e mezzo. L'azienda riconosce che non è ancora noto quanto durerà la protezione contro il Covid. "La durata dell'immunità è un'altra domanda a cui rispondere, anche se i dati degli studi in fase iniziale suggeriscono che ci saranno anticorpi per molto tempo", afferma Polack.

Gli ultimi dati di Moderna sono incoraggianti: quattro mesi dopo aver ricevuto la prima dose, tutti i vaccinati, compresi quelli di età superiore ai 71 anni, avevano livelli di anticorpi più elevati rispetto a quelli delle persone che hanno superato il COVID. I vaccini più avanzati sembrano generare difese robuste e di lunga durata. ‘Lo scenario peggiore, ragionevole ma improbabile, è dover rivaccinare ogni anno. Non è drammatico, dato che oggi lo si fa già con l'influenza’ dice il medico argentino.

Anche il virologo Agustín Portela, dell’Agenzia regolatoria spagnola, è ottimista. "Non sapremo mai quanto dura l'immunità di un vaccino fino a quando non lo approviamo". Portela ricorda il caso di un altro virus, quello della varicella, ‘Gli Stati Uniti hanno introdotto un vaccino monodose dalla società farmaceutica MSD nel 1995 e l'incidenza della malattia diminuì rapidamente del 90%. Tuttavia, anni dopo, la varicella ritornò nelle scuole dove i bambini erano stati vaccinati. Le autorità sanitarie statunitensi raccomandarono nel 2006 di fare una dose di richiamo e il problema scomparve’.

Ci sono altri paesi che preferiscono aspettare di vaccinare?

"La vaccinazione affrettata non è la risposta per la Svizzera", ha sostenuto Swissmedic, l’Agenzia Regolatoria dei Farmaci del paese. L’approccio svizzero sembra essere più prudente e più lento.

In Svizzera, con meno di 9 milioni di abitanti, ci sono stati circa 6.000 morti per Covid dall'inizio della pandemia. Per questo le autorità non sembrano avere la stessa urgenza di altri paesi.

Tuttavia, questo sabato la Svizzera è diventata il primo Paese ad autorizzare un vaccino contro il Covid, quello della Pfizer, con procedura ordinaria e non di emergenza. Le autorità sanitarie svizzere hanno già presentato la strategia di vaccinazione, con inizio a gennaio.

In ogni caso tutti gli esperti sanitari sono concordi sul fatto che bisogna incoraggiare gli indecisi a vaccinarsi il prima possibile: ‘Bisogna essere fiduciosi. Non con una fiducia cieca, ma con la fiducia in ciò che sappiamo, nelle prove scientifiche. I risultati che conosciamo sono convincenti: questi vaccini sono efficaci e sicuri. Se non ci vacciniamo, quale è l'alternativa?’.

 

 

 

 

 

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