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Politica
Autonomia, ansia quorum per il referendum. Il fronte del no scommette sul Sud

Rebus quorum sull'autonomia, i promotori puntano sul Sud

Dopo aver depositato il quesito referendario contro l'autonomia differenziata, Carlo Calenda - unico nell' opposizione a non avervi partecipato - lancia l'allarme quorum. Sottrae i voti incassati dal centrosinistra alle ultime europee da quelli necessari per il referendum e ne deduce che bisognerebbe "portare a votare circa tredici milioni di italiani in più". E dalle pagine di Quotidiano Nazionale sottolinea che "il referendum è un suicidio". 

Ma i promotori non demordono e sperano in particolare nella risposta meridionale. "Va valutato il successo del fronte progressista nel collegio sud e che c'è un fronte amplissimo contro l'autonomia differenziata", afferma il governatore pugliese Michele Emiliano. Lunedì il Consiglio regionale della Campania voterà per la richiesta di indizione del referendum abrogativo sul ddl Calderoli. A depositare il quesito referendario in Corte di Cassazione sono stati tutti i partiti di opposizione, eccetto Azione (che pure inizialmente si era detta pronta ad unirsi alla battaglia referendaria) con Cgil, Uil e varie sigle rappresentative della società civile e dell'ambientalismo (dai cattolici delle Acli all'Anpi, Arci, Legambiente e Wwf). Basterà? Il rebus, sin dall'inizio, agita anche i partiti coinvolti in prima linea nel "fronte costituzionale".

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E ora Calenda ci mette il carico da novanta: "Il referendum sull'autonomia lanciato da Landini e entusiasticamente rilanciato da tutte le forze di opposizione tranne Azione è sbagliato per ragioni pragmatiche. I voti di destra si salderanno con l'astensione. E se, come gli stessi promotori giudicano probabile, il quorum non verrà raggiunto Meloni potrà legittimamente sostenere che tutte le forze sindacali e politiche di opposizione unite, sono minoranza nel paese", argomenta il leader di Azione. "Il limite del Fronte Popolare in versione italiana da Renzi a Landini non produce mai una proposta, perché non è d'accordo su nulla", l'affondo finale. Di tutt'altro parere Emma Bonino che esorta: "Iniziamo con l'abrogare l'autonomia differenziata ed evitiamo che questa destra spacchi il Paese, più di quanto lo sia già". Non esiste "altro modo per costruire una coalizione tra forze anche molto diverse tra loro, se non quello di unirsi su battaglie concrete, al di là delle etichette inutili e degli ego smisurati", punzecchia. In Campania, il presidente Vincenzo De Luca parla di "una battaglia per l'unità d'Italia.

Se tolgono alla Campania 200 milioni di euro nel fondo di riparto nazionale per la sanità, non è che poi possiamo fare la battaglia per l'efficienza - spiega -. Se", invece, "abbiamo pari condizioni di partenza, siamo pronti a fare la sfida con chiunque e vi posso garantire che siamo davanti anche alle Regioni del Nord". Dall'assemblea nazionale di Sinistra Italiana, il segretario Nicola Fratoianni rilancia la sfida in chiave campo progressista: "Serve lavorare alla costruzione dell'alternativa" e "mi pare che l'unità contro una destra che mette sotto attacco la Costituzione è già un formidabile programma politico". Bene "l'ingresso del M5s nel gruppo" europeo "The Left" è "un'altra tappa decisiva nell'ancoraggio del Movimento in un campo politico del nostro paese".

Al ministro Roberto Calderoli "chi chiede il referendum pare davvero l'orchestra che suona sul Titanic... Mi sarei aspettato che mettesse in luce presunti punti critici, problemi. Invece no - rimarca in un'intervista -. Una riga appena per chiedere l'abolizione della legge. E chiamare l'autonomia la 'spacca Italia' senza prendersi la briga di spiegare il perché. Ma la fretta può fare brutti scherzi: hanno presentato un referendum per abolire una legge ancora non entrata in vigore: lo sarà soltanto dal 13 luglio".

Castellucci: "Autonomia? Non tolga risorse a chi già ha meno"

"I cattolici devono tornare in politica: non c'è l'idea di ricostituire un partito cattolico, i tentativi fatti sono finiti in una bolla di sapone. C'è però il desiderio di portare nella politica, cioè nel lavoro per il bene comune, l'apporto che viene dalla fede". A dirlo, intervistato da Repubblica, Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola-Carpi e vicepresidente della Conferenza episcopale italiana per il Nord. Per Castellucci "uno dei problemi che ha caratterizzato la storia del Novecento è quello di sfilacciare la democrazia, lasciare che perda dei pezzi, pensando che sia una struttura che una volta acquisita non crolli più, e invece, lo abbiamo visto col fascismo e col nazismo, il desiderio dell'uomo forte al potere, il calo di partecipazione, il pressapochismo propagandistico hanno pian piano portato via sangue alla democrazia". Poi afferma: "Quando interveniamo c'è sempre chi dice che sono invasioni di campo, ma se si toccano i valori è necessario dare un'opinione. Sul premierato c'è attenzione perché si vorrebbe evitare una eccessiva sottolineatura del leader. Si vuole evitare l'uomo forte al potere". Quanto alla riforma sull'Autonomia dice: "Non si contesta il concetto dell'Autonomia, che è in Costituzione, ma bisogna tenere in equilibrio sussidiarietà e solidarietà. Bisognerebbe evitare che chi ha meno risorse già adesso ne abbia ancora meno". 

 






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