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Politica
Boschi contro Schlein, guerra delle zarine. Vota il sondaggio

Pd, Boschi attacca Schlein dopo le critiche a Renzi: "Non hai niente da dire?"

Conclusa l’assemblea del Partito democratico che ha sancito l’incoronazione dei candidati a fare il segretario, e cioè Stefano Bonaccini, Elly Schlein, Paola De Micheli e Gianni Cuperlo i quattro sono stati ospiti di Lucia Annunziata a “Mezz’ora in più”.

Elly Schlein o Maria Elena Boschi, con chi usciresti a cena? Vota il sondaggio

Il quartetto, come è noto, è diviso su tutto e se le sta dando di santa ragione, vere e proprie botte da orbi anche se poi tutto è coperto da sorriso di circostanza, come dire: “lo dobbiamo fare per la platea”, un po’ come quei lottatori di wrestling americani che recitano sul ring a favore di telecamere ma poi cenano insieme da buoni compagnoni.

In ogni caso, come dicevamo, i quattro sono divisi su tutto ma su una cosa sono uniti, anzi unitissimi: l’attacco a Matteo Renzi che del Pd è stato segretario e lo ha portato alle Europee al risultato record del 40% dei consensi per poi perdere tutto con il referendum Costituzionale. La qualcosa non è certo passata inosservata ad una loro antica collega di partito e cioè Maria Elena Boschi che presa carta e calamaio e cioè tastiera e Twitter ha inviato un Twitter al curaro.

“Nel Pd tutti d’accordo nel ripudiare Jobs Act, buona scuola, Industria 4.0 e garantismo per abbracciare reddito di cittadinanza e sussidi. Per il Pd di oggi è meglio Grillo di Renzi. Scelta legittima. Ma chi fra i DEM ha scritto e votato quelle leggi oggi non ha niente da dire?”. La Boschi giustamente rampogna chi quelle leggi le ha votate o peggio scritte o almeno condivise e per coerenza dovrebbe astenersi dal criticarle.

Critica indubbiamente corretta che sembra riguardare più chi allora era deputato come De Micheli e Cuperlo ed anzi la prima in effetti è stata pure abbastanza critica con Renzi anche ai tempi in cui era segretario, ma anche chi era nel Pd le ha condivise. Però, parimenti, la Boschi dimentica cose importanti e cioè che la gestione di Renzi è stata una gestione totalmente anomala del Partito democratico che infatti è finito sull’ottovolante delle percentuali.

Uno dei punti che ad esempio la Schlein ha sempre criticato di quel periodo è proprio il Jobs Act che è stato il vero atto dirompente. Infatti ha portato all’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, una misura cardine della sinistra italiana e non solo dell’allora PCI ma anche del PSI.

Quindi possiamo dire una misura strutturale dei progressisti, voluta da Gino Giugni (socialista) nel 1970, aveva resistito per decenni all’attacco di Confindustria e delle Destre per poi cadere nel 2015 proprio sotto la furia iconoclasta del senatore toscano.

Si trattò di un vero e proprio scandalo per chi si professava allora di sinistra e questo la Boschi si guarda bene dal dirlo. Segnò un vero e proprio passaggio del Rubicone politico perché dopo i rapporti tra Capitale e Lavoro nella sinistra non sono più stati gli stessi.

Appena dieci giorni prima c’era stato un altro battibecco tra la Schlein e la Boschi con la candidata segretaria che aveva detto: "Renzi ha fatto scelte politiche sbagliate che hanno allontanato molti di noi dal Pd. Ha fatto le sue scelte e ha lasciato macerie dopo aver fatto errori su lavoro, migrazione, sblocca Italia". 

Subito dopo la Boschi aveva replicato: “Lasciate stare il passato. Parlate di futuro se siete capaci. Ma liberatevi dalle ossessioni di una storia che fingete di non ricordare". E su questo scambio di battute non si può non fare una riflessione. Oltre la normale contrapposizione politica fra ex colleghe non c’è che c’è pure una forte rivalità femminile tra “prime donne”?

Certamente la Boschi deve aver mal digerito l’ascesa di una contendente a quel ruolo di “zarina dei democratici” che lei stessa aveva avuto per tanto tempo quando c’era l’“impero dell’Arno”.

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