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Politica
Carfagna soffia il posto a Calenda? Il Terzo Polo rischia di implodere

Calenda a rischio dopo la frase choc: “A volte gli elettori sbagliano”

 

Dopo la débâcle delle regionali nel Lazio e in Lombardia il Terzo Polo si interroga sul suo futuro.

La situazione è tesa, anzi incandescente. Lo dimostrano certe battute surreali che Calenda è riuscito a fare commentando l’esito del voto: “A volte gli elettori sbagliano”, frase micidiale nel supermercato della politica che indispettisce ed irrita i cittadini.

Del resto gli errori le ha fatti quasi tutti lui. Come quando si è incaponito a sostenere nel Lazio Alessio D’Amato, Assessore alla Sanità che ha bucherellato le braccia e le natiche dei cittadini laziali con sadica perseveranza durante la pandemia.

D’Amato, tra l’altro, c’aveva pure un processo archiviato per truffa aggravata proprio ai danni di quella Regione in cui voleva fare il Presidente, senza contare una condanna in primo grado della Corte dei conti a restituire 275.000 euro per lo stesso motivo.

Anche in Lombardia, il “Progetto Moratti” è stata una sua idea tragicamente naufragata, con la stessa Moratti che è finita fuori dal Consiglio regionale e che con la sua lista ha preso più del “Terzo Polo”, cosa che Matteo Renzi non ha mancato di far polemicamente notare. E il Lazio e la Lombardia sono realtà grosse. Nella prima c’è Roma, la Capitale d’Italia e sede del potere politico, nella seconda c’è Milano, sede del potere economico e finanziario.

Il fatto che subito dopo le elezioni sia trapelato il malcontento di Renzi e la sua proposta di togliere il nome di Calenda dal simbolo del “Terzo Polo” la dice lunga sul clima che si respira in questi giorni. Calenda, vista la mala parata alle regionali, sta cercando di accelerare il processo di fusione “a freddo” tra la sua Azione e Italia Viva, ma Renzi giustamente frena, prende tempo, valuta altre soluzioni.

Come era assai presumibile Renzi ha utilizzato Calenda per i suoi piani e poi adesso lo sta scaricando. Il politico romano pensava che il concedergli di mettere solo il suo nome sotto il simbolo fosse un segno della benevolenza dell’ex premier nei suoi confronti, invece si trattava della solita tecnica utilizzata anche recentemente da Tabacci con Di Maio. A fine elezioni poi accade che chi c’ha messo il nome è fuori e chi se ne è stato dietro le Quinte è dentro. Capita coi progetti deboli.

Non per niente, a conti fatti, il Terzo Polo ha eletto cinque consiglieri regionali di cui tre di IV e solo due di Azione.

L’unico errore interno di Renzi è stato quello di dare ancora fiducia a Luciano Nobili, che era stato appena sonoramente bocciato alle politiche e poi riproposto impunemente nel Lazio, con lo stesso identico risultato.

Ma dietro ai due maschi c’è anche una femmina e cioè Mara Carfagna che nei piani di Renzi dovrebbe fare il presidente del futuro Terzo Polo Unificato, lo chiamiamo così per distinguerlo dai precedenti progetti come quello di Fini, Rutelli e Casini.

La Carfagna è donna di esperienza e di costanza, oltre che notoriamente di aspetto più gradevole di quello di Calenda, ed ha un ottimo feeling personale con Renzi.

Ma a questo punto il vaso di coccio sarebbe proprio il leader dei Parioli che diventerebbe il N. 3 nel TPU, quindi sostanzialmente ininfluente.

Insomma il nipote di Comencini si sta amaramente accorgendo che forse gli conveniva non rompere con Letta dall’Annunziata e lasciare Renzi al suo destino e chissà forse la storia d’Italia sarebbe cambiata.

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