Il trionfo dell’AfD in Sassonia-Anhalt (si tratta di elezioni regionali, sebbene il clamore sia enorme) scuote la Germania e mette in difficoltà anche la destra italiana che si spacca di fronte all’avanzata di un partito che ha raccolto 157mila ex astensionisti tornati alle urne per votare l’ultradestra che conquista la fiducia di giovani, operai e chi è economicamente più fragile
L’analisi del voto: Alternative Fur Detuschland sfonda dove i partiti tradizionali hanno fallito
La vittoria regionale rischia di diventare il laboratorio politico della politica europea. Il successo di Alternative für Deutschland non può essere liquidato come un semplice voto di protesta. I flussi elettorali mostrano una capacità di penetrazione trasversale, con un elemento particolarmente significativo: riportare alle urne una parte consistente dell’elettorato che aveva scelto l’astensione. Il profilo dell’elettore AfD è netto. Il partito raggiunge circa il 50% tra gli uomini e il 39% tra le donne. Tra i 35 e i 59 anni supera il 52%, mentre tra gli under 25 arriva al 42%. Tra gli operai l’AfD sfiora il 60% mentre tra chi considera difficile la propria situazione finanziaria arriva a circa due terzi dei consensi. È la fotografia di chi si sente escluso, impoverito, indifeso e poco rappresentato dai partiti tradizionali.
L’avanzata di AfD: un programma radicale e un consenso costruito sul malcontento

Dietro la vittoria elettorale c’è anche un progetto politico che non ha intenzione di annacquare le proprie posizioni, estremamente radicali e radicate a destra. Il cavallo di battaglia è la remigrazione: più espulsioni, maggiori rimpatri e una struttura specifica dedicata. L’AfD propone di limitare il diritto d’asilo, contrastare le chiese che offrono rifugio ai migranti irregolari e subordinare i sussidi allo svolgimento di lavori di pubblica utilità. Sul fronte sociale, opposizione alle transizioni di genere e incentivi alla natalità. Il programma prevede 2mila euro per ciascuno dei primi due figli e 4mila per quelli successivi, oltre ai pasti gratuiti nelle scuole dove è proibita la bandiera arcobaleno, così come sarebbero introdotte classi studiate per accogliere gli studenti immigrati e altre ancora per chi convive con delle disabilità.
La reazioni della destra italiana: spaccatura fra Meloni, Tajani, Salvini e Vannacci

Il terremoto tedesco arriva inevitabilmente a Roma dove la sinistra (una tantum) si compatta e il centro destra affiorano le prime contraddizioni. Giorgia Meloni mantiene le distanze (“Si lavora con chi c’è). Antonio Tajani le ribadisce (“Nulla da spartire con AfD”), Matteo Salvini esulta (“In Germania è un trionfo clamoroso”) mentre Roberto Vannacci disegna scenari (“Futuro Nazionale e AdF fanno paura al sistema”). Allo status quo, del resto, il partito dell’ex generale è il più vicino ad AdF, quanto basta per diventare un problema per il centrodestra. Il consenso all’AfD non arriva più soltanto dai nostalgici ma anche dagli astenuti, un messaggio è difficile da ignorare: significa che il consenso nasce dalla insoddisfazione popolare, cavalcata da chi è stato capace di conquistare pezzi di elettorato che un tempo appartenevano ai partiti tradizionali. Esattamente quello che potrebbe accadere a Futuro Nazionale.


