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Politica
Coronavirus, nessuno pensa alla 'Fase 2' della scuola

 

In Italia la curva dei contagiati ha più o meno raggiunto il massimo e si comincia a parlare di fase 2: sappiamo tutti che sarà graduale e i commentatori più avveduti sottolineano la necessità di associare l’allentamento delle misure ad un sistema capillare di testing  per rintracciare i contatti dei contagiati

Lo hanno fatto in Corea e in Cina con le tecnologie di posizionamento e una forte (molto forte nel caso cinese) intrusione nella privacy. Lo stanno facendo in modo più tradizionale in diversi paesi europei, tra cui la Germania, in cui si testano non solo i plurisintomatici e i casi gravi ma anche la cerchia dei loro contatti, e i risultati si vedono perché scoprono tanti casi, anche meno gravi, e sono spesso più giovani. E hanno, in proporzione ai casi, molti meno morti

Lo potremo fare anche in Italia, utilizzando la capacità di test che già abbiamo (35000 al giorno) su un numero di casi che già da maggio dovrebbe essere decisamente inferiore. Se necessario dovrà essere aumentata nel corso dell’anno in funzione del numero di contagi invernali, ma non si tratterà di  numeri enormi .

E’ anche abbastanza chiaro che, nella cosiddetta fase 2, le aziende dovranno continuare a fare uso massiccio di lavoro a distanza e i luoghi pubblici come treni, aerei, ristoranti dovranno distanziare i loro passeggeri e clienti. Queste misure non necessitano di grande preparazione perché sono già utilizzate oggi, il problema del mondo dell’economia e dei servizi sarà economico più che organizzativo.

Le ricette e i piani della fase 2 iniziano ad abbondare  e il recente programma del Ministro Speranza  sembra abbastanza  esaustivo e ragionevole   .

 

Ma c’è un settore importantissimo , del quale  nessuno parla e le cui  sfide organizzative saranno enormi : la scuola. Che occupa 8 milioni di studenti e un po' meno di un milione di insegnanti  e può influenzare indirettamente tutta la “ fase 2” del paese.

 

Oggi,quando si parla di scuola tutti pensano a come concludere al meglio quest’anno: si potrà riprendere?  tutti promossi? Ma i problemi della scuola, in Italia e nel mondo, non finiranno a giugno. E non siamo minimamente preparati ad affrontarli.

 

A settembre la maggioranza dei ragazzi, anche moltiplicando per 100 la stima degli attuali contagiati “ veri “ , sarà ancora suscettibile a contrarre l’infezione. Studi cinesi dimostrano chiaramente che i bambini contraggono il CV 19 , anche se in modo quasi sempre più lieve e spesso asintomatico .  Le aule affollate  “ riaperte “ tout court diventerebbero un veicolo di trasmissione micidiale e  gli studenti si trasformeranno in  inconsapevoli untori  , anche per i nonni che ricominceranno a  occuparsi di loro quando i genitori riprenderanno a lavorare . E gli insegnanti ? saranno esposti al contagio e i tradizionali problemi delle supplenze esploderanno.

 

Questo gigantesco problema è stato completamente rimosso e chi parla di fase 2 non sta  pensando  a come gestire il prossimo anno scolastico . 

Sotto l’aspetto del tracking di contagi e contatti non sarà molto diverso da altri settori e in Cina ci stanno già pensando : TENCENT  sta sperimentando con le scuole del Huawei un approccio di health tracking degli studenti . Ma , sotto l’aspetto organizzativo , la scuola non è come le aziende che  si  riorganizzano da sempre :per loro lo smart working forzato di oggi è una opportunità per ripensare il modo di lavorare  . Per la scuola si tratta di un’enorme novità .

Potremmo forse ammettere  i ragazzi in classe a scaglioni tenendo i banchi distanti ma la dimensione dei gruppi dovrà variare in funzione della grandezza delle aule. Gli altri dovranno fare lezione a casa, ma ci vorranno dei mesi per intervenire sui problemi riscontrati in queste settimane: dotazioni tecnologiche insufficienti, soprattutto per le famiglie senza un personal computer, insegnanti che devono reinventare il loro modo di tenere la classe e di valutare gli studenti.

 

Una scuola che ha consolidato il proprio modus operandi (25-30 alunni per classe, 25 ore la settimana, la lezione frontale, le lavagne, la carta e la penna) nel corso di oltre un secolo ha pochi mesi per cambiare tutto, imparando dalle sperimentazioni di nuove tecniche di insegnamento (flipped classroom, test on line, collaborazioni a distanza sui progetti) timidamente avviate negli anni passati e da quattro mesi di full immersion forzata nel mondo dell’apprendimento a distanza, con approcci più o meno efficaci in funzione della qualità del preside . E’ un cambiamento epocale che richiede 1) chiare linee guida da parte del MIUR ( per esempio sul distanziamento in classe e sui moduli delle lezioni in video ) e , probabilmente , un fondo di dotazione straordinario per le attrezzature IT in classe e per PC per le famiglie meno abbienti   e 2) piani d’azione che devono essere preparati dai presidi delle singole scuole 

 

Per un cambiamento di queste dimensioni i cinque mesi tra oggi e settembre sono un tempo brevissimo. Non sprechiamoli illudendoci che dopo l'estate  tutto tornerà come prima.

Roger Abravanel da meritocrazia.corriere.it
 

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