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Politica
Crosetto cade nel "tranello" e canta Bella Ciao. Scoppia la bagarre
Guido Crosetto

Crosetto cade nel tranello di Fiorello e canta Bella Ciao

L’Italia in fondo è uno strano Paese. Un Paese in cui si cerca sempre la buffonata, l’esagerazione grassa, il commento pingue, il paradosso ideologico e anche questa volta è stato così. Dentro alla trappola c’è caduto Guido Crosetto, ministro della Difesa, gigante buono, che l’immaginario collettivo vede come il protettore di Giorgia Meloni.

C’è caduto perché nel tranello lo ha attirato un guitto scaltro ma prevedibile come Fiorello che approfittando della confusione in uno show all’Auditorium della Conciliazione per raccogliere fondi per l’ospedale pediatrico Bambino Gesù, l’ha convinto a cantare Bella Ciao, considerato –peraltro a torto- l’inno della resistenza partigiana.

Insomma si dirà il solito show del politico di turno che vuole mettersi in mostra ma non si sono fatti i conti con la storia italiana per cui la guerra civile di Salò non è mai realmente finita e su certi nervi scoperti scoppia sempre la bagarre.

E così è stato anche questa volta.

Crosetto, seduto con gli altri spettatori, è stato raggiunto da Fiorello ed ha biascicato quasi sottovoce qualche strofa recitando il ruolo dell’imbarazzato o forse lo era davvero, in un clima circense.

Il giorno dopo Aldo Grasso, temibile “penna avvelenata” del Corriere della Sera, ha ironizzato sulla vicenda, ripresa da Dagospia con il sublime titolo “Faccetta rossa” ed a questo punto non poteva mancare Aldo Cazzullo, sempre del Corriere, che ha prodotto uno “spiegone” di quello che era accaduto sulla filologica base che lui e Crosetto sono delle stesse parti e da quelle parti Bella Ciao la cantano tutti, belli e brutti, fascisti e comunisti.

E così ha risposto alla lettera di una lettrice che si lamentava dello scempio canterino: “Cari lettori, Guido Crosetto non ha cantato Bella Ciao (tra l’altro abbastanza bene, tra l’altro abbastanza male ndr) perché è di sinistra, ma perché è di Marene. Dalle sue parti, che poi sono le mie, comandava la Resistenza Enrico Martini «Mauri», che non era un bolscevico ma un maggiore degli alpini, e infatti fece tutta la guerra civile con il berretto dalla penna nera; ai suoi ordini aveva il figlio del macellaio di Alba, Beppe Fenoglio, che al referendum del ’46 votò monarchia”. Dunque secondo Cazzullo l’esibizione canterina di Crosetto non era di “sinistra” –come del resto è evidente anche ai ramarri abbarbicati sui muri ma –ed è questa la grande novità- sarebbe dovuta al “marenismo”, cioè quel sentire tipicamente piemontese che accomuna gli umani e supera di slancio le differenze ideologiche tra il “sinistro” Cazzullo e il “destro” Crosetto.

La temibile interpretazione cazzulliana è suffragata da un importante puntello storico: Crosetto di Marene è stato anche sindaco e questo –sempre secondo Cazzullo- spiega tutto. Invece la vicenda, come accennato, ha una spiegazione molto più semplice che non ha che fare con il basso cuneese e le Langhe: Crosetto è caduto nel solito trappolone nazional – popolare di Fiorello. Con buona pace di Cazzullo.

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