Draghi, whatever it takes? Sì, certo, tutto ciò che serve per non far arrabbiare Bruxelles
Mario Draghi lo ha confermato in cabina di regia, riunita per varare l’intervento per arginare il caro-carburante e cercare di mettere un altro freno alla corsa delle bollette: non ci sarà alcun scostamento di bilancio. Niente da fare, di fronte a un Paese in ginocchio, con l’inflazione che a giugno potrebbe superare l’8% e con l’incubo della stagflazione, il presidente del Consiglio rinuncia a fare l’unico intervento possibile che avrebbe potuto tentare di salvare l’Italia e gli italiani. Fare altro debito in emergenza sarebbe stato un gesto responsabile di fronte a milioni di lavoratori in crisi, di famiglie che non arrivano a fine mese e di imprese e commercianti che rischiano di chiudere (o hanno già chiuso).
E invece no. SuperMario di super ha pochissimo, anzi niente, e teme che un altro scostamento di bilancio possa far infuriare Bruxelles e i falchi dell’Unione europea (per certi versi i veri padroni dell’Italia insieme agli Stati Uniti d’America, come dimostrano bene l’aumento delle spese militari e l’invio di armi al governo di Kiev) nella difficilissima trattativa sulla revisione del Patto di Stabilità. E’ proprio vero che Draghi è l’uomo del “whatever it takes”, in sostanza tutto ciò che serve (appunto, whatever it takes) pur di non far arrabbiare Von der Leyen, Macron, Scholz e compagnia.
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