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Politica
Governo, Meloni teme la "variabile" Berlusconi. Ogni giorno rischio crisi

Governo, allarme a Palazzo Chigi. Inside

Le elezioni regionali di domenica e lunedì hanno dimostrato che Giorgia Meloni è più forte e che la nuova Lega di Matteo Salvini, concreta, pragmatica e che ha rilanciato i vecchi temi dell'autonomia regionale e del federalismo, si è rafforzata. Resta però la "variabile" Berlusconi, come ormai la chiamano off the record nella maggioranza e nel governo. L'uscita pro-Putin al seggio dell'ex Cavaliere ha spiazzato tutti. Certamente l'ha fatto per recuperare qualche voto, visto che in tutti i sondaggi la stragrande maggioranza degli italiani dice stop all'invio di armi al signor Zelensky, ma il danno è fatto.

Palazzo Chigi è dovuto intervenire immediatamente ribadendo il sostegno all'Ucraina e da Forza Italia è scattato subito il solito cordone sanitario attorno a Berlusconi, ricordando che in Parlamento, in Italia e in Europa, Forza Italia ha sempre votato a favore di Kiev. Evidente l'imbarazzo del ministro degli Esteri Antonio Tajani (costretto ad arrampicarsi sugli specchi), con tanto di sconfessione clamorosa da parte del PPE. Tanto che oggi Manfred Weber, capogruppo dei Popolari Europei, ha deciso di annullare alcune giornate di studio a Napoli, "a seguito delle osservazioni di Silvio Berlusconi" su Zelensky, perchè "il supporto per l'Ucraina non è facoltativo".

Un problema, non da poco, visto che Meloni sta facendo di tutto per farsi accreditare in Europa e nel mondo dopo lo smacco del mancato invito all'Eliseo da parte di Emmanuel Macron. Ma - assicura chi lo conosce bene - Berlusconi è fatto così. Ha fondato il Centrodestra, è stato più volte premier, è stato il fautore dell'unico vero avvicinamento a Pratica di Mare tra Russia e Nato e ora non sopporta di svolgere il ruolo di comprimario. Addirittura dell'alleato numero due, visto che i numeri delle Regionali hanno certificato che la Lega è nettamente davanti a Forza Italia. Gli azzurri, pur indispensabili dal punto di vista numerico (ed è questo il timore della premier), sono marginali, anche all'interno della compagine governativa. Il vero timore di Meloni è che sia solo l'inizio.

Che vada a una manifestazione di partito o a vedere una partita del Monza, c'è sempre il rischio che Berlusconi esterni, imbarazzando Palazzo Chigi. E non solo sull'Ucraina. Dopo l'assoluzione con formula piena nel processo Ruby-ter, ora si temono fulmini e lampi sul fronte della Giustizia, di quella riforma che tanto Meloni quanto Salvini continuano a dire che va fatta insieme ai magistrati e ovviamente anche gli avvocati. Resta il nodo politico, la "variabile", Berlusconi che in ogni momento può far terremotare il governo, mettere a rischio riforme e soprattutto imbarazzare Palazzo Chigi in sede europea e a livello internazionale.

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