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Politica
La Lega scende in piazza con una manifestazione per i "Valori" dell’Occidente

Antisemitismo, la Lega scende in piazza con una manifestazione per i Valori dell’Occidente

La Lega oggi ha organizzato una manifestazione, l’appuntamento è alle 15 in largo Cairoli, proprio di fronte al Castello Sforzesco, uno dei luoghi simbolo di Milano. Le previsioni sono di circa 3.000 partecipanti. "Sarà una piazza sorridente che chiede il ritorno alla pace, due popoli e due Stati. Ma l’antisemitismo e l’odio antiebraico non possono più esistere", così dice Salvini. Sarà presente tutto lo Stato maggiore leghista: Giancarlo Giorgetti, Roberto Calderoli, Giuseppe Valditara e Alessandra Locatelli.

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Intanto i giornaloni e i giornalini della sinistra hanno cominciato il solito patetico balletto. Ad esempio Domani ha titolato “Il 4 novembre Salvini cerca lo scontro di civiltà”. Lo vediamo già, il ministro leghista vestito come Thor che con il suo magico martello Mjöllnir scaglia il bolide contro la Mecca e colpisce la pietra cubica dell’al-Ha’ba mandandola in mille pezzi. Piuttosto occorre fare attenzione ad un’altra manifestazione che partirà invece da Porta Venezia, che gli organizzatori hanno messo alla stessa ora proprio per contrastare quella leghista.

La denominazione pare quella di un cartone animato: “Milano antifascista antirazzista meticcia e solidale”. Sembra il titolo di un film di Nanni Moretti, soprattutto nel meraviglioso aggettivo “meticcia” che fa così il suo esordio nel “lessico familiare” del gergo equestre. La manifestazione fricchettona sarà, naturalmente, “contro la guerra”, una denominazione che non vuole dire nulla perché ufficialmente anche Gengis Khan è contro la guerra ma nei conflitti bisogna sempre distinguere tra chi aggredisce e chi invece è aggredito, cosa che proprio non entra nelle crape di certa sinistra antagonista.

Invece la manifestazione della Lega porta in evidenza dei temi fondanti la nostra società, ad esempio quello dell’Occidente. Difende le nostre vallate verdi, difende il sole al tramonto, difende la bellezza di Venezia, Milano, Roma, Firenze, Napoli, Palermo. Difende certe ombre oblique che tagliano i nostri meravigliosi borghi. Difende i nostri laghi, difende le nostre meraviglie artistiche per cui l’Italia è famosa in tutto il mondo, difende le nostre tradizioni, il nostro Passato. Da anni si è manifestata invece una deleteria cancel culture che si è saldata con l’esiziale ideologia woke, quella che ha prodotto il “mondo alla rovescia”.

L’Occidente è sempre più preda di uno strano morbo: quello dell’autolesionismo esistenziale. Al suo interno nascono gli stessi germi che lo infettano. Eco -ambientalismo, nazi-ecologismo con il suo seguito di “No Tutto”, pacifismo da indiani metropolitani suonati, panciafichismo, radical-chicchismo, ztl-ismo, armocromismo e chi più ne ha più ne metta. L’Occidente ha dei Valori, con la “V” maiuscola di cui ha cominciato a vergognarsi anni fa e che invece sono un faro per il mondo intero. La democrazia, la libertà, le regole, il progresso, la scienza, l’arte sono tutte manifestazioni di uno spirito costruttivo che il resto del mondo, purtroppo, non ha perché fermo ad ideologie medievali o peggio.

Una certa cultura fatta di sandali con dentro dita sudate poggiate sui corpi di ragazze uccise, di urla beduine, di barbe incolte e violenza, di veli e controveli sulle donne non solo non appartiene all’Occidente. Non la capiamo. Non la possiamo capire e tantomeno accettare in nome del relativismo culturale. Occorre difendere i valori della democrazia da chi vuole imporre regimi anti-umani sotto la protezione di una religione intollerante. I valori dell’Occidente hanno cambiato il mondo ma la democrazia e la libertà sono conquiste fragili che bisogna preservare e proteggere non solo dai nemici esterni ma anche da quelli –ben più pericolosi- interni. Sono pianticelle deboli che scimitarre scintillanti cercano di tagliare.

Un episodio personale mi colpì molto. Mi trovavo a Gerusalemme anni fa nella veste di Deputato e insieme ad altri colleghi fummo invitati a cena da una nota famiglia ebraica che ha espresso anche il rabbino di Roma.

Io per curiosità chiesi dei limiti di velocità in Israele. La nostra ospite ci disse che vigevano delle regole ristrettissime, sul modello di quelle statunitensi e che se uno le superava di poco finiva a processo direttissimo il giorno dopo. Mi colpì il fatto che nonostante la guerra ci fosse “un giudice a Gerusalemme”. Feci il paragone con il caos visto ad esempio sulle strade di Betlemme in Palestina e ne trassi le conseguenze. Israele aveva valori occidentali, gli stessi nostri. Per questo occorre che ognuno sia a casa sua e che ci siano due popoli in due stati. Ognuno ha l’entropia che si merita.

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