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Politica
La squadra-governo perde punti, l’allenatore-premier faccia dei cambiamenti
Giorgia Meloni e Matteo Piantedosi (Lapresse)

Dopo i casi Piantedosi e Valditara, la squadra-governo perde punti, come la Roma a Cremona. Meloni provveda a cambiare i ministri mediocri, per evitare altre "sconfitte"

Io credo che la sortita disumana sul naufragio e sui morti, nel mare di Cutro, del ministro Piantedosi -mentre il governatore della Calabria assentiva - abbia fatto rabbrividire anche qualche elettore del centrodestra. I ministri Guidone Crosetto e Raffaele Fitto, ex dc, come il compianto leghista Bobo Maroni, non avrebbero pronunciato quelle parole. Per l’esecutivo, le vicende del naufragio a Crotone e la sortita di Valditara possono essere accostate alla sconfitta subita a Cremona dalla Roma di Mourinho, nervoso e non convincente come i governanti finiti nella bufera.

In Italia, non esiste l’ENA, la fucina della élite della classe dirigente francese, dove si sono formati quattro Presidenti, ultimo Macron, e otto primi ministri. I prefetti, per salire in politica, frequentano, nel bel Paese, le segreterie dei ministri, per avvalersi dei loro sostegni. E pensano di compiacerli, esternando, come ha fatto il titolare del Viminale, dichiarazioni inopportune, che un politico accorto avrebbe evitato, non finendo in coda alla lunga lista dei ministri, di cui, in solo 4 mesi di governo Meloni, il Pd ha chiesto, vanamente, le dimissioni.

Tra una denuncia di fascismo e l’altra, tra reazioni di sdegno ed epiteti vari, quelli della sinistra hanno già chiesto, a varia intensità, le dimissioni di Pichetto Fratin, Delmastro, Donzelli, La Russa, Lollobrigida, Roccella e ora, appunto, anche di Valditara e Piantedosi. Con ironia, Salvatore Merlo ha scritto di “raffinata strategia dell’opposizione: chiedere le dimissioni di due ministri ‘fascisti’ al mese”. L’auspicio è che Schlein cambi, presto, strategia e ufficiali.

Al di là del caso-Piantedosi, quando una squadra, in questo caso il governo, comincia a perdere punti, l’allenatore-premier fa dei cambiamenti, per migliorarne il rendimento, delle riflessioni, anche autocritiche, sulla formazione schierata. Oppure continua, indifferente alle sconfitte, come fecero, in passato, i predecessori di Meloni, con risultati (eufemismo) non esaltanti. In tv, prima regola: parlare con chiarezza, dimostrando competenza, e in italiano (corretto), senza perdere la calma. Nella serata di ieri, dal fazioso bersaniano Floris, i rappresentanti della maggioranza non hanno convinto nè lo schierato uditorio, nè i telespettatori.

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