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Letta-Conte, rose ma anche spine. Il dialogo tra Pd e M5s tra stop and go

Letta-Conte, vigilia del primo incontro tra i due ex premier. Ecco i temi chiave sul tavolo

Letta-Conte, rose ma anche spine. Il dialogo tra Pd e M5s tra stop and go
Letta Conte
Enrico Letta e Giuseppe Conte. Quello di domani sarà l’incontro tra due leader politici – entrambi ex presidenti del Consiglio -, ma anche tra due professori. Il primo infatti è da poco tornato da Parigi dove ha diretto la Scuola di affari internazionali di Science Po, l’Istituto di studi politici dal quale si è dimesso proprio ascoltando il richiamo della politica. Il…

Enrico Letta e Giuseppe Conte. Quello di domani sarà l’incontro tra due leader politici – entrambi ex presidenti del Consiglio -, ma anche tra due professori. Il primo infatti è da poco tornato da Parigi dove ha diretto la Scuola di affari internazionali di Science Po, l’Istituto di studi politici dal quale si è dimesso proprio ascoltando il richiamo della politica. Il secondo, invece, insegnava all’università di Firenze alla quale pure è tornato ad avvicinarsi una volta conclusa la sua esperienza a palazzo Chigi. Salvo, poi, alla fine, tra Roma e Firenze, scegliere la Capitale. Tutti e due alle prese con la riorganizzazione dei loro partiti, il Pd e il Movimento cinque stelle. Entrambi destinati a lavorare insieme. Anche in prospettiva. E non solo per via del link governo Draghi.

Un discorso già avviato, in realtà, da Conte con la precedente segreteria. Sia l’avvocato di Volturara Appula che l’ex numero uno del Nazareno Nicola Zingaretti, infatti, avevano intrapreso un percorso chiaro con l’obiettivo di dar vita a un’alleanza strutturale tra dem, Cinque stelle e Leu. Ma l’allievo prediletto di Beniamino Andreatta non ha affatto azzerato il lavoro fatto fino ad ora. Tant’è che già il giorno del suo insediamento ha parlato di partito aperto, della necessità di spalancarne le porte e di costruire un campo di centrosinistra largo, guardando dunque anche al M5s. Parole che proprio l’ex inquilino di palazzo Chigi non aveva lasciato cadere, affidando subito ad un tweet i suoi auguri di buon lavoro a Letta: “Nel suo intervento – scriveva l’ex premier – ha indicato tanti obiettivi sui quali è assolutamente necessario il confronto e il comune impegno per il bene del paese”.

*BRPAGE*Ecco, il momento del confronto è arrivato. Un primo incontro durante il quale ciascuno metterà sul tavolo quelle che considera questioni chiave, ma che servirà pure per snocciolare i temi più divisivi.
“Se sulla questione del voto ai sedicenni, per esempio, difficilmente il segretario del Pd si troverà di fronte un muro – spiega un parlamentare democratico -, non sarà altrettanto facile trovare un punto di caduta sulla riforma della legge elettorale”. La preferenza di Letta per i sistemi maggioritari e per il Mattarellum quali sponde può trovare in Conte, con i Cinque stelle che tifano proporzionale? Qui la mediazione, in effetti, diventa difficile anche solo guardando all’iter della riforma in Commissione dove i lavori sono fermi al testo base di impianto proporzionale che è stato già votato. Paradossalmente, infatti, l’economista pisano troverebbe più assist nel centrodestra, a cominciare da Meloni e Salvini, che non nel campo pentastellato. Non sarà semplice, tanto per cominciare, vedersela con il deputato del Movimento Giuseppe Brescia che presiede la Affari costituzionali e che è custode convinto della faticosa intesa raggiunta.

Certo, se Letta tirerà fuori la questione del voto ai sedicenni potrà più agevolmente trovare orecchie attente da parte del leader in pectore del M5s. Si tratta di un tema condiviso con la galassia grillina. A ribadirlo è stato, tra l’altro, nei giorni scorsi, proprio Brescia. Non senza rilanciare, però, pure su un’altra riforma costituzionale che è già a metà del guado e cioè il voto ai diciottenni per il Senato. Più impervia, invece, la strada per lo Ius soli. E il futuro capo Cinque stelle lo sa. Nella sua forza politica prevale la convinzione che non possa essere una soluzione se non accompagnato da un percorso di integrazione, a partire dalla scuola.

*BRPAGE*Su che cosa, invece, potrebbe insistere l’ex premier del governo giallorosso durante l’incontro con il numero uno del Pd? “Quello che potrà chiedere al Partito democratico – ragiona una fonte autorevole del Movimento – sarà senza dubbio un impegno maggiore sui temi dell’ambientalismo che per noi sono prioritari”. Ma non è escluso neppure che affronti di petto i temi legati alla giustizia. Il M5s continuerà a difendere come sua ultima trincea le riforme targate Bonafede. Perché se lo Spazza-corrotti è ormai archiviato, sulla prescrizione continua ad esserci tanta brace che arde sotto la cenere. “Il famoso lodo Conte – riflette ancora la fonte – potrebbe essere la carta che vorrà giocare il nostro futuro leader. Nel Pd, tuttavia, su questi temi le sensibilità sono diverse e, quindi, non sarà facile trovare un punto di caduta”.

Così come non lo sarà quando i due ex presidenti del Consiglio affronteranno il nodo spinoso delle prossime amministrative. A cominciare dallo scoglio Raggi. Un capitolo sul quale, in effetti, l’avvocato pugliese potrà fare ben poco. I giochi qui sono per certi versi chiusi. E come se non bastasse sulla ricandidatura della sindaca c’è pure la benedizione di Beppe Grillo. Non così per Letta che ha, per esempio, potuto stoppare la fuga in avanti di Roberto Gualtieri nella corsa per il Campidoglio. Insomma, se in molte realtà che andranno al voto sarà possibile ritentare la strada di un accordo sulle candidature, per la Capitale forse i due leader potranno solo iniziare a ragionare di una eventuale intesa al ballottaggio tra Raggi e il candidato – non è escluso che sia Nicola Zingaretti – prescelto dal Pd.

*BRPAGE*Una cosa è certa: nel menù dell’incontro di domani, il piatto forte sarà Renzi. Tornando al perimetro largo di una futura coalizione, inevitabilmente, il convitato di pietra rimane lui. Se la politica, oltre che tattica e strategia, è anche cuore e sentimento, è abbastanza scontato pensare che né Conte e né Letta farebbero i salti di gioia a coinvolgere chi porta la firma della rottamazione dei loro rispettivi esecutivi. Forse, però, almeno per una volta, è stato lo stesso leader di Italia viva a toglierli dall’imbarazzo. Si è in qualche modo chiamato fuori da solo, lanciando il suo guanto di sfida al segretario del Pd sui contenuti e al tempo stesso mettendo in chiaro che Iv non sarà alleata né con i populisti e né con i sovranisti. Almeno su questo, insomma, il segretario Pd potrà fare a meno di tirare fuori il “cacciavite”…