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Politica
M5s, il nodo capogruppo alla Camera preoccupa Conte. Crippa o Baldino?
L'On.Baldino in una puntata di Tagadà su La7

M5s, Giuseppe Conte e la partita del capogruppo a Montecitorio

La vita da leader di partito non è una passeggiata di salute e Giuseppe Conte in questi pochi mesi alla guida del Movimento cinque stelle ne ha avuto più di un assaggio. Se a questo si aggiungono la legislatura agli sgoccioli e una base di eletti che è stata acefala per lungo tempo è chiaro quanto sia difficile prenderne le redini. Un’impresa che si fa ancora più ardua, poi, con la partita del Quirinale da gestire, soprattutto col rischio di voto anticipato che si porta dietro. A maggior ragione, in vista di questo appuntamento, diventa vitale stabilire un dialogo con i gruppi parlamentari e, quindi, sciogliere anche il nodo del capogruppo alla Camera. Un busillis che desta preoccupazioni dalle parti di via Campo Marzio, dove ha sede il quartier generale pentastellato. In teoria a un tiro di schioppo da Montecitorio, se non fosse per la distanza siderale tra Conte e Davide Crippa. Il presidente dei deputati Cinque stelle dovrebbe essere il vero ponte tra il leader e i parlamentari, “ma nella pratica, fino a ora, abbiamo assistito a diverse manovre finalizzate solo a delegittimare l’ex premier”, graffia una fonte parlamentare M5s. 

M5s, le chance di Crippa e l’appoggio dei dimaiani

Crippa, considerato vicino a Beppe Grillo, è in scadenza il prossimo 12 dicembre ed è pronto a ricandidarsi. “Qui c’entrano poco i rapporti con Beppe - continua la fonte con Affari -. La verità è che sin dall’inizio Crippa non ha fatto niente per avvicinare il gruppo a Conte, già da quando si stavano definendo le regole per il nuovo corso”. La stessa comunicazione di riservare lo spazio nei tg esclusivamente ai vicepresidenti “è per esempio la prova di una vicenda gestita male, veicolandola per direttissima alla stampa - punta l’indice il deputato-. Se Crippa avesse chiesto dettagli e spiegazioni, magari non sarebbe passato un messaggio fuorviante. Ci voleva così tanto a capire che quell’indirizzo era finalizzato soltanto a dare spazio e visibilità ai nuovi nominati?”.

Non solo, ma tra le fila stellate c’è pure chi sottolinea col nostro giornale come “anche sulle riunioni tematiche con Conte, l’attuale capogruppo non abbia dimostrato tutto questo entusiasmo”. Insomma, “l’attuale capogruppo ha uno scopo chiaro e lavora solo a quello: ergersi ad alto garante dell’indipendenza del Gruppo”. La corda giusta da toccare effettivamente di fronte a truppe che ormai sono del tutto disabituate a seguire una linea per spirito di partito. Di sicuro, quindi, come raccontano a Palazzo, proprio insistendo su questo tasto ha più di una chance per essere rieletto. “Se a questo si aggiungono i voti della pattuglia dei dimaiani, poi, queste possibilità aumentano”, continuano. Ma perché Di Maio, dopo aver incassato l’elezione della Castellone al Senato, dovrebbe mettere il becco pure sull’elezione del capogruppo alla Camera, visto che Crippa casomai è considerato vicino a Grillo? “Di Maio gioca la sua partita - spiega la fonte -. Sarà per mera vanità o per una postuma rivalsa, già poter dimostrare che alla fine della fiera il Movimento ha avuto un solo capo politico in grado di guidarlo e che questo capo è stato lui mi sembra una motivazione sufficiente. Non fa niente poi se Crippa finisce per fare la figura dell’utile idiota”.

M5s, l’outsider Vittoria Baldino che può sparigliare i giochi

I giochi però non sono ancora fatti. Non è del tutto escluso, infatti, che a fare la guastafeste sia Vittoria Baldino. La deputata calabrese, due volte capogruppo in commissione Affari costituzionali, non ha sciolto la riserva, ma ci sta pensando. Certo non avrebbe truppe cammellate alle spalle, "ma soprattutto - racconta ad Affari chi la conosce da vicino - non è da escludere neppure che si stia tentando di cucirle addosso l’etichetta di ‘candidata dall’alto’ proprio per affossarla”.
Segno allora che la presidenza è contendibile? Può darsi. A suo favore, intanto, giocano due elementi: da un lato la recente elezione proprio di Castellone al Senato - e quindi la mancata riconferma dell’uscente Licheri – e dall’altro, naturalmente, il fatto che sia donna.

 

 

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