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Magistrati in carcere per 15 giorni. E poi magari anche una bella rivolta...
Magistratura

E facciamo le cose perbene: per capire cos’è la tossicodipendenza, spariamogli in vena diverse dosi di eroina e, la sera, gli somministriamo un paio di piste di cocaina: così imparano. Sembra un panorama distopico ma è l’Italia del 2024

 

E così, mentre la corruzione costa all’economia dei paesi europei oltre 900 miliardi di euro l’anno e a quella italiana almeno 237 miliardi, pari a circa il 13 per cento del Pil, secondo una recente ricerca internazionale (del centro Rand), e mentre «La classifica degli Stati membri sullo stato di diritto, contenuta nell’ultimo rapporto dell’European Court of Auditors, la Corte dei conti europea, vede il nostro Paese in una posizione ancora troppo arretrata» come dice il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Busia, ricordando che dal rapporto 2023 sulle attività della Procura europea (Eppo), «l’Italia risulta il Paese con il valore più alto in termini di danni finanziari al bilancio dell’Ue stimati a seguito di frodi e malversazioni», i nostri specchiati politici che fanno?

Vogliono "spegnere" le microspie delle inchieste sulla corruzione tanto che l'ordine del giorno presentato da Enrico Costa (Azione), che chiede all'esecutivo di legiferare il prima possibile per regolamentare l'uso dei trojan, viene accolto con un entusiastico parere favorevole della maggioranza.

A nessuno importa se in Germania un ministro della Difesa si dimette per aver copiato la sua tesi di laurea e, successivamente, anche un ministro per la famiglia lo imita per ragioni analoghe.

Noi siamo più furbi: c’è, addirittura, chi prova a farsi eleggere anche se pregiudicato per concorso esterno in associazione mafiosa, e chi, da eletto, non si dimette nemmeno se rinviato a giudizio per furto o per corruzione.

Presto, per garantire i nostri “colletti bianchi” ed evitare che si macchino di sudore per la paura di finire in galera, si penserà anche a depenalizzare il taccheggio, così tutti potranno portarsi a casa gratis un costoso profumo dal duty-free dell’aeroporto, senza guardarsi furtivamente intorno per timore delle telecamere.

Ma i nostri adorabili politici non si accontentano.

Adesso c’è un prezioso e lungimirante disegno di legge secondo cui i magistrati in tirocinio dovranno svolgere un’esperienza formativa in carcere di quindici giorni, compreso il pernottamento in cella.

Insomma, 15 giorni di reclusione per i magistrati, così questi sciagurati imparano a fare quel concorso invece di candidarsi in qualche lista elettorale; così imparano a rompere le scatole ai “colletti bianchi” mandandoli in carcere come i normali cittadini.

Anzi, affinché capiscano meglio l’antifona, sarebbe bene implementare il disegno di legge in questione: prima della traduzione in carcere, una bella perquisizione domiciliare alle 5 di mattina e poi delle luccicanti manette ai polsi, per sperimentare che significa per un politico patire il ludibrio solo per qualche milionata di euro sottratta. Poi, andrebbe organizzata una bella rivolta in carcere, in tal modo -sempre per finalità formative- il magistrato potrebbe sperimentare (sempre tutto organizzato, ovviamente) una bella coltellata nella pancia: così capisce cos’è la detenzione.

E facciamo le cose perbene: per capire cos’è la tossicodipendenza, spariamogli in vena diverse dosi di eroina e, la sera, gli somministriamo un paio di piste di cocaina: così imparano.

Sembra un panorama distopico ma è l’Italia del 2024.

Nessuno, neppure nella maggioranza della maggioranza, ricorda le parole di Giorgio Almirante «Un ladro va messo in galera. Se il ladro è uno dei nostri deve avere l’ergastolo». Alla sua morte, Indro Montanelli scrisse «Se ne è andato l’unico italiano a cui si poteva stringere la mano senza paura di sporcarsi».

E in pochi, per ora, canticchiamo ancora i versi di Franco Battiato che, nel 1991, scriveva:

«Povera patria

Schiacciata dagli abusi del potere

Di gente infame, che non sa cos'è il pudore

Si credono potenti e gli va bene quello che fanno

E tutto gli appartiene».

 

 






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