"Moody's confermerà il rating". Palazzo Chigi e Mef ottimisti. Inside - Affaritaliani.it

Politica

"Moody's confermerà il rating". Palazzo Chigi e Mef ottimisti. Inside

Di Alberto Maggi

Il governo non si aspetta un terremoto venerdì 17 dalla principale agenzia di rating

Borghi (Lega): "Se tutti hanno confermato non si capisce perché dagli stessi dati (migliori delle previsioni passate) uno non dovrebbe confermare"

 

Tanto tuonò che non piovve. Almeno, così si spera nel governo. Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, a Palazzo Chigi e la ministero dell'Economia sono "molto fiduciosi" sul fatto che dopo le valutazioni di S&p, Dbrs e Fitch anche da Moody's - il cui giudizio sul debito dell'Italia è atteso per venerdì 17 novembre a mercati chiusi - non arriverà alcun terremoto. Il Paese, infatti, al giudizio con ‘outlook negativo’ e l’attuale valutazione Baa3 è appena sopra la soglia del cosiddetto investment grade, livello per investire. Sotto si scende a Junk (spazzatura) con gravi ripercussioni sui titoli di Stato e sugli interessi da pagare alla scadenza dei bond.

A tenere le fila con le agenzie di rating, è toccato al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti già durante l’ultima sessione dei lavori del Fondo Monetario Internazionale. Le prime tre valutazioni, fatte rispettivamente da S&p, Dbrs e Fitch hanno lasciato immutato il rating e anche l’outlook, cioè le prospettive, sul debito sovrano dell’Italia, nonostante il rallentamento dell’economia evidenziato nei diversi report. Fitch ha anche sottolineato che l’esecutivo a guida Meloni può contare su una “maggioranza parlamentare più stabile di precedenti amministrazioni” anche se si trova ad affrontare “una notevole pressione politica affinché mantenga maggiormente i suoi impegni elettorali”. E proprio su questo passaggio fanno leva il ministro Adolfo Urso e altri esponenti della maggioranza sottolineando come sia riconosciuta la solidità dell’economia e della coalizione che regge l’esecutivo.

Sullo sfondo, una legge di Bilancio presentata come prudente nei numeri, pensata e limata nei dettagli per evitare che alcune delle poste di maggior rilievo – come quella delle pensioni – possano incidere sui conti. Proprio in quest’ottica, è arrivato da parte del governo “l’invito” alla maggioranza che lo sostiene di non presentare emendamenti alla manovra, con l’obiettivo di mantenere immutati i saldi oltre che evitare scivoloni su capitoli spinosi, come quello – ad esempio – del superbonus che ha un considerevole impatto sul debito.

Il capogruppo della Lega in Commissione Bilancio al Senato, Claudio Borghi, spiega ad Affaritaliani.it: "Se tutti hanno confermato non si capisce perché dagli stessi dati (migliori delle previsioni passate) uno non dovrebbe confermare". Ed è proprio questo il sentiment che si respira a Chigi e al Mef. Alla fine non ci sarà il terremoto Moody's, salvo ovviamente inattesi colpi di scena. Politicamente sarebbe un colpaccio per la premier Giorgia Meloni e per il Centrodestra, pronto ad attaccare i "gufi" di Pd e M5S come è già accaduto con le altre agenzie di rating.

Fonti della maggioranza spiegano che se fosse confermato il sentiment, con la conferma del rating da parte di Moody's, si aprirebbe la prospettiva - andamento economico permettendo e sempre con la variabile Bce - per nuovi interventi sul lato della riduzione della pressione fiscale già nel 2024. Ad esempio, ma sono solo ipotesi al momento, un miglioramento dei conti potrebbe portare a un taglio dell'Iva su alcuni prodotti, beni di prima necessità, o un taglio delle accise sui carburanti. Oppure un allargamento della platea che beneficiano della riduzione del taglio del cuneo fiscale o anche un provvedimento a favore delle pensioni medio-basse. Per ora si attende Moody's, con grande "ottimismo" da parte dei massimi vertici dell'esecutivo, Chigi e Mef in testa.