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Politica
No Tav, Torino-Lione il no dei francesi: “Smettetela di devastare la montagna”
Tunnel Torino Lione

No Tav, Torino-Lione. Altri fondi devono arrivare dalla UE, ma arriveranno mai?

Non è dall’Italia che arriva il blocco vero alla tratta ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, ma dalla Francia. Il sindaco di Lione, Grégory Doucet, esponente dei Verdi molto stimato, ha firmato un appello per chiedere lo stop dell’intervento. Il testo è sottoscritto da almeno 150 personalità tra ecologisti, sindacalisti, parlamentari (una cinquantina) ed europarlamentari francesi. Doucet fece scalpore all’insediamento annunciando la scelta di ridursi di 1.000 euro l’indennità di sindaco, da 8.500 a 7.500 euro lordi al mese, al fine di aumentare senza ricorrere a più soldi pubblici le indennità di alcuni consiglieri comunali delegati (da 2.300 a 2.700 euro lordi al mese).

“In un momento in cui bisogna fare di tutto per limitare il riscaldamento globale e rafforzare l'indipendenza del nostro Paese”, scrivono i firmatari, “in un momento in cui mancano medicinali e prodotti alimentari importati dall'altra parte del mondo, in un momento in cui il governo afferma di non avere i soldi per sanità e per gli ospedali, in un momento in cui i treni quotidiani sono in pessime condizioni e le infrastrutture ferroviarie non sono o sono mantenute in modo insufficiente, chiediamo lo stop al progetto Lione-Torino che ha come unica logica quella di trasportare sempre più merci sempre più lontano e di mantenere questo culto energivoro e distruttivo”. Quel denaro va reinvestito in treni esistenti.

E prosegue un atto di accusa durissimo, pubblicato sul media indipendente Reporterre.net, dove vengono elencati i danni arrecati dall’opera al territorio: aver moltiplicato per 5 il numero di treni merci tra Francia e Italia; aver aperto al traffico stradale il tunnel di sicurezza nel Fréjus, rimangiandosi la parola data di non farlo; aver dirottato 200 milioni di euro destinati alla ferrovia nelle Alpi per finanziare il traforo stradale del Fréjus; non aver tolto un camion dalla strada quando la linea ferroviaria esistente lo consente e la strada è più costosa del 30% rispetto al servizio ferroviario; aver prosciugano le sorgenti della zona, drenato le acque sotterranee e tagliato ettari di foresta nella zona Maurienne; aver distrutto terreni agricoli per impianti di cemento, aver costruito cave solo per realizzare la tratta Torino-Lione.

Negli occhi dei lettori è rimasto vivo il ricordo degli scontri negli anni sul versante italiano tra manifestanti italiani e polizia, ma gli eventi di protesta sono continuati anche sul fronte francese. Ancora in questo autunno è stata organizzata una grande manifestazione contro il progetto a Villarodin-Bourget, evento in cui si denunciava il costo astronomico dell’opera e la siccità causata dai lavori.

“Finché il traffico merci su rotaia tra Francia e Italia non sarà riavviato non si dovrà abbattere un albero, non si dovrà artificializzare un metro quadrato di terreno agricolo e non si dovrà drenare un metro cubo d’acqua… L'ambiente, i terreni agricoli, le acque sotterranee e il denaro pubblico devono essere preservati!”, scrivono gli appellanti.

I sottoscrittori propongono di migliorare le linee esistenti e tra queste “la capacità delle linee tra Aix-les-Bains e Annecy, la Roche-sur-Foron e Saint-Gervais e tra Saint-André-le-Gaz e Chambéry per ridurre il traffico stradale e aumentare il trasporto giornaliero di viaggiatori”.

Dell’opera sono stati ad oggi completati solo il 19% dei lavori per 115 chilometri totali. Altre risorse economiche per realizzare il progetto devono arrivare dalla UE. Ma non è detto che il tutto vada in porto, tanto meno ora che la Francia vede le proteste sollevarsi tra i sindaci ambientalisti.

 

 

 

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